Avevamo ragione: la celiachia si può diagnosticare anche senza biopsia ed il colon irritabile non esiste!

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Contrastati da molti Colleghi “tradizionalisti” oggi finalmente i maggiori Organismi mondiali istituzionali ci danno ragione.

Quante sofferenze si sarebbero potute evitare se ci si fosse basati sugli esami clinici che da anni rappresentano un considerevole aiuto per la diagnosi della celiachia ed, in ogni caso, delle patologie da glutine e sulla medicina basata sull’Evidenza (EBM), riconosciuta anche dall’Organizzazione Mondiale per la sanità (OMS). Infatti questa complessa proteina del grano e di altre graminacee alimentari non provoca soltanto celiachia ma anche sensibilità non celiaca al glutine la quale costituisce un disturbo molto più frequente della celiachia che interessa vari organi e apparati.

C’è quindi un sostanziale cambiamento nel percorso diagnostico della malattia celiaca il cui “parto” è avvenuto dopo una gestazione di circa 20 anni! Le linee guida congiunte delle due maggiori società scientifiche europea (ESPGHAN) e americana (NASPGHAN) di gastroenterologia pediatrica hanno stabilito che oggi è possibile concludere una diagnosi di celiachia, in determinati casi e condizioni, senza necessariamente sottoporre il soggetto alla biopsia intestinale la cui evidenza ha costituito l’elemento primario per diagnosticare questa patologia, causata della deriva trofica dell’uomo che è comparsa quando i nostri antenati da erratici sono divenuti stanziali e quindi coltivatori e allevatori (ed in questo caso entra in gioco anche la caseina).

L’introduzione del glutine nello stile alimentare umano e la quantità sempre più crescente di questa complessa proteina hanno determinato il diffondersi dei disturbi da glutine che oltre alla celiachia comprendono una complessa e variegata sintomatologia che consiste in coliti, aftosi orale ricorrente, insonnia, onicodistrofia (unghie fragili), effluvio (caduta di capelli), debolezza, cefalea, dermatiti molto pruriginose, etc. Presso l’Istituto I.R.M.A. sono stati messi a punto una serie di esami che consentono di caratterizzare il cosiddetto colon irritabile la cui origine è spesso autoimmune. Si tratta degli anticorpi anti leucociti che comprendono: anticorpi anti PR3, MPO, BPI, Elastasi, Catepsina G, Lisozima e Lattoferrina. Il cosiddetto “colon irritatile” è quindi da inquadrarsi nel novero delle coliti autoinfiammatorie che rappresentano il primo movens della sintomatologia per cui è evidente che in un colon infiammato qualsiasi alimento provochi disturbi e accentui la disbiosi che sempre accompagna l’infiammazione intestinale. Ecco spiegata la grande proliferazione dei test per le intolleranze alimentari, costosi esami del tutto inutili che spesso causano seri problemi per impostazioni di stili alimentari errati e squilibrati. Tuttavia l’appetito speculatorio è grande ed in molti ci cascano. Chiarisco comunque che l’unico esame per le intolleranze alimentari, riconosciuto valido dalla comunità scientifica, è la ricerca delle IgG specifiche che comunque andrebbe interpretato dal medico nel contesto clinico generale e di medicina di laboratorio specialistica…. È dirimente citare una barzelletta dell’attore comico Enrico Guarnieri relativa ad un soggetto che dove si toccava aveva forte dolore quando poi a constatare che aveva il dito rotto! E chiaro che se il colon è infiammato il transito del bolo alimentare provoca disturbi; ma non è l’alimento, bensì il colon infiammato cui consegue sempre una disbiosi, ovvero un’alterazione della flora intestinale (microbioma) e una diminuzione della lattasi (che non consente di digerire il lattosio) ed ecco la classica sintomatologia che ben conosciamo.

Ci gratifica molto la constatazione di essere gli unici in Sicilia ad effettuare questi esami che, insieme a molti altri specialistici, come ad esempio la sieroamiloide A, ci hanno consentito di risolvere centinaia di casi di disturbi alimentari in tanti assistiti del S.S.R. provenienti da tutte la province siciliane. In primis dobbiamo ringraziare gli acesi che hanno avuto fiducia verso questo istituto clinico-diagnostico che oggi costituisce un importante riferimento per la diagnosi delle allergie, dei disturbi alimentari e soprattutto della Sindrome da ipersensibilità chimica multipla (MCS) con oltre 140 casi trattati presso il poliambulatorio dell’I.R.M.A. diretto egregiamente dalla Dott.ssa Maria Bruccheri, specialista in Genetica Medica.

