Ecco la prova che i pesticidi influiscono negativamente sullo sviluppo dei bambini

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Cyinthia Wilson