Cellulari e Wi-Fi: per gli scienziati di Bionitiative servono nuovi limiti di sicurezza

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Nel 2007 sedici scienziati indipendenti, ovvero privi di conflitti di interessi, hanno creato un gruppo di lavoro per valutare la letteratura scientifica pubblicata e stabilire dei limiti di sicurezza per i campi elettromagnetici, basati sulle evidenze scientifiche del rischio.

A fine 2007 hanno pubblicato il primo Rapporto Bioinitiative che ha identificato come limite accettabile 0,6 V/m, ma nella consapevolezza che non esiste un limite minimo di esposizione alla radiofrequenza al di sotto del quale non avvengono effetti biologici ovvero, in altre parole, nella consapevolezza che la radiofrequenza produce comunque sempre un effetto biologico, anche se non sempre poi questo effetto si traduce in un rischio sanitario.

Nel 2012 gli scienziati hanno aggiornato il loro Rapporto Bioinitiative prendendo in considerazioni le nuove pubblicazioni scientifiche e hanno concluso che il limite di 0,6 V/m non è più adeguato e che bisognerebbe ulteriormente ridurlo per minimizzare i rischi per la salute per la popolazione. I ricercatori sono particolarmente preoccupati per gli effetti sulla salute nei bambini e nei giovani.

Gli effetti biologici della radiofrequenza riscontrati nella letteratura scientifica dal Gruppo Bioinitiative sono:

  • una trascrizione genetica anomala (Sezione 5); una genotossicità e danni al filamento singolo o doppio del DNA (Sezione 6);
  • stress delle proteine causato dalla natura frattalica del DNA, che si comporta come un’antenna per la radiofrequenza, (Sezione 7);
  • perdita della capacità di riparazione del DNA nelle cellule staminali umane (Sezione 6 e 15);
  • la riduzione delle sostanze spazzine dei radicali liberi, in particolare della melatonina (Sezione 5,9,13,14,15,16 e 17);
  • neurotossicità nell’Uomo e negli animali (Sezione 9);
  • cancerogenicità nell’Uomo (Sezioni 11,12,13,14,15,16 e 17);
  • gravi ripercussioni nella morfologia dello sperma umano e animale (Sezione 18);
  • effetti sulla salute dei nascituri (Sezione 18,19 e 20);
  • effetti sullo sviluppo del cervello e della scatola cranica nei nascituri di animali esposti a radiazioni da telefono cellulare durante la gravidanza (Sezioni 5 e 18).

Questi effetti biologici avvengono anche per livelli di densità di potenza molto bassi e possono verificarsi pochi minuti dopo l’esposizione alla radiazione di cellulari, a cordless domestici, ripetitori, WI-FI e smart meters.

In caso di esposizione è prolungata questi effetti biologici si possono tradurre in un rischio per la salute perché interferiscono con i normali processi di riparazione del corpo, ovvero non permettono la cosiddetta “omeostasi”, la condizione di equilibrio dei meccanismi biologici, impedendo così la riparazione dei danni del DNA, producendo squilibri nel sistema immunitario e metabolico e abbassando così la resistenza alle malattie attraverso diversi meccanismi.

Secondo i ricercatori di Bioinitiative “Gli standard di sicurezza per le esposizioni elettromagnetiche di radiofrequenza sono da 1.000 a 10.000 volte più alti dei livelli osservati negli studi attuali sugli effetti biologici dei ripetitori della telefonia mobile.” Questo vuol dire che gli standard di sicurezza sono inadeguati a tutelare la salute pubblica.

Studi sulla fertilità

La ricerca ha scoperto che gli spermatozoi umani sono danneggiati dalle radiazioni del telefono cellulare ad intensità di potenza molto basse ovvero da pochi microwatt e nanowatt/cm2 (0.00034-0,07 uW/cm2). Questo desta forte preoccupazione per i danni alla fertilità, alla riproduzione e alla salute dei nascituri a causa del fatto che gli spermatozoi non hanno la capacità di riparare i danni del DNA.

I livelli di esposizione a cui sono osservati questi danni sono simili a quelli prodotti dal telefono cellulare quando viene indossato nella cintura o nella tasca dei pantaloni, o quando si usa un computer portatile sulle ginocchia.

Il rischio per la fertilità è stato osservato anche negli studi su animali dove si è visto un danno ossidativo e un danno al DNA, modificazioni di patologie nei testicoli animali, abbassamento della motilità e vitalità e altri danni deleteri alla linea germinale maschile. (Dasdag et al, 1999; Yan et al, 2007; Otitoloju et al, 2010; Salama et al, 2008; Behari et al, 2006; Kumar et al, 2012.

I bambini sono più a rischio

Gli attuali limiti di sicurezza promossi dell’ICNIRP e dalla Commissione Federale per le Comunicazioni degli Stati Uniti (FCC) non sembrano proteggere sufficientemente la salute pubblica, in particolare i più giovani (embrione, feto, neonato, bambino molto piccolo).

