Differenza tra allergia e sensibilità

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Grace Ziem DR.P.H.
Traduzione dall’inglese a cura di A.M.I.C.A.

http://www.mcsbeaconofhope.com/drziemalrg.html

Le allergie sono state definite dai medici come reazioni ad alcune sostanze attraverso la formazione di anticorpi ad azione rapida, noti come IgE, ovvero immunoglobuline E.

Individui che manifestano allergie verso sostanze come muffe, pollini, piume o polvere, hanno spesso questo tipo di reazione. Le muffe, infatti, rilasciano composti volatili organici, che sono simili a quelli presenti negli edifici malati, e tali situazioni ambientali possono anche causare reazioni a muffe che non sono ciò che i medici descrivono come una vera allergia. Le muffe possono rilasciare micotossine, che causano una reazione di tipo tossico, che non è un’allergia. Un individuo può reagire, ovviamente, alle muffe con una combinazione di questi tipi di reazioni.

Ci sono anche certe sostanze chimiche che inducono alla produzione di anticorpi IgE e, infatti, queste sostanze sono considerate allergeni chimici. Esempi di questo tipo comprendono formaldeide, isocianati e un numero limitato di sostanze chimiche. La formaldeide e gli isocianati sono anche sostanze fortemente irritanti e possono irritare il tratto respiratorio senza una vera reazione allergica, cioè senza la produzione di IgE. Gli anticorpi IgE si formano in modo caratteristico in risposta ad una particolare sostanza o gruppo di sostanze. Per esempio, ci sono gli isocianati che hanno una struttura chimica simile. Una persona che ha sviluppato anticorpi IgE verso un isocianato può anche avere una reazione con IgE verso altri isocianati. 

Tuttavia, molte sostanze chimiche non coinvolgono la produzione di IgE e, perciò, non sono strettamente un’allergia. Individui che sono diventati malati cronici, o che hanno sintomi frequenti in presenza di vari inquinanti chimici, spesso mostrano una maggiore infiammazione delle vie respiratorie.

Le sostanze chimiche irritanti possono esacerbare tale infiammazione, causando una reazione con vari sintomi, che non è un’allergia perché non comporta la produzione di anticorpi. Questo non rende tale reazione meno seria o meno reale, ma significa semplicemente che il corpo reagisce in un modo diverso. Virtualmente tutte le sostanze petrolchimiche sono irritanti. Ci sono anche altre sostanze chimiche, non derivate dal petrolio o dal carbone, che sono irritanti. Esempi di questo tipo sono il cloro, i prodotti contenenti cloro e l’ammoniaca.

Bisogna ricordare che non c’è alcuna barriera tra il naso e il cervello. Poiché il nervo olfattivo, responsabile della individuazione degli odori, è di fatto una estensione diretta del cervello, con delle diramazioni che terminano sulla superficie interna del naso.

Diversi studi hanno documentato che le sostanze chimiche e persino i metalli tossici sono in grado di entrare nel cervello, passando lungo il nervo olfattivo. Perciò, il concetto secondo il quale la barriera emato-encefalica aiuta a limitare l’ingresso delle sostanze nel cervello, non si applica quando le sostanze chimiche sono respirate attraverso il naso. Questa è una delle ragioni per cui le reazioni avvengono così rapidamente.

Ci sono altri modi in cui una persona reagisce alle sostanze chimiche. Il sistema detossificante può essere danneggiato, talvolta su base genetica, ma più spesso a causa di esposizioni tossiche passate, l’individuo può avere più difficoltà a disintossicarsi. Questo può produrre in tali soggetti reazioni a dosi che non rappresenterebbero un problema per persone con sistemi normali di disintossicazione.

Bisogna ricordare, inoltre, che la maggior parte dei principi farmaceutici derivano da sostanze petrolchimiche, che devono essere disintossicati dal corpo, usando i sistemi di metabolizzazione. Perciò, un individuo con un danno a tali sistemi può avere più difficoltà a tollerare i farmaci, specialmente quelli che impiegano un percorso di metabolizzazione danneggiato (per esempio, a causa di una esposizione chimica passata di rilevante entità).

L’esposizione tossica a certe sostanze chimiche può causare una reazione immunitaria ritardata, che non è un’allergia perché non coinvolge le IgE, ma coinvolge comunque il sistema immunitario. Questo è un altro meccanismo della intolleranza chimica, che è documentato scientificamente: il processo di sensibilizzazione che coinvolge il cervello, definito “sensibilizzazione neuronale”. Questa rende il cervello più suscettibile alle esposizioni tossiche. Alcuni individui possono anche avere alterazioni cerebrali, definite dagli scienziati come kindling (progressiva facilitazione della corteccia alla soglia convulsiva) o quasi kindling. Queste comportano una risposta con convulsioni o con un’attività simile a convulsioni, successivamente ad un’esposizione a sostanze chimiche.

