Ripetitori dei cellulari: nuove prove di rischi per la salute

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Crescono sempre di più le evidenze di rischi per la salute connessi all’esposizione ambientale alle le radiazioni prodotte dagli impianti della telefonia mobile. Queste installazioni, infatti, producono emissioni elettromagnetiche di alta frequenza o “radiofrequenza”, che è stata classificata già nel 2011 come “Possibile cancerogeno per l’Uomo” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).
Dal 2015 scienziati indipendenti hanno pubblicato nuove ricerche con la conclusione che la radiofrequenza sia da classificare piuttosto come “Cancerogeno certo” perché ci sono evidenze non solo di tipo epidemiologico, ma anche sugli studi sugli animali.
Nell’agosto 2017 un gruppo di ricercatori indiani, guidati dal dott. Zothansiama, ha pubblicato uno studio sul’impatto della radiazione da radiofrequenza sul DNA e sugli antiossidanti nei linfociti periferici degli umani che risiedono in prossimità dei ripetitori della telefonia mobile.
Lo studio indiano ha analizzato i soggetti per età, genere, alimentazione, fumo di sigarette, consumo di alcool, durata dell’utilizzo giornaliero del cellulare e li ha suddivisi in due gruppi: uno che risiedeva entro un raggio di 80 metri rispetto ai ripetitori e un secondo gruppo, definito di controllo perché meno esposto, di persone che abitavano oltre un raggio di 300 metri rispetto ai ripetitori. I livelli di radiazione da radiofreuquenza, misurati con la densità di potenza, risultavano significativamente più alti rispetto al gruppo di controllo (p < 0.0001).
I ricercatori hanno scoperto che il gruppo degli esposti, composto da 40 soggetti, presentava livelli più alti (p < 0.0001) di micronuclei rispetto al gruppo di controllo che risiedeva in un’area lontana oltre 300 m dai ripetitori. I micronuclei si formano come prodotto del danno cromosomico della cellula e rappresentano un indicatore biologico preliminare di rischio di ammalarsi di cancro.
I ricercatori hanno anche misurato vari parametri di enzimi antiossidanti, che sono importanti per il metabolismo cellulare, e hanno scoperto che gli individui esposti presentavano, rispetto al gruppo di controllo non esposto, una riduzione significativa del glutatione (GSH) (p < 0.01), della catalasi (CAT) (p < 0.001) e della superossido dismutasi (SOD) (p < 0.001) e un aumento della perossidazione dei lipidi.
L’attività enzimatica controllata dal glutatione controlla numerosi processi vitali ed è importante per il metabolismo cellulare, del fegato e per il sistema immunitario. Molti studi scientifici mettono in correlazione l’esposizione alla radiofrequenza con una diminuzione del glutatione. Attualmente l’integrazione di glutatione viene prescritta per il trattamento di molte malattie croniche, come le cataratte, il glaucoma, l’asma, il cancro, l’aterosclerosi, l’epatite, l’Alzheimer, l’osteoartrite e il Parkinson e soprattutto rappresenta la prima terapia per i pazienti con ipersensibilità ambientale.

La catalasi è un enzima coinvolto nella detossificazione della cellula da specie reattive dell’ossigeno e la sua carenza o assenza può indurre svariate patologie. Si ritiene che un carico difettosi della catalasi potrebbe avere un ruolo anche nella sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

La superossidismutasi o SOD è uno dei maggiori agenti ossidanti nella cellula e di conseguenza e ha un ruolo antiossidante chiave. Viene usata in medicina, per esempio, per il trattamento del dolore e dell’infiammazione causate dalla osteoartrite e per l’artrite reumatoide, per il trattamento del cancro. Mutazioni nel primo enzima SOD (SOD1) sono state collegate alla Sclerosi laterale amiotrofica familiare (ALS, una forma di malattia dei motoneuroni).

I ricercatori indiani sostengono che ci sia una correlazione tra le anomalie evidenziate nei soggetti esposti e l’esposizione al campo elettromagnetico dei ripetitori dei cellulari perché, attraverso l’analisi statistica della regressione linerare multipla, hanno trovato una correlazione diretta tra la densità di potenza della radiazione da radiofrequenza e la diminuzione di GSH (p < 0.05), di catalasi (p < 0.001) e di superossidismutasi (p < 0.001), della frequenza di micronuclei (p < 0.001) e di per ossidazione dei lipidi (p < 0.001) riscontrata nei soggetti osservati.

Questo studio interessa in particolar modo i malati ambientali, come per esempio i malati di Sensibilità Chimica Multipla e di Elettosensibilità perché la ricerca ha trovato che questi pazienti mostrano bassi livelli di glutatione. In particolare lo studio della Dott.ssa Chiara de Luca e altri del 2010 ha scoperto che i pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla presentavano livelli significativamente più bassi anche di catalasi.

I medici ritengono che proprio queste carenze enzimatiche, prodotte da un deficit genetico così come da esposizioni tossiche ambientali o da avvelenamento da metalli pesanti, siano la causa della loro vulnerabilità alle esposizioni a basse dosi ad inquinanti chimici e a campi elettromagnetici, che sono considerate innocue per la popolazione generale.

Potrebbe essere, quindi, per questi pazienti,  un decisione di buon senso minimizzare l’esposizione alle radiazioni da radiofrequenza, compreso l’uso del cellulare.

Francesca Romana Orlando, giornalista e Vice Presidente di AMICA

Fonte:
Autori: Zothansiama, Mary Zosangzuali, Miriam Lalramdinpuii, Ganesh Jagetia della Mizoram University, 2017
Titolo dello studio: “Impact of radiofrequency radiation on DNA damage and antioxidants in peripheral blood lymphocytes of humans residing in the vicinity of mobile phone base stations”
DOI: 10.1080/15368378.2017.1350584
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