Vivere al chiuso: i rischi
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità trascorriamo fino al 90% del tempo in ambienti chiusi. Case, uffici, scuole, mezzi di trasporto: l’esposizione è continua. Già dal 1987 l’OMS parlava di “Sindrome dell’edificio malato”, mentre emergevano i primi casi di Sensibilità Chimica Multipla. Non è un problema nuovo, ma è stato a lungo ignorato.
Gli edifici moderni, sempre più sigillati, trattengono calore ma anche inquinanti. L’aria ristagna, gli odori aumentano, e su questo bisogno si è costruito un mercato in forte crescita: deodoranti e profumatori per ogni spazio, dalla casa all’auto, fino a scuole, uffici, ospedali e sistemi di ventilazione centralizzati.
Un mercato che peggiora il problema
Spray, diffusori elettrici, oli, candele, incensi: il principio è sempre lo stesso. Coprire l’odore senza rimuoverne la causa. Muffe, batteri e contaminanti restano presenti. Il risultato non è aria pulita, ma aria più complessa dal punto di vista chimico.
In ambienti già poco ventilati, l’aggiunta continua di fragranze può aumentare la concentrazione totale di inquinanti. Il “profumo di pulito” diventa un indicatore fuorviante.
Cosa c’è nei profumatori
Le ricerche coordinate da Anne Steinemann mostrano che i deodoranti emettono composti organici volatili (VOC) come benzene, toluene, etilbenzene e xileni. All’interno degli edifici, questi composti possono reagire con l’ozono formando inquinanti secondari: formaldeide, particolato fine e aerosol organici.
Le emissioni non restano confinate. Studi condotti negli Stati Uniti stimano che i profumatori possano contribuire anche all’inquinamento esterno: in California, già negli anni ’90, erano associate a emissioni di circa 7,5 tonnellate al giorno di VOC.
Esposizione quotidiana e effetti sulla salute
L’esposizione è continua e spesso sottovalutata. Anche a basse concentrazioni, i deodoranti ambientali sono stati associati a mal di testa, irritazioni delle vie respiratorie, crisi asmatiche, problemi neurologici e reazioni cutanee. Nei bambini sono stati osservati anche episodi come diarrea e infezioni dell’orecchio.
Alcune sostanze emesse, come l’acetaldeide, sono classificate come potenzialmente cancerogene e collegate a effetti su sistema respiratorio, cardiovascolare ed endocrino.
Le categorie più esposte restano bambini, donne in gravidanza, anziani, persone asmatiche o allergiche. Aumenta, inoltre, il numero di persone che soffrono di Sensibilità Chimica Multipla e che non possono assolutamente stare in ambienti dove ci sono deodoranti ambientali o profumi.
Il paradosso dei prodotti “green”
Lo stesso corpus di studi evidenzia un dato netto: i deodoranti etichettati come “green”, naturali o biologici non mostrano differenze significative nelle emissioni rispetto ai prodotti convenzionali. Il termine “green” non ha una definizione normativa e non garantisce minore tossicità.
A questo si aggiunge un problema di trasparenza. I produttori non sono sempre obbligati a dichiarare tutti gli ingredienti, in particolare quelli legati alle fragranze, spesso coperti da segreto commerciale.
Profumi ovunque
L’uso dei profumatori si è esteso ben oltre l’ambiente domestico. Oggi sono presenti in luoghi di lavoro, scuole, hotel, ristorazione, strutture sanitarie e assistenziali, mezzi pubblici e privati. In alcuni casi vengono diffusi direttamente tramite impianti di ventilazione, aumentando l’esposizione su larga scala.
Questo rende l’esposizione non più una scelta individuale, ma una condizione imposta.
L’unica soluzione efficace resta la ventilazione
I dati sono coerenti: aggiungere fragranze non migliora la qualità dell’aria. L’unico intervento efficace è il ricambio d’aria e la riduzione delle fonti di contaminazione.
Aprire le finestre, migliorare la ventilazione o utilizzare sistemi di filtrazione ha un effetto reale. Il resto è una sovrastruttura commerciale.
Una questione sanitaria e di accessibilità
Alcuni Paesi hanno introdotto politiche “fragrance-free” negli ambienti sanitari per ridurre l’esposizione e garantire accesso a tutti, in particolare alle persone con Sensibilità Chimica Multipla.
Il punto è semplice: l’aria non dovrebbe essere un ostacolo. E un ambiente di cura non dovrebbe esporre a sostanze che possono peggiorare la salute.
Di Donatella Stocchi
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