Risposta al Rapporto dell’OMS sulla Ipersensibilità Elettromagnetica

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John Prisco
Our Toxic Times, novembre 2006, pubblicazione del Chemical Injury Information Network-www.ciin.org
Traduzione a cura di A.M.I.C.A.- http://www.infoamica.it

In qualità di membro della comunità di persone affette da MCS e da elettrosensibilità, vorrei esprimere alcune riflessioni sul rapporto del dicembre 2005 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle elettrosensibilità. Anche se prende atto della realtà dei sintomi della elettrosensibilità e del fatto che alcune persone siano per questo rese disabili, il rapporto non attribuisce ai campi elettromagnetici la causa della loro disabilità.

Il rapporto considera, invece, come possibili cause l’inquinamento atmosferico e acustico, la scarsa illuminazione e i fattori psichiatrici. Secondo me non è logico che l’OMS e la scienza medica ignorino la consistenza delle testimonianze e della consapevolezza collettiva di molte migliaia di persone elettrosensibili in tutto il mondo, alcune delle quali sono medici e psicologi. La comunità delle persone elettrosensibili deve, perciò, non solo portare il peso di una malattia terribile, ma deve sopportare anche di avere diagnosi non corrette e trattamenti frutto di incompetenza così come la mancanza del necessario riconoscimento e sostegno.

Nella comunità medica c’è tradizionalmente la tendenza a classificare le patologie non comprese come psicologiche. Non è davvero possibile sopportare le ulteriori inutili sofferenze causate dall’etichettamento come “psicosomatici” di un’intera comunità di persone affette da una patologia fisica; tale definizione è diventata un codice che dà la licenza di ignorare, ridicolizzare e spadroneggiare. Non possiamo aspettarci che la medicina curi tutto, ma ci aspettiamo sostegno, riconoscimento e cure di sostegno.

Ironicamente un membro della comunità degli elettrosensibili è la dott.ssa Gro Harlem Brundtland, dottoressa e ricercatrice in Salute Pubblica, ex Primo Ministro della Norvegia, nonché ex Direttrice Generale della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. La dott.ssa Brundtland ha parlato apertamente della propria elettrosensibilità, spiegando che i computer e i cellulari la fanno stare male. Quando una persona del livello della dott.ssa Brundtland non riesce ad ottenere almeno una risposta “aperta”, ci si chiede quale sia il livello di resistenza e di rigidità nella comunità medica.

Etichettare l’elettrosensibilità come un disturbo psicologico è essenzialmente un modo per non avere a che fare con questo problema e con le serie complicazioni che questo comporta per la comunità degli elettrosensibili e per la popolazione generale. Quando l’OMS raccomanda ai dottori di non concentrarsi sul “bisogno percepito dalle persone di ridurre i campi elettromagnetici”, di fatto nega una risposta quantomeno cauta e spinge incredibilmente a continuare ad esporsi alla reale origine del problema.

Si tratta, alla meglio, di un abuso della psichiatria e dell’ignoranza. Alla peggio questo modo di trattare il problema suscita la questione di come un certo modo di pensare assecondi le esigenze di industrie multimiliardarie, di agenzie assicurative e di agenzie governative mentre le persone elettrosensibili devono nascondersi e proteggersi dalla tecnologia moderna. Il rapporto dell’OMS ferisce anche gli interessi di tutta la popolazione perché sminuisce e demanda alcune serie domande sulla relazione tra i campi elettromagnetici e le malattie in generale.

Lo stesso rapporto invoca il termine “scientifico” per dare sostegno alle sue posizioni che danno adito ad una legittima discussione riguardo al posto che la scienza ha ottenuto nella nostra società. Essere “scientifici” è quasi sinonimo di accuratezza e di certezza, mentre “non-scientifico” è usato nella nostra cultura spesso come definizione per screditare persone e idee allo stesso modo in cui nel Medioevo si usava il termine “eretico”.

Il punto di vista scientifico sta acquisendo quasi una valenza religiosa che dà forma alle nostre percezioni, alle scelte politiche e al nostro modo di vedere il mondo. Se osserviamo la storia dello sviluppo della scienza, viene lecito domandarsi se tutto questo potere sia giustificato.

La scienza non è un insieme monolitico di verità immutabili nel tempo, sebbene questo mito sia entrato nel nostro modo di pensare. Esattamente come per tutte le altre discipline, la scienza si è evoluta attraverso passaggi nei quali si scopre che certe idee e certe teorie non sono vere e sono sostituite da nuovi concetti. Il conflitto e il disaccordo fanno parte dello steso sviluppo della scienza.

Nonostante questa fondamentale mutevolezza delle teorie, la scienza si è adornata di un’aura di infallibilità così forte che i confini della nostra realtà sono in molti modi definiti da essa. La scienza non è perfetta e non bisognerebbe aspettarsi che lo fosse. La scienza fa errori e alcune volte sono molto costosi (prendete per esempio il caso del farmaco Vioxx).

Rispetto profondamente la scienza e sono riconoscente per i numerosi contributi e approfondimenti che ci fornisce. Sento rispetto anche nei confronti della filosofia e della teologia che ci insegnano l’umiltà e che c’è più in terra e in cielo di quanto siamo in grado di spiegarci, oltre il fatto che c’è una differenza enorme tra la grande capacità tecnologica e la saggezza e la morale necessarie ad usarla correttamente.

Una tecnologia avanzata non si traduce automaticamente in una civilizzazione più avanzata. Il punto di vista scientifico, fluttuante e mutevole come qualsiasi altro campo del sapere, non è sufficiente a definire la nostra verità, né il nostro modo di vedere il mondo o le nostre scelte politiche. Ciò è particolarmente vero se consideriamo che molti studi scientifici sono commissionati da multinazionali e sono progettati per fornire risultati favorevoli ai loro interessi o semplicemente per creare confusione. Abbiamo bisogno di altri punti di vista per guidare e per controllare i progressi tecnologici che sono spesso fuori controllo.

In nessun altro ambito c’è così tanto bisogno di un cambiamento come nella medicina. Ci siamo affidati ad una medicina la cui alleanza e dipendenza dall’industria farmaceutica ha posto delle forti limitazioni all’approccio usato per comprendere le patologie e le possibili terapie. Gli Americani stanno imparando velocemente come cercare aiuto da medicine alternative come l’omeopatia, l’ayurvedica, la naturopatia o la medicina tradizionale cinese, tanto per citarne alcune. Per avere un sistema sanitario completo bisognerebbe incoraggiare la partecipazione, il dibattito e la competizione tra le varie “arti della guarigione”, che comprendono approcci terapeutici più o meno invasivi.

Il dott. Benjamin Rush, firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza, disse: “Se non inseriamo la libertà di cura (medical freedom) nella Costituzione, arriverà il momento in cui la medicina si organizzerà in una dittatura nascosta… per restringere “l’arte della guarigione” in una classe di uomini o di industrie e la negazione di uguali privilegi alle altre “arti” rappresenterà la Bastiglia della scienza medica.”

Nota dell’editore: I punti di vista e le opinioni espresse in questo commento sono quelle del Sig. Prisco e non rappresentano necessariamente il punto di vista e l’opinione dell’editore (CIIN o A.M.I.C.A.).

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