Scienziati indipendenti

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In Italia era in vigore, fino al 2014, un limite per le esposizioni elettromagnetiche più cautelativo rispetto ad altri paesi Europei, di 6 V/m, grazie a due scienziati: il Dott. Livio Giuliani, fisico già Dirigente di Ricerca ISPESL, e il Dott. Fiorenzo Marinelli, già biologo ricercatore del CNR di Bologna.

Storicamente il limite di 6 V/m ha precise origini storiche ed è stato individuato per la prima volta da una commissione del Comune di Bologna che nel 1998, quando ancora mancava una legge quadro sull’elettrosmog, si era posta l’obiettivo di valutare i rischi per la salute connessi alle radiazioni delle antenne della telefonia mobile per trovare un limite adeguato a tutelare la salute pubblica.

In quell’occasione il Dott. Fiorenzo Marinelli, biologo ricercatore del CNR di Bologna, sottopose agli altri componenti della commissione due studi condotti dal gruppo di H. Dolk del Dipartimento di Salute Pubblica e di Politica Sanitaria, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, in Inghilterra, nel 1996 e nel 1997.

Il primo (Dolk H, 1996) aveva riscontrato un’elevata incidenza di casi di leucemia e linfomi, tra il 1974 e il 1986, in una piccola area vicino alla stazione ad antenne della modulazione di frequenza e della tv di Sutton Coldfield, nel West Midlands, in Inghilterra.

Il secondo (Dolk H, 1997) aveva ampliato la ricerca in altri venti impianti ad alta trasmissività, senza riscontrare però gli stessi parametri di incidenza elevata. Successivamente si è osservato che a determinare l’aumento dei casi di tumori nell’area di Sutton Coldfield erano i livelli di esposizione determinati dalla esposizione diretta alle antenne, piuttosto che la vicinanza dalle stesse.

L’analisi tali studi portò la commissione del Comune di Bologna ad identificare il limite di 6 V/m come adeguato in quel momento per la tutela della salute della popolazione.

Negli stessi anni il Prof. Livio Giuliani, all’epoca Dirigente di Ricerca dell’ISPESL, ente incaricato di tutelare la protezione della salute dei lavoratori, oggi abolito, stava lavorando insieme ad altri ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, nel Gruppo di lavoro interministeriale per la protezione dai campi elettromagnetici costituito con DM Ambiente 2/6/1997, alla revisione della letteratura scientifica sulle radiazioni da radiofrequenza per stabilire i limiti di legge.

Nel documento congiunto ISPESL-ISS, a quanto ricorda il Dott. Giuliani, “i rappresentanti dell’ISS non vollero che fossero indicati i valori numerici dei limiti di esposizione e dei valori di attenzione”. C’era in corso una divergenza di opinioni perché i dirigenti dell’ISS erano coinvolti con posizioni di prestigio nell’ICNIRP, che notoriamente riconosce solo gli effetti termici dei campi elettromagnetici. D’altra parte, invece, il dott. Giuliani, quale rappresentante dell’ISPESL, insisteva affinché venissero adottati limiti più bassi che tenessero conto anche degli effetti non termici dei campi elettromagnetici, quelli che avvengono per interazioni biologiche a bassi livelli di esposizione anche in assenza di un riscaldamento.

Il Dott. Giuliani ricorda che il 13 febbraio 1998 ci fu un incontro tra i due Istituti Superiori del Ministero della Sanità, cui parteciparono i rispettivi direttori, il prof. Benagiano e il dott. Moccaldi, oltre ai due direttori dei laboratori interessati dell’ISS, l’Ing. Zapponi e il dott. Grandolfo, e per l’ISPESL il dott. Giuliani.

L’ISPELS chiedeva che fossero introdotti nel documento congiunto del Gruppo interministeriale,che avrebbe indirizzato la normativa, dei precisi valori numerici per i limiti di esposizione e per i valori di attenzione, ma i rappresentanti dell’ISS non erano d’accordo.

Alla fine si concordò che i valori numerici sarebbero stati introdotti in una “nota aggiuntiva”, un Addendum dell’ISPESL, lasciando che il documento congiunto contenesse solo i limiti di esposizione dell’ICNIRP, sebbene validi solo per la tutela dagli effetti termici delle onde elettromagnetiche.

Contesualmente, secondo Giuliani, si stabiliva di indicare nel “Regolamento recante i tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana” che era in corso di redazione (poi pubblicato come DM Ambiente 11 settembre 1998 n. 381) i limiti di esposizione e i valori di attenzione contenuti nell’Addendum dell’ISPESL.

