Sensibilità Chimica Multipla dal punto di vista delle proprietà fisiologiche e genetiche in popolazioni umane interessate da stress chimico

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Karl-Rainer Fabig, medico di Amburgo
Presentazione del 1.12.04 “Workshop della Rete Telematica strategia della sostenibilità” (
http://www.sustainability-strategy.net)
“Dalla scienza della sostenibilità a proposte governative di sostenibilità per un miglioramento dell’elaborazione e realizzazione di una strategia europea della sostenibilità” tenuto dal 1 al 3 dicembre 2004 a Roskilde e Copenhagen.
Traduzione dall’inglese a cura di A.M.I.C.A.

Sommario
Introduzione
Le malattie indotte dalle sostanze chimiche sono condizioni mediche che destano preoccupazione. Le ragioni per cui alcuni pazienti sviluppano sintomi clinici a causa di esposizioni a basse dosi sono completamente sconosciute. Questo porta ad una percentuale crescente di individui con “sintomi associati alle sostanze chimiche” identificati erroneamente come pazienti psichiatrici o di qualsiasi altra malattia.

Metodi
1.143 (il 41.6%) su 2.746 pazienti, visitati nel mio studio ad Amburgo tra il gennaio 2000 e il dicembre 2003, hanno risposto ad un questionario convalidato su sintomi legati alle sostanze chimiche chiamato “QEESI modificato”. Lo scopo principale dello studio era la stima e la documentazione dei punteggi delle prime dieci voci denominate “sensibilizzazione alle sostanze chimiche”. Successivamente, senza avere alcuna informazione medica, il Dott. Eckart Schnakenberg, biologo molecolare dell’Università di Brema, Direttore dell’Institute for Pharmacogenetics and Genetic Disposition –IPGD, ha analizzato le variabili genetiche degli enzimi N-acetyltransferase 2, glutatione S-transferase M1, glutatione S-transferase T1. I singoli polimorfismi nucleotide di questi geni della Fase II del metabolismo delle sostanze xenobiotiche sono stati analizzati in 861 pazienti. Dopo aver escluso coloro che avevano meno di 20 anni o più di 90 anni, le malattie psichiatriche e/o le malattie neurologiche e le variabili etniche, sono rimasti 800 individui caucasici per lo studio su casi e gruppo di controllo.

Risultati
I singoli polimorfismi nucleotide di questi geni e delle otto possibili combinazioni di variabili genetiche, a causa della dicotomia dei fenotipi degli enzimi, erano in correlazione significativa con la capacità riferita di sensibilizzazione delle sostanze chimiche (F=30.52; p < 0.000). Sono stati osservati dei sintomi correlati a sostanze chimiche in persone che non avevano avuto alcuna esposizione chimica (esposizione in sottofondo). Dopo l’esposizione chimica, gli effetti dei sintomi associati alle sostanze chimiche, misurati con il biomonitoraggio e il controllo dell’ambiente, erano più forti.

Conclusione
Le osservazioni provano che i singoli polimorfismi nucleotide contribuiscono ad un rischio individuale per lo sviluppo di sintomi correlati alle sostanze chimiche. Questi risultati possono aiutare a identificare influenze genetiche in pazienti che soffrono di sintomi correlati a sostanze chimiche e a ridurre il numero di pazienti classificati male. Da un punto di vista politico, le scoperte possono modificare le strategie di sostenibilità e i piani di valutazione delle sostanze chimiche nel processo R.E.A.C.H. dell’Unione Europea.

Le ipersensibilità sono causate da esposizioni attuali o passate a sostanze chimiche o di sottofondo o in speciali situazioni o condizioni. Uno studio su casi o gruppi di controlli su 800 individui ha riportato sensibilità individualmente diverse e ha documentato la “sensibilizzazione alle sostanze chimiche”. Sono state genotipizzate 2400 variabili di gene del NAT2, GSTM1 e GSTT1, che sembravano essere probabilmente tre dei geni più importanti nel metabolismo delle sostanze xenobiotiche. I risultati mostrano significative suscettibilità diverse, che sono causate da varie proprietà genetiche specifiche. Le percentuali più alte d’ipersensibilità erano correlate al genotipo GSTM1 *0/*0 (OR 4.0). L’OR del genotipo GSTT1 *0/*0 era di 1.8 (1.1-2.9). Il rischio di lenta N-acetilazione era di 2.4 (1.7-3.9). I dati attuali (inediti) mostrano quello anche i polimorfismi del singolo nucleotide (SNPs) dei geni Paraoxonase 1 (PON1), l’Epoxididrolase (mEH) e i Citocromi (CYPs), ecc. sono fattori che contribuiscono nelle sensibilità chimiche.

Tuttavia, le varianti genetiche rispetto ai polimorfismi del singolo nucleotide (SNPs) non sono una causa sufficiente d’ipersensibilità. Le variabili genetiche, sono fattori eziologici che contribuiscono, modificando solo gli effetti tossici delle esposizioni chimiche. Le persone nello studio che avevano subito esposizioni pesanti nello studio mostravano una prevalenza d’ipersensibilità del 32.9%. La prevalenza dell’ipersensibilità negli individui esposti nello sfondo era del 18.4 %.

Le variabili genetiche analizzate hanno, secondo le strutture analoghe studiate nella farmacologia, una posizione evolutiva relativamente stabile. In antichità questi erano stati generati per metabolizzare le sostanze tossiche e biochimiche nella vita naturale. Le creature viventi nell’ultimo secolo o negli ultimi decenni sono state sempre più stressate da substrati multipli antrogeni (prodotti dall’uomo). Sembra allarmante, che gli individui in un ambiente comune con “un sottofondo normale” d’esposizione e senza malattie riportano più effetti di sensibilità alle sostanze chimiche, se possiedono solo certe combinazioni di tre variabili genetiche. Perciò sembra opportuno che il progetto di legge REACH debba non solo regolare e valutare le sostanze CMR (cancerogene, mutagene e reprotossiche) e le sostanze con caratteristiche POP (persistenti inquinanti organici), ma anche stabilire le condizioni di specifiche licenze (autorizzazioni) per tutte le sostanze chimiche. Inoltre, abbiamo bisogno di individuare le proprietà neurotossiche dei substrati lipofilici, che sono fattori di rischio per lo sviluppo di encefalopatie tossiche (TE). Il fattore di rischio per le encefalopatie tossiche (TE) in uomini esposti a solventi era più elevato nei casi di carenza del gene GSTM1 (Soderkvist 1996).

Comprendere l’ipersensibilità, probabilmente come un effetto non voluto delle precedenti economie e gestione del rischio, il processo europeo REACH ha bisogno di una carica di genotipizzazione e di analisi della capacità di sensibilizzazione delle sostanze chimiche, prima che le sindromi di Sensibilità Chimica Multipla (MCS) crescano da disabilità a malattia.

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