Giovanni Tringali, direttore scientifico dell’I.R.M.A. di Acireale

Per saperne di più sugli anticorpi anti-leucociti:

Proteinasi 3: Gli autoanticorpi diretti contro la PR3 sono specifici marcatori sierologici per la diagnosi delle granulomatosi di Wegener (specificità: fase iniziale 50%. fase generalizzata > 90%). Inoltre esiste una correlazione tra la concentrazione degli autoanticorpi e l’attività della malattia.

Mieloperossidasi; La mieloperossidasi, inizialmente chiamata “verdoperossidasi” a causa del colore verde tipico del pus e dell’attività di catalizzare le reazioni delle perossidasi. E’ il maggior antìgene p-ANCA è. La presenza di autoanticorpi anti-MPO si ha nelle nefriti progressive rapide, nel 70-90% dei pazienti con gravi lesioni renali, sindrome di Churg-Strauss (CSS), poliangìti microscopiche (MPA) ed altre vasculiti. La concentrazione degli autoanticorpi correla con l’attività dell’MPA caratterizzata da manifestazioni cliniche (al contrario della WG) non granulomatose di polmoni, reni e tratto respiratorio. Questi autoanticorpi hanno, in contrasto con l’alta specificità degli anticorpi PR3 per WG, una minor specificità del 60% nella diagnosi di MPA. L’assenza di autoanticorpi anti-MPO e PR3, con ANA positivi è usata come diagnosi differenziale tra AAV e LES inducente vasculiti.

BPI: La proteina battericida permeabilizzante (BPI) è localizzata nella membrana di granulociti polimorfonucleati e monociti (c-ANCA). Essa ha un’elevata affinità ai lipopolisaccaridi e quindi lega inattivandole le esotossine batteriche dei Gram-positivi. La BPI viene scissa e quindi inattivata dall’elastasi o da altre proteasi serine. Gli autoanticorpi anti-BPI sono presenti nelle malattie croniche infettive intestinali, quali il Morbo di Crohn o le coliti ulcerose. Contrariamente agli autoanticorpi anti-MPO e anti-PR3, gli anticorpi anti-BPI non si associano a vasculiti.

Elastasi: si tratta di un enzima che partecipa alla distruzione dei tessuti connessa all’enfisema e all’artrite reumatoide. Gli autoanticorpi diretti contro questo antigene sono generalmente associati a disordini reumatici infiammatori, per esempio artrite reumatoide e vasculiti.

Catepsina G: La catepsina G è una proteasi serina intracellulare localizzata nei lisosomi in particolare delle cellule di milza, fegato e rene. Partecipa in gran parte alla distruzione dei tessuti ossei con la sua proprietà idrolitica. Gli autoanticorpi contro la catepsina G ricorrono principalmente nelle collagenosi e altre malattie infiammatorie reumatiche, come ad esempio lupus, Sindrome dì Sjógren, Sindrome di Felty e patologie infiammatorie del colon.

Lisozima: Nel 1922, il lisozima fu accidentalmente scoperto da Alexander Fleming. Si tratta di una glicosidasi localizzata sia nei granuli azzurrofìli sia nei granuli specifici dei neutrofili e nel liquido extra cellulare come lacrime e saliva, dove utilizza la sua attività antibatterica. Il lisozima appartiene agli pANCA e gli autoanticorpi diretti contro il lisozima sono correlati a vasculiti e malattie infiammatorie dell’intestino, quali le coliti ulcerose.

Lattoferrina: La lattoferrina (LF) è una proteina che lega il ferro presente in alte concentrazioni nelle secrezioni delle mucose, nelle lacrime e nel latte. Essa si trova localizzata anche nei granuli dei globuli bianchi polimorfonucleati (PMN) e viene liberata da essi a seguito della loro attivazione. Per tale motivo i livelli sierici di lattoferrina aumentano durante le infiammazioni acute. L’effetto anti-batterico della lattoferrina dipende dalla sua capacità ferro-legante, perché la maggior parte dei batteri richiedono ferro per le loro esigenze metaboliche. Inoltre la lattoferrina inibisce la mielopoiesi, previene l’attivazione del complemento e la formazione di idrossi-radicali e induce la secrezione di IgA, come fattore anti-flogistico di difesa non specifica sulle superfici delle mucose. LF appartiene ai pANCA, grazie alla ridistribuzione dai granuli attraverso il nucleo dopo fissazione con etanolo ed in tal senso rappresenta un artefatto di tecnica. Gli autoanticorpi diretti contro la Lattoferrina si trovano frequentemente in pazienti affetti da vasculiti reumatoidi (RV). coliti ulcerose (CU) e colangiti sclerotiche primarie (PSC).

fonte: http://www.irma-srl.it/home/news/avevamo-ragione-la-celiachia-si-puo-diagnosticare-anche-senza-biopsia-ed-il-colon-irritabile-non-esiste

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