Nella Proposta dell’ISPESL i valori di attenzione di 6 V/m e di 3 V/m per le onde radio modulate in ampiezza erano giustificati dagli studi dell’Agenzia per l’ambiente americana, EPA (Blackman CF et al, Rad Res 1979, Bioelectromagnetics 1985) e dell’equipe angloaustraliana del dott DB Leily (Bioelectromagnetics 1983). (VEDI NOTA 1).

Il Documento Congiunto ISPESL-ISS sulle Problematiche dell’Esposizione dei Lavoratori e della Popolazione ai Campi Elettromagnetici tra 0 Hz e 300 GHz, pubblicato su Fogli di Informazione Ispesl 1997 IV (Suppl.) e assunto dal Parlamento Italiano come riferimento per i limiti del Governo (Camera Risoluzione 1-0366/1999, all’unanimità, poi Senato), includeva le Linee Guida dell’ICNIRP, ma con l’avvertenza che si trattava di linee guida valide solo per l’effetto termico indotto nel corpo dai campi elettromagnetici. Al fine di proteggere i cittadini e i lavoratori dagli effetti non termici il Documento Congiunto dei due Istituti Superiori del Ministero della Sanità aggiungeva anche l’indicazione di importanti presidi di prevenzione che l’Addendum, curato dall’ISPESL, forniva limiti di esposizione e obiettivi di qualità più articolati e più protettivi, rispetto a quelli indicati dall’ICNIRP (cento volte più alti per i segnali 3G, 4G, 5G).

Tali obiettivi sono stati poi adottati dalla legge quadro sull’elettrosmog, approvata nel 2001 (L. 46/2001), con lo scopo di prevenire non solo gli effetti acuti delle esposizioni a campi elettromagnetici, ma anche gli eventuali effetti a lungo termine.

I decreti del Presidente del Consiglio dei Minsitri dell’Agosto 2003 stabilirono il limite di 6 V/m almeno per i luoghi dove si soggiorna per più di 4 ore, come le abitazioni, le scuole e i luoghi di lavoro, mentre per le aree di passaggio il limite massimo consentito dalla legge è di 20 V/m.

Con il Decreto Sviluppo del Governo Monti, però, il limite di 6 V/m è stato letteralmente “annacquato” perché è cambiato il sistema di misurazione. Il limite originario, infatti, andava misurato su una media di 6 minuti, che è il tempo necessario ai tessuti viventi a dissipare il calore prodotto dalla radiazione elettromagnetica. Il Decreto Sviluppo del Governo Monti, invece, ha imposto una misurazione su una media di 24 ore, che è del tutto arbitraria e non motivata da ragioni biologiche. In questo modo in un’abitazione si può essere irradiati a livelli di 10 o 15 V/m di giorno per molte ore, senza superare i limiti di legge, perché si fa la media con le ore notturne quando le radiazioni si abbassano quando nessuno usa i dispositivi mobili.

Il calcolo del limite di legge, perciò, si abbassa per effetto di un calcolo matematico, mentre gli effetti biologici si accumulano nel tempo.

Attualmente il Dott. Livio Giuliani è portavoce della più autorevole organizzazione di scienziati indipendenti che si occupa di campi elettromagnetici: la Commissione Internazionale per la Sicurezza dei Campi Elettromagnetici (ICEMS) e il Dott. Fiorenzo Marinelli ne è membro e collabora con il Centro Interuniversitario per lo Sviluppo Sostenibile della Sapienza di Roma (CIRPS) e con l’associazione AMICA, per la quale conduce studi sugli effetti biologici del Wi-Fi.

 

Nota 1.

Gli studi dell’Agenzia per l’ambiente americana, EPA (Blackman CF et al, Rad Res 1979, Bioelectromagnetics 1985) dimostravano, infatti, che deboli radiofrequenze modulate in ampiezza in bassissima frequenza erano in grado di indurre efflussi di calcio dalle cellule cerebrali di animali di laboratorio e che ciò non accadeva se le onde erano prive di modulazione mentre accadeva se l’espisizione avveniva direttamente alle bassissime frequenze.

Gli studi di e dell’equipe angloaustraliana del dott DB LeilyFDA provavano che l’esposizione a deboli radiofrequenze modulate in ampiezza induceva una depressione dell’attività delle cellule natural killer e una deregolazione dei linfociti helper del sistema immunitario umano. La depressione era nell’ordine del 15% per brevi tempi di esposizione ma la intensità delle onde era inferiore ai limiti proposti dall’ICNIRP.

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