Tonno, inquinamento marino e Promozione della Salute

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CARLO BRINI
Consulente Veterinario
già ASL di Biella

per corrispondenza:
carlo.brini@gmail.com

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone come obiettivi prioritari per intervenire sul Mondo (One World) la Salute globale (One Health), da conseguire con la Medicina unica (One Medicine), affermando così che non esiste una separazione tra la salute umana e animale e la salute ambientale.
Come ha dimostrato il disastro di Chernobyl, l’inquinamento ambientale non conosce confini, mentre le risposte a eventi che coinvolgano più Enti, anche della stessa Regione, stanno diventando sempre più difficili da gestire. La riforma federalista della Sanità ha inoltre creato 21 Servizi Sanitari regionali e Provinciali, diversamente regolamentati, strutturati e finanziati, che stanno evolvendo ognuno per conto proprio, rendendo così ulteriormente complicato il rapporto con le Agenzie di Protezione ambientale.
Nel nostro Paese esiste un vincolo culturale ineludibile, quasi un dogma, che blocca i cambiamenti necessari per rispondere alle sempre nuove sfide, siano esse sanitarie o ambientali: si lavora per Servizi, non per Funzioni!
Come reagire a questa tendenza? E in base a quali leggi, competenze, compiti istituzionali, si dovrebbe fare tutto ciò? Con quale preparazione? Con quali mezzi?
Il punto di svolta, la spinta ad analizzare scientificamente la situazione e lo stimolo a decidere quale indirizzo prendere per reagire è nelle mani di ogni professionista della Sanità. Sarà necessario sforzarsi per capire quello che sta succedendo, interessandosi ad argomenti come la presenza di xenobiotici nell’ambiente, che non rientrano nelle competenze istituzionali, ma che rappresentano dei rischi per la propria e altrui salute.
L’unico vero cambiamento parte dall’individuo, utilizzando gli strumenti già disponibili, cioè la propria cultura professionale. Ricordiamoci che i fatti non cessano di esistere solo perché noi li ignoriamo. Se non viene esplicitato materialmente, un concetto non esiste, perché chi potrebbe diventare un nostro alleato non lo sa.
Porsi le giuste domande, analizzare la situazione, elaborare delle scelte operative, proporle e imparare a confrontarsi con il resto della Società è fondamentale, impegnativo e gratificante, perché ci mette in pace con la nostra coscienza e soprattutto, è professionale.
Questo documento è stato concepito per essere utilizzato negli interventi di educazione sanitaria e promozione della salute.
Per conseguire degli obiettivi di Salute globale è necessaria una scelta culturale che individui nuove priorità e definisca un metodo operativo comune tra Sanità e Ambiente.
Occorre unire in un’ottica di prevenzione la difesa dell’ambiente alla tutela della salute, per cambiare il paradigma corrente, che spesso purtroppo vede agire Sanità e Ambiente separatamente, in un’apparente difesa dei propri mandati istituzionali.
Durante i ricorrenti allarmi alimentari l’attenzione ossessiva per l’alimentazione e i possibili danni per la salute umana vengono ulteriormente esaltati da mass-media, internet e social network.
Mentre cresce l’instabilità emotiva del pubblico, bombardato dalle tesi di ricercatori, esperti, opinionisti e politici che cercano di cavalcare l’onda del momento, è facile scatenare il panico con dichiarazioni avventate.
Ciò avviene specialmente se l’argomento in discussione richiede un minimo di cultura di base e la disponibilità personale a ragionare con metodo; questo è il caso ad esempio quando si voglia capire quali siano e come vengano applicate le norme nazionali in materia di radioprotezione.
Nelle riflessioni che seguono propongo una sintetica disamina di un recente allarme, scatenato dalla scoperta di una contaminazione radioattiva nel settore alimentare, considerandola alla luce della definizione: “la radioprotezione ha come oggetto la protezione dell’uomo e dell’ambiente dagli effetti nocivi delle radiazioni”.
Senza una conoscenza di base delle cause, è impossibile garantire la sicurezza alimentare.
Il passaggio successivo consiste nell’individuare le azioni da intraprendere, confrontandosi con le altre forze sociali e tutti i possibili alleati, portando questi temi nelle agende della politica (intesa come polis) e vigilando sull’attività di chi ci rappresenta.