É stato anche dimostrato che gli individui che hanno avuto una esposizione tossica possono avere un afflusso di sangue ridotto a livello cerebrale. In questi casi si può sviluppare una difficoltà cronica nello svolgere attività pesanti, nella memoria, nella concentrazione e in altre funzioni cerebrali. Studi di provocazione hanno dimostrato che individui di questo tipo hanno un significativo ulteriore calo del flusso del sangue al cervello, quando subiscono modeste esposizioni, come l’inalazione di un profumo, di un deodorante ambientale o di altre sostanze che sono note, storicamente, per rendere malati individui con intolleranze chimiche, talvolta definiti come ipersensibili alle sostanze chimiche.

Il meccanismo della intolleranza chimica può causare reazioni relativamente rapide a inquinanti, talvolta solo reazioni ritardate e spesso reazioni con certi sintomi che si presentano immediatamente ed altri che si sviluppano tardivamente. Per esempio, un individuo può avere, come sintomi immediati, un mal di testa e/o un’irritazione del naso, della gola, o dei polmoni. Tale infiammazione può poi determinare il rilascio nel sangue di sostanze responsabili dell’aumento della stanchezza e del dolore, che sono spesso gli effetti più ritardati di un’esposizione. É importante che si comprenda che le intolleranze chimiche sono un problema medico reale, che è stato validato da una quantità significativa di studi scientifici e ricerche.

Numerosi studi confermano che la riduzione delle esposizioni ambientali (che includono abbandonare l’area quando si presentano i sintomi, ma non solo questo) è importante per un benessere di lungo periodo. Ci sono quattro studi nella letteratura medica che confermano che la riduzione per un lungo periodo delle esposizioni è un fattore essenziale nella cura di pazienti che hanno sviluppato la sensibilità chimica.

Il dottor Michael Lax (1), un esperto di medicina occupazionale, ha riportato che i suoi pazienti che seguivano i controlli ambientali stavano molto meglio di quelli che non ne seguivano di adeguati.

Un sondaggio dell’Università DePaul (2) su 305 persone chimicamente sensibili, ha scoperto che queste avevano un grandissimo beneficio dai controlli ambientali e dalla riduzione delle esposizioni, piuttosto che da qualsiasi altra forma di trattamento. Ha scoperto, poi, che l’uso di tranquillanti era meno efficace della meditazione e della preghiera.

Il terzo studio, condotto dal dottor Leonard Jason, ha evidenziato che individui chimicamente sensibili, che vivevano in abitazioni relativamente non tossiche, avevano una migliore salute a lungo termine di quelli che non avevano adeguati controlli ambientali nelle loro case. Ciò avviene, perché, una volta che si è sviluppata la sensibilità chimica, questa può essere esacerbata da esposizioni sul lavoro, a casa o altrove.

Un quarto studio su 206 partecipanti chimicamente ipersensibili, della dott.ssa Miller e colleghi (4), ha scoperto che la riduzione delle esposizioni alle sostanze chimiche era di giovamento per il 71% del campione; mentre solo il 17% dei pazienti che si erano sottoposti a trattamenti/servizi psicologici e psichiatrici li hanno trovati di grandi aiuto.

La dottoressa Grace Ziem laureata con un Master in Salute Pubblica alla Johns Hopkins University (1971) e con un Master in Scienza e Dottorato di Salute Pubblica alla Harvard University (1975), si occupa da quasi 40 anni di tossicologia, medicina del lavoro, igiene industriale, epidemiologia ambientale e del lavoro. Ha insegnato medicina alla University of Maryland , School of Medicine e politiche dei salute ambientale alla Johns Hopkins Scholl of Public Health. E’ stata consulente per l’OSHA del Maryland, per il Dipartimento di Salute dello Stato del New Jersey, per il Dipartimento dell’Ambiente del Maryland, per l’OMS, per il Congresso degli Stati Uniti, per l’Accademia Nazionale delle Scienze, per l’Agenzia di Protezione Ambientale (EPA), per l’Agenzia del Registro delle Sostanze Tossiche e delle Malattie, per il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, per il Dipartimento dei Servizi Sanitari dello Stato della California, per l’Associazione Americana di Malattie Polmonari e per altre Agenzie. Maggiori informazioni sul suo sito http://www.chemicalinjury.net

Bibliografia

  1. MB Lax, PK Hennemberg, “Patients with Multiple Chemical Sensitivities in an Occupational Health Clinic: Presentation and followup”, Arch. Env. Health 50:425-431, 1995.
  2. Treatament efficacy, a survey of 305 MCS patients, “The CFIDS chronicle Winter”, 1996, pp. 52-53.
  3. T.H. Davis, L.A. Jason, and M.A. Danghart, “The effect of Housing on Individuals With Multiple Chemical Sensitivities”, Arch. Environ. Health, 50:425-431, 1995.
  4. C.S. Miller “Multiple chemical sensitivity Syndrome”, J. Occup. Env. Med. 37: 1323, 1995.
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