Alimentazione nelle donne con Sensibilità Ambientale

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Breve recensione a cura di A.M.I.C.A. di uno studio di N.T. Glenville e P.E. Crewley.

Un recente studio di N.T. Glenville e P.E. Crawley, pubblicato con il titolo “Dietary practices of women diagnosed with environmental sensitività sul Can J Diet Pract Res, 2005 Winter, 66(4): 256-9), mette in evidenza che la sensibilità ambientale porta ad avere uno squilibrio nutrizionale.

I medici del Dipartimento di Nutrizione Umana Applicata dell’Università del Mount Saint Vincent di Halifax in Canada hanno valutato la qualità e l’adeguatezza dell’alimentazione di 12 donne della Nuova Scozia tra i 37 e i 50 anni con diagnosi di Sensibilità Ambientale. Poiché evitare certi cibi è parte essenziale del trattamento della Sensibilità Ambientale, era di particolare importanza stabilire se l’assunzione di sostanze nutritive fosse sufficiente, confrontandole con le Linee Guida Nazionali.

Le sostanze risultate più carenti erano l’acido folico, la vitamina B12, B6 e il magnesio. Solo una donna aveva un’assunzione di calcio superiore a quella indicata. Quando la qualità della dieta è stata valutata usando l’indice della Salute Alimentare, la maggioranza delle donne (75%) rientrava nella categoria di coloro che hanno una “necessità di miglioramento dell’alimentanzione”, mostrando alcune carenze di nutrienti. I punteggi piu’ bassi riguardavano l’assunzione di latte e la varietà dell’alimentazione. Le donne del campione, inoltre, consumavano pochissimi alimenti della categoria “altri cibi” che, nelle Linee Guida indicano cibi che contengono soprattutto zuccheri e grassi.

I medici hanno concluso, perciò, che le donne con diagnosi di Sensibilità Chimica trarrebbero beneficio da una consulenza su come variare l’alimentazione, cosa che migliorerebbe l’assunzione di nutrienti e, in particolare, di calcio.

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