Ricercatori e ONG stroncano i piani di finanziamento per la Ricerca della Commissione Europea.

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29 giugno 2011 – In una lettera aperta inviata oggi al Presidente e ai Membri della Commissione Europea, nonché al Parlamento Europeo e agli Stati Membri dell’UE, la società civile e le organizzazioni di ricerca in tutta Europa avvertono che le bozze di proposte della Commissione per il prossimo quadro di finanziamenti sulla Ricerca (2014-2020) non si indirizzano verso le vere sfide che la società Europea si trova ad affrontare e chiedono una agenda di ricerca guidata dalle necessità della società e dell’ambiente anziché da quelle del grande business.

Oggi, la Commissione Europea ha svelato la sua proposta di budget per il post-2013, il Quadro Finanziario Pluriennale, che mostra una grande spinta per il prossimo programma di finanziamento per la ricerca dell’UE. Ci si aspetta che questo nuovo programma abbia un budget di circa 100 miliardi di euro, circa il doppio di quello dell’attuale programma quadro (PQ7) che dura fino al 2013.

Ma aumentare le risorse e migliorare la strategia politica sono due cose diverse.

I firmatari, una alleanza di ricercatori (Scientists for Global Responsibility, European Network for Scientists for Social and Environmental Responsibility, Estonian university of life sciences, Gesellschaft für ökologische Forschung …) ed organizzazioni della società civile (The European Consumers´ Organisation, Friends of the Earth Europe, Statewatch, Women in Europe for a Common Future, Fondation Sciences Citoyennes…) richiedono attenzione sul fatto che l’attuale eccessiva enfasi dell’UE sulla competitività del mercato possa portare ad una ricerca guidata dalle priorità del settore commerciale rispetto ad una ricerca guidata da necessità e curiosità nel prossimo Quadro Strategico Comunitario.

(citazione dalla lettera) “Una agenda della ricerca che da priorità alle quote di profitto e di mercato è incapace di venire incontro alle sfide sociali ed economiche che l’Europa sta affrontando in particolare perché queste sfide richiedono modelli di sviluppo economico alternativi a quelli di massima crescita, massimo profitto.”

La proposta della Commissione potrebbe aggravare l’eccessiva influenza del grande business presente nell’attuale programma di ricerca dell’UE “PQ7”, che ha visto le grandi imprese e i loro lobbisti definire la agenda di ricerca dell’UE e dunque assicurarsi l’offerta dei fondi pubblici.

Questo tema è assolutamente strategico. Indirizzare in maniera adeguata l’ingiustizia sociale, economica ed ecologica, la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici, la scarsità di risorse, la necessità di muoversi verso una società low-carbon, i temi della salute pubblica etc. richiede un cambiamento significativo delle attuali politiche Europee di Ricerca e Innovazione che di allontanino da un focus di competitività guidato dalle grandi imprese. Adesso, come mai, la ricerca e l’innovazione pubbliche sono necessarie per creare conoscenza e soluzioni tangibili alle sfide che l’Europa sta affrontando. Lasciare agli interessi delle grandi imprese la possibilità di prendere il controllo di questo sforzo sarebbe un enorme fallimento per l’UE, e uno spreco inaccettabile di fondi pubblici nel pieno di una acuta crisi finanziaria.

(citazione dalla lettera) “La ricerca che renderà l’Europa (e il mondo) un luogo ecologicamente sostenibile, salubre e pacifico dove vivere deve recuperare un carattere prioritario rispetto alla ricerca che fornisce tecnologie vendibili sul mercato.”

Con 5 raccomandazioni chiave i firmatari chiedono all’UE di:

  • Superare il mito che solo tecnologie altamente complesse e costose possano creare occupazione e benessere.
  • Adottare una più ampia definizione di innovazione che includa i progetti di ricerca adattati a livello locale e socialmente rilevanti.
  • Stabilire un processo decisionale democratico, partecipativo e trasparente per l’allocazione dei finanziamenti alla ricerca, libero dai conflitti di interessi e dalla dominazione dell’industria.
  • Basare le decisioni sul parere di esperti indipendenti da interessi commerciali e su una rappresentanza bilanciata di tutti gli stakeholders.
  • Assicurare che i risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici siano apertamente accessibili a tutta la società.

Qui potete leggere in italiano la lettera aperta a Barroso: http://www.aiab.it/images/stories/UfficioStampa/letteraapertabarrosoperricercapubblica.pdf

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