Sinergia tra inquinamento atmosferico e inquinamento da sostanze profumate

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Articolo di Donatella Stocchi, promotrice della petizione sulle Fragranze

Incredibile! I vostri prodotti per la casa, il bucato, l’igiene personale e l’hobbistica competono con i gas di scarico delle automobili nel produrre l’inquinamento atmosferico.

Dagli anni ’70 nelle aree urbanizzate si è iniziato a discutere del problema dell’inquinamento atmosferico, ma solo a seguito di emergenze ambientali sono state via via attuate politiche per la riduzione degli agenti chimici e di numerose altre sostanze contaminanti, presenti nell’aria. In particolare sotto la lente è finito il trasporto stradale con gli scarichi degli autoveicoli, anche se altre emissioni di gas contribuiscono all’inquinamento in generale come gli inceneritori, le fabbriche, le centrali elettriche, le caldaie per il riscaldamento, ecc.

Secondo i dati raccolti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) in 3.000 città di tutto il mondo, il 92% della popolazione mondiale vive in luoghi in cui il livello della qualità dell’aria supera i limiti fissati. Non c’è bisogno di respirare aria inquinata per lunghissimo tempo per danneggiare la propria salute. Sembra, infatti, che anche una breve esposizione all’inquinamento atmosferico, specialmente quello dovuto alle particelle fini (PM2,5) emesse principalmente dalle automobili, e all’ozono sia legata a un aumento del rischio di morte prematura. A evidenziare questa associazione uno studio pubblicato su JAMA (Journal of American Medical Association), basato sull’analisi di una serie di dati raccolti in un arco temporale di 13 anni.”(1)

“In Italia resta ancora alto l’impatto negativo dell’inquinamento atmosferico sulla salute e gli ecosistemi nonostante le riduzioni delle concentrazioni osservate negli ultimi due decenni – ha commentato recentemente Gabriele Zanini, responsabile della divisione ‘Modelli e tecnologie per la riduzione degli impatti antropici e dei rischi naturali’ dell’ENEA – da solo il particolato fine causa circa 30mila decessi ogni anno, come risulta da un recente studio a cui abbiamo partecipato. In termini di mesi di vita persi, l’inquinamento accorcia la vita di ciascun italiano di 10 mesi in media: 14 per chi vive al Nord, 6,6 al Centro e 5,7 al Sud e nelle isole”.(2)

L’Unione Europea ha individuato 5 tra gli inquinanti pericolosi per la salute e gli ecosistemi naturali: biossido di zolfo, monossido di carbonio, ossidi di azoto, composti organici volatili (VOC) e polveri sottili. (2)

Questo nuovo studio, pubblicato su “Scienze” il 16 febbraio 2018, ha raccolto campioni di aria a Pasadena, situata nella famosa valle dello smog di Los Angeles. Un imponente team di scienziati governativi e universitari negli Stati Uniti e nel Canada, (condotti da Brian C. McDonald dell’Università del Colorado a Boulder) in collaborazione con il National Oceanic and Atmospheric Administration, ha focalizzato la ricerca su una classe di prodotti chimici chiamati VOC – Composti Organici Volatili, che sono anche di origine naturale, ma in prevalenza liberati da sostanze odorose di derivazione petrolchimica. (3)

I risultati hanno sorpreso anche i ricercatori: i VOC emessi dai prodotti di uso comune fino ad ora erano stati sottovalutati, come fonte di inquinamento atmosferico, ma oggi rivestono un peso determinante. Brian McDonald ha dichiarato che, per quanto riguarda le emissioni d’inquinamento atmosferico, il settore dei trasporti, nel corso del tempo, è diventato “più pulito” con la diminuzione delle esalazioni, mentre variano le fonti di inquinamento dell’atmosfera esterna.

In particolare, l’equipe ha volutamente pilotato e testato le fonti di VOC provenienti anche dai pesticidi, vernici, tessuti, inchiostri stampa, adesivi, detergenti per le pulizie e bucato, prodotti per la cura personale. In questo sta la novità della ricerca scientifica.

Lo studio è stato particolarmente complesso perché il segreto industriale permette di indicare nell’etichetta del prodotto solo termini generici come “profumo e fragranza“, ma fino a 2000 composti chimici possono rientrare in queste categorie. Il database dell’EPA non traccia nemmeno le emissioni di questi prodotti di consumo. Quindi gli autori hanno dovuto perlustrare tutta la letteratura esistente per la quantità dei VOC sviluppati da ciascun prodotto e poi farne delle stime per le diverse situazioni ambientali. Avvalendosi di test su misura non standardizzati e utilizzando strumenti tecnologici all’avanguardia, sono riusciti a stimare con estrema precisione concentrazioni bassissime fino ad arrivare ad estrapolare una singola parte per trilione per alcuni VOC.

Gli autori hanno dichiarato che il fattore discriminante per determinare se un prodotto sia o meno nocivo è semplicemente valutare “se emana un odore”.

Non è la prima volta nel corso della storia che riceviamo cattive notizie sui nostri prodotti per la casa ma, purtroppo, anche le sostanze utilizzate negli ambienti interni migrano all’esterno e interagiscono con la luce solare e i gas dell’atmosfera, generando ozono e particolato fine a livello del suolo, contribuendo a formare lo smog.

Se, in passato, la sorgente principale di inquinamento era rappresentata dalle emissioni dei carburanti, le ultime ricerche mettono in evidenza, invece, l’inquinamento da fonte domestica per l’utilizzo “massiccio” dei prodotti per la casa, come conferma Angelo Cecinato, dirigente di ricerca dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR.

Una spruzzata di profumo o uno spray disinfettante non sembrano rilevanti, ma la somma dell’uso frequente di questi prodotti da parte di milioni di persone crea un grande impatto globale. Oggi i prodotti chimici volatili (VOC) emergono come la più grande fonte petrolchimica di emissioni organiche urbane.

Un risultato è ancora più sbalorditivo se pensiamo che il consumo medio di carburante pro-capite è circa quindici volte maggiore di quello di cosmetici, detergenti, detersivi e solventi. La classe dei solventi, come ad esempio il benzene noto per essere cancerogeno, annovera diverse migliaia di composti, sia in forma gassosa sia come polveri sottili, con effetti negativi diversificati sulla salute. Tramite la respirazione, i VOC entrano nell’albero bronchiale e passano nel sangue causando disturbi che vanno dal disagio sensoriale immediato a gravi patologie multi organo, considerando che il bersaglio principale è comunque sempre il sistema nervoso centrale.

I VOC, inoltre, sono una classe di idrocarburi gassosi di breve durata e che vaporizzano facilmente e si fanno strada nell’atmosfera, modificandola. Il problema di molti di questi prodotti di uso comune è che sono letteralmente progettati per evaporare – afferma la coautrice Jessica Gilman, un chimico dell’atmosfera presso la National Oceanic and Atmospheric Administration di Boulder. Negli ambienti interni, dove trascorriamo buona parte della nostra vita, questi composti ristagnano e sono continuamente risollevati con la polvere, toccando concentrazioni fino a dieci volte più elevate di quelle nell’aria esterna.

Le esalazioni provenienti dai prodotti di consumo hanno anche sminuito le cosiddette “emissioni a monte”, originate dalle fonti primarie per la produzione di petrolio e gas.

Secondo gli studiosi è necessario ampliare la ricerca per verificare se altre città mostrano la stessa tendenza e per comprendere quali tipi di VOC potrebbero essere particolarmente problematici. Infatti non è ben chiaro quali VOC producano maggiori quantità di particolato in quanto, oltre ad essere numerosissimi, reagiscono in maniera differente a contatto con l’atmosfera ed, inoltre, le attuali normative dei prodotti sono limitate solo alla produzione di ozono a livello del suolo e non al particolato sottile.

La nuova ricerca svela che, se da una parte i governi e le organizzazioni sanitarie stanno cercando di ridurre la produzione di emissioni inquinanti tossiche dai mezzi di trasporto su strada, dall’altra, sono in grave ritardo nel farlo con prodotti di consumo quotidiani che contengono profumazioni.

Riassumendo, questo nuovo studio afferma l’impegno nella riduzione delle emissioni inquinanti da mezzi di trasporto su strada, ma pone l’attenzione sul grave ritardo dei governi e delle organizzazioni sanitarie, sugli studi sull’inquinamento provocato dall’uso dei prodotti quotidiani. Nuove normative dovrebbero essere, quindi, emanate con carattere di urgenza.

Ma nel frattempo come si devono comportare i consumatori? Senza dubbio scegliendo prodotti inodore per l’igiene personale, per la pulizia della casa e del bucato, così come per i prodotti di hobbistica. E’ consigliabile, inoltre, non eccedere nelle quantità per ridurre l’impatto dei VOC sulla qualità dell’aria e di conseguenza nell’ecosistema.

Riferimenti bibliografici

1) La Repubblica – Salute – L’inquinamento atmosferico è dannoso anche a piccole dosi- dicembre 2017

2) News ENEA – L’ENEA presenta il rapporto dell’inquinamento dell’aria. Marzo 2017

3) B. McDonald et al. Volatile chemical products emerging as largest petrochemical source of urban organic emissions. Science. Vol. 359, February 16, 2018, p. 760. doi:10.1126/science.aaq0524. / I

I media che hanno riportato questa ricerca:
4) The Washington Post – In a surprising study, scientists say everyday chemicals now rival cars everyday chemicals now rival cars as a source of air pollution/In uno studio sorprendente, gli scienziati dicono che le sostanze chimiche di tutti i giorni ora competono con le automobili come fonte di inquinamento atmosferico

5) Popular Science – Environment – The fumes from spray cleaners and perfumes are a major source of air pollution – Our cars are getting cleaner, but our cleaning products? Not so much./AMBIENTE – I vapori dei detergenti spray e i profumi sono una delle principali fonti d’inquinamento atmosferico. Le nostre macchine stanno diventando più pulite, ma i nostri prodotti per la pulizia? Non così tanto.

6) ScienceNews – Magazine Of The Society For Science & The Public Chemestry, Pollution/Chimica, Inquinamento
Household products make surprisingly large contributions to air pollution – Consumer products might be next target for air pollution cleanup/I prodotti per la casa producono un contributo sorprendentemente vasto all’inquinamento atmosferico – I prodotti di consumo potrebbero essere il prossimo obiettivo per ripulire l’aria dall’inquinamento.

7) LA REPUBBLICA – AMBIENTE, Saponi, cosmetici e vernici inquinano l’aria quanto il traffico.
Le nuove sorgenti di inquinamento atmosferico sono sempre più spesso dentro le mura di casa: a Los Angeles le emissioni di detergenti e solventi domestici pesano almeno quanto quelle delle automobili.

8) @ greenME – I detersivi e i prodotti per la casa inquinano l’aria quanto le auto, lo studio.

9) ANSA.it Inquinamento : Deodoranti e saponi? Inquinano come lo smog – Studio su Scienze punta dito su sostanze contenute in prodotti.

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