Tonno, non solo radioattivo !
Periodicamente vengono diffusi allarmi sulla rete internet, che segnalano la pericolosità del tonno pescato nelle acque contaminate dagli sversamenti in mare di radionuclidi, provenienti dalla centrale di Fukushima, alimentando le polemiche sull’effettiva pericolosità delle radiazioni per la salute umana (2).
Mentre alcuni grandi produttori e distributori si affannano a dichiarare che il loro tonno è quello con le pinne del colore giusto, pescato a dovuta distanza dalla centrale incriminata, senza peraltro che vengano esibiti referti di indagini radiometriche, segnalo alcune informazioni che riguardano altri rischi, reali e altrettanto preoccupanti, ma non vengono adeguatamente percepiti dal pubblico:
– la presenza di micro e nanoparticelle di materiale plastico, prodotte dalle lavatrici domestiche durante il normale ciclo di lavaggio del vestiario è ubiquitaria negli oceani, e fa ormai parte delle catene trofiche. L’aspetto più grave da considerare inoltre è la capacità attrattiva di queste particelle nei confronti di PCB, diossine e altri inquinanti chimici persistenti (POPs);
– il mercurio, altro inquinante diffuso (non solo) negli oceani, è un componente costante nelle carni di tonno, motivo per cui vari Enti accreditati a livello internazionale consigliano di non esagerare nei consumi:
“…un recente documento dell’EFSA (Agenzia per la Sicurezza Alimentare Europea) indica che il pesce, in particolare i predatori di grossa taglia come tonno, pesce spada e merluzzo, sono una delle principali fonti di mercurio nell’alimentazione. C’è quindi la possibilità per i forti consumatori di superare le dosi settimanali tollerabili (4 microgrammi per chilo di peso corporeo per il mercurio e 1,3 microgrammi per il metilmercurio, (una forma organica considerata particolarmente tossica); mentre negli USA l’Environmental Protection Agency (EPA) invita i consumatori a variare il consumo di pesce, proprio per limitare l’apporto di mercurio. Molte linee guida consigliano alle donne in gravidanza o hanno intenzione di avere un bambino di limitare il consumo di tonno (non superare i 170 grammi alla settimana, secondo l’FDA), e lo stesso consiglio, con dosi ridotte, vale anche per i bambini.
– Questa indicazione è consigliata anche dai produttori del tonno in scatola prodotto da una ditta molto famosa: “… Per quanto riguarda le dosi settimanali di tonno in scatola consigliate, l’azienda vuole invece precisare che la raccomandazione riportata dal claim Rio Mare è pienamente rispondente alle raccomandazioni della EFSA e della FDA e rispettosa dunque della salute di tutti i consumatori. Le confezioni del nostro tonno in scatola *** più comunemente utilizzate come monoporzione (oltre il 50% dei consumi) hanno infatti un contenuto di 80g che, sgocciolato, corrisponde a circa 52g di pesce: un quantitativo che permette, anche con il consumo di due confezioni, di rimanere al di sotto sia dei 170 g raccomandati per donne in gravidanza e bambini sia dei 340 g previsti per un adulto. (Fonte: Quality Assurance Ditta ***)
La precisazione non è però così chiaramente specificata in etichetta e questa precisazione ha provocato a sua volta uno strascico di polemiche riportate da alcuni siti internet3.
Nel frattempo alcuni ricercatori americani, dopo aver concluso che il livello di radionuclidi presente nei tonni provenienti da Fukushima era privo di rilevanza radiologica, si sono (finalmente?) accorti che si può tracciare la provenienza di alcune specie di tonni come il pinna blu, ricercandone la radioattività nelle carni (4).
Auspichiamo che questo tipo di ricerche si diffonda, permettendo anche ai Ricercatori italiani interessati di ottenere il duplice risultato di conoscere meglio la biologia di questi animali, rivelando nel contempo la presenza di fonti di inquinamento marino (es sommergibili nucleari affondati) difficilmente rintracciabili in altro modo. L’auspicio è legato alle limitate indagini radiometriche eseguite in Italia sul pescato5.
E la radioattività rilevata e conseguente radioprotezione?
Parlare dei rischi delle radiazioni ionizzanti, specialmente in situazioni di emergenza, significa dover affrontare lo scottante argomento della definizione dei limiti di minima rilevanza radiologica. In altre parole, esistono limiti minimi di radiazioni ionizzanti innocui per esseri umani, animali e ambiente, o anche la più bassa dose di radiazioni può provocare danni alla salute? E’ uno argomento che confonde il pubblico, in quanto non esistono ad oggi prove scientifiche definitive per affermare o negare questa tesi.
Sarebbe forse meglio sottolineare che i livelli minimi considerati sicuri di vari agenti patogeni (metalli pesanti, diossine, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti ecc.) non sono definiti dalla scienza, ma dalla politica.
Alzare il livello minimo vuol dire sottoporre una categoria o l’intera popolazione ad una maggiore esposizione (vedi Fukushima); ridurlo vuol dire impedire o rendere antieconomiche alcune attività, come l’esercizio di centrali nucleari o la gestione delle terme con acque ricche di radon. Non si può pensare di proteggere l’uomo e l’ambiente se non si affrontano questi argomenti proponendo, oltre al livello scientifico, quello etico.
Nel rispetto delle convinzioni scientificamente acquisite da quei Ricercatori che ritengono dannose anche le basse dosi, dato che sulla Terra non c’è modo di evitare le radiazioni ionizzanti (ad.es. raggi cosmici) perché non farsi carico di spiegare come ridurre con mezzi semplici, economici e accettabili l’esposizione ai vari xenobiotici (radiazioni, metalli pesanti, POPs)? (vedi più avanti. consigli per gli acquisti.)
Riguardo alla domanda “che fare?”, si segnala l’attualità di questa frase: “Nella società civile domina la fictio juris che ogni uomo, in quanto acquirente di merci, possegga una conoscenza enciclopedica delle merci” 6.
Forse per i consumatori sarebbe meglio aggiungere alla conoscenza enciclopedica (ciclo di produzione) quella di leggi e norme (nazionali, internazionali, ecc.) e, purtroppo, quella delle attività della criminalità organizzata locale e mondiale!
La risposta alla successiva domanda: “ chi lo deve fare?” non è: “I consumatori” ma bensì: “gli Organi ispettivi nazionali e locali (ASL, ARPA, ecc.) gli Amministratori pubblici e gli organi tecnici dei vari enti, gli Ordini professionali e i Sindacati di professioni sanitarie e non e molte altre categorie. Sapere qualcosa che può avere influenza sulla salute umana animale e ambientale e non intervenire, assumendosi la responsabilità di informare la popolazione e proponendo dei correttivi (norme, leggi, ecc.) è comodo, ma spregevole e non contribuisce alla pace sociale.
La forma più attuale della fictio juris è rappresentata dall’onnipresente etichetta, meglio se fornita di codice a barre. E’ infatti una credenza diffusa che chi sa leggere criticamente le etichette che identificano i vari prodotti, non abbia bisogno di approfondite conoscenze merceologiche.
L’obbligo da parte dei produttori di specificare ogni ingrediente di un prodotto sulle etichette è però di scarsa utilità per comprendere a fondo le caratteristiche delle merci, in quanto a norma di legge non vengono dichiarati vari componenti tecnologici, come alcuni catalizzatori. Inoltre, quando la legge è di fatto scritta dai produttori e commercianti delle merci e i mezzi idonei ad individuare eventuali frodi non sono utilizzabili dai controllori, sia per motivi giuridici (mancanza di leggi e norme) che economici (ricerche non finanziate adeguatamente), siamo al limite della truffa legalizzata (opinione personale dell’Autore).
Un esempio interessante di ciò che già adesso è tecnicamente possibile fare, per controllare se le etichette dicano la verità è fornito dal sito: “Le indagini di medicina legale molecolare di Steve Palumbi rivelano gli squallidi aspetti dei prodotti della pesca” 7.
Utilizzando un particolare strumentazione portatile, questo ricercatore ha dimostrato la possibilità di sequenziare il DNA delle specie ittiche, scoprendo molte frodi che non sarebbe stato possibile smascherare con i classici sistemi di ispezione visiva del pescato.
Anche in Italia si fanno ricerche simili; peccato che forse sarebbe il caso di estenderle e di proporle come routine (8). Ricordo che ai Servizi Veterinari compete l’ispezione dei prodotti della pesca, per quanto riguarda la sicurezza alimentare, mentre la vigilanza sulla pesca, dai controlli in mare al riconoscimento della specie del pescato è competenza delle Capitanerie di Porto (9).
Anche in questo caso, come spesso accade in Italia, ognuno cerca di difendere le proprie competenze e poteri, alimentandone l’indeterminazione, invece di definire in primo luogo le reciproche sfere di competenza, e poi imparando a collaborare (10).