L’Accademia Americana di Pediatria, in una lettera al membro del Congresso statunitense Dennis Kucinich (12 dicembre 2012) sostiene che: “I bambini sono colpiti in modo sproporzionato dalle esposizioni ambientali, comprese le radiazioni dei cellulari. Le differenze di densità ossea e la quantità di liquido nel cervello di un bambino rispetto al cervello di un adulto potrebbe permettere ai bambini di assorbire una maggiore quantità di energia da radiofrequenza più in profondità rispetto al cervello degli adulti. E’ ‘essenziale che i nuovi standard per i telefoni cellulari o altri dispositivi wireless si basi sulla protezione delle popolazioni più giovani e più vulnerabili per garantire la loro salvaguardia durante la vita. “

I ricercatori hanno concluso che i bambini e i feti le cui madri usavano il cellulare durante la gravidanza possono rischiare di soffrire di iperattività, di difficoltà di apprendimento e di problemi comportamentali.

Divan e al. (2008) hanno scoperto che i bambini nati da madri che avevano usato il cellulare durante la gravidanza sviluppano maggiori problemi comportamentali prima di raggiungere l’età scolare rispetto ai bambini le cui madri non lo avevano usato. I bambini esposti avevano il 25% più problemi emozionali, il 35% più iperattività, il 49% maggiori problemi comportamentali e il 34% maggiori problemi tra pari.

Il buon senso direbbe di limitare, in questa popolazione, sia le basse frequenze che le radiofrequenze cercando di evitare le esposizioni evitabili quelle nelle incubatrici e insegnando alle madri in gravidanza ad astenersi dall’uso di computer portatili, cellulari e altre fonti elettromagnetiche.

I bambini e i feti vengono esposti alle radiazioni dai cellulari, dai ripetitori, dal WI-FI, dai computer portatili, dalle incubatrici e questi campi elettromagnetici possono produrre problemi cardiaci, livelli ridotti di melatonina nei neonati e un possibile maggiore rischio di ammalarsi di cancro.

Una possibile correlazione con l’autismo

Secondo il Gruppo Bioinitiative tutti i bambini dovrebbero essere ragionevolmente protetti dai danni fisiologici prodotti dai campi elettromagnetici significativamente elevati, ma dovrebbero essere protetti soprattutto i bambini con problemi neurologici e le classi con bambini “speciali”.

Ci sono prove scientifiche sufficienti per motivare la scelta di usare solo Internet via cavo e di cablare le aule. (Herbert e Sage, 2012 – Sezione 20).

Alcuni studi dimostrano che le alterazioni presenti nei soggetti affetti da ASD sono molto simili a quelle prodotte dall’esposizione ai campi elettromagnetici di radiofrequenza ovvero: alterazione genica o dell’espressione genica, alterazioni cerebrali o dello sviluppo organico, alterazione dei fenomeni di modulante sistemica e della funzione cerebrale e alterazioni funzionale del comportamento, dell’interazione sociale e dell’attenzione. 

Per questo, secondo il Gruppo Bioinitiative, bisogna ridurre i rischi per la salute limitando le esposizioni a campi elettromagnetici già nelle prime fasi dello sviluppo embrionale e fetale e in generale nei giovani prima dei venti anni. 

Nei casi di autismo i ricercatori ritengono che possa essere utile eliminare i fattori di stress inutili come i campi elettromagnetici per rafforzare i processi di resilienza. (Herbert e Sage, 2010 – Sezione 20)

I rischi per il cervello

La ricerca ha dimostrato che la radiofrequenza produce, in certe finestre di densità di potenza, un danno alla barriera ematoencefalica, una barriera protettiva che impedisce il flusso di tossine nel tessuto cerebrale. Con l’aumento della permeabialità della barriera emato-encefalica dovuto alla radiofrequenza del cellulare si può verificare un rischio di danno neuronale. Si tratta di un effetto non-termico che avviene per bassi livelli di esposizione.

Una singola esposizione di 2 ore alle radiazioni del telefono cellulare può causare un aumento della perdita della barriera ematoencefalica per 50 giorni dopo l’esposizione, con un danno neuronale osservabile e dovuto alla perdita di albumina.

Il livello di densità di potenza a cui avviene Questo effetto si verifica per un livello di esposizione inferiore a 0,001 W/kg che corrisponde più o meno ad un cellulare a un metro di distanza. Questo significa che una persona può subire un danno cerebrale dovuto alla radiazione di un cellulare usato da un’altra persone che gli sta distante un metro. 

Rischi cancerogeno

L’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS nel maggio 2011 ha classificato la radiofrequenza come un Possibile Cancerogeno per l’Uomo (Classe 2B). Questa classificazione si applica a tutte le fonti di radiofrequenza, dai cellulari ai telefoni cordless domestici, dai ripetitori dei cellulari al WI-Fi, dai tablet agli smart meter, dai radar ai baby monitor.

Secondo i ricercatori di Bioinitiative, però, le evidenze scientifiche sono tali che la radiofrequenza rientrerebbe nella classificazione di Classe 1 ovvero sarebbe un Cancerogeno Certo per l’Uomo.

 

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