Consigli per gli acquisti.
Attualmente più dell’85% degli stock ittici mondiali sono stati utilizzati sino, se non oltre, il loro limite biologico e il 68% degli stock commerciali dell’UE sono vittime della sovrapesca.
Dobbiamo quindi chiederci se sia il caso di continuare a mangiare carpaccio di tonno rosso sempre e dovunque e, magari, considerare il mare come qualcosa che riguarda anche noi, cercando di aggiornarci sulla sostenibilità della pesca nel Mediterraneo (11).
Nel corso del 2013 si sono avuti vari allarmi alimentari, come la scoperta della radioattività nelle carni di alcuni cinghiali cacciati nell’Arco alpino e in frutti di bosco (mirtilli), respinti all’importazione in Giappone, perché superavano i livelli massimi di radionuclidi consentiti dalla legislazione locale. Anche queste evenienze devono essere approfondite e gestite in prima persona da tutti i professionisti della Sanità, quando quotidianamente si confrontano con pazienti e utenti.
Considerata l’importanza dell’alimentazione per disintossicare o ridurre il carico di xenobiotici dell’organismo, è indispensabile informarsi e propagandare informazioni alimentari e nutrizionali semplici, economiche e accettabili. Ad esempio, usare sempre il sale iodato invece di quello comune, per prevenire carenze di iodio, imparare a utilizzare pectina, alghe e alginati, zeoliti (argille adsorbenti), anche per l’alimentazione animale, che è uno dei caposaldi della sicurezza alimentare.
L’igiene alimentare, cioè la prevenzione dei rischi derivanti dal consumo di alimenti, non è esclusiva competenza di dietologi o nutrizionisti, ma uno strumento culturale per avvicinare il pubblico a chi lotta per il cambiamento, dimostrando un vero interesse per le persone e offrendo loro, oltre a rassicurazioni di comodo, anche un metodo pratico per affrontare queste preoccupazioni quasi quotidiane.
Concludendo, ricordiamo come tutti gli argomenti sopra descritti siano legati alla Radioprotezione umana, animale e ambientale e vadano affrontati in modo organico, individuando delle nuove priorità e definendo un metodo operativo comune tra Sanità e Ambiente, e che, sino a quando non si farà chiarezza sulle norme che regolano il commercio internazionale e quello tra i paesi dell’Unione Europea, continueremo a subire allarmi alimentari inutili e dannosi.

Approfondimenti
Come approfondimento si propone la scheda: Livelli massimi di contaminazione ammissibili per prodotti alimentari e alimenti per animali destinati al commercio intra-comunitario.

(Pubblicato sul sito di AMICA con il permesso dell’autore)

Bibliografia

La Promozione della Salute è il processo che conferisce alle persone la capacità di aumentare e migliorare il controllo sulla propria Salute. E’ un processo globale, sociale e politico, che non comprende solo le azioni dirette a rinforzare le capacità degli individui, ma è primariamente volto alle azioni che sono dirette a cambiare le condizioni sociali, economiche, ambientali, in modo tale che si riduca l’impatto sulla salute, pubblica e individuale, di tutto quanto è sfavorevole alla Salute, e si incentivi quanto la incrementa. Glossario OMS
http://www.dors.it/alleg/newcms/201303/OMS_Glossario%201998_Italiano.pdf

2 Interessante animazione che rappresenta la traversata della radioattività dal Giappone alla costa ovest degli USA.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-07/fukushima-nuovo-allarme-lungo-termine-155928.shtml?video&uuid=ABdsr8b&mccorr=ABoelBc

3 “Tonno in scatola e mercurio…” 9 maggio 2013
http://www.ilfattoalimentare.it/

4 Nuclear Tuna. Traces of Fukushima radiation help scientists track Pacific bluefin migration.
http://www.montereycountyweekly.com/news/local_news/article_a055feed-7c88-5404-bdf9-86f39b6736b7.html

5.http://www.ausl.bologna.it/asl-bologna/dipartimenti-territoriali-1/dipartimento-di-sanita-pubblica/spv/prodotti-ittici/corsi-di-formazione/corsi-di-formazione-del-2011/Corso-Malattie-trasmesse-da-alimenti-il-rischio/Chiaravalle%20Radioattivita%2017%20Giugno%202011%20Bologna.pdf/attachment_download/file

6 “Il Capitale” di Karl Marx, nota 5

7 Are You Eating What You Think You’re Eating? Steve Palumbi’s molecular forensics exposes the seedy side of seafood.
Le indagini di medicina legale molecolare di Steve Palumbi rivelano gli squallidi aspetti dei prodotti della pesca.
http://www.slate.com/articles/health_and_science/doers/2013/01/steve_palumbi_seafood_identification_molecular_forensics_of_whale_meat_and.html

8 http://www.ilfattoalimentare.it/falsi-filetti-cernia-pangasio-venduto-halibut-polpo-italiano-frodi-pescheri.html

9 http://www.guardiacostiera.it/organizzazione/pesca.cfm

10.http://www.sivempveneto.it/leggi-tutte-le-notizie/18626-sicurezza-alimentare-quale-il-ruolo-della-capitaneria-di-porto-la-fnovi-chiede-chiarimenti-al-ministero-della-salute
11. Mediterraneo, il pesce verso la scomparsa fra fermi inutili e miliardi gettati al vento. Senza programmazione.
http://www.sivempveneto.it/leggi-tutte-le-notizie/18222-mediterraneo-pesce-verso-la-scomparsa-fra-fermi-inutili-e-miliardi-gettati-al-vento-politiche-contraddittorie-nessuna-programmazione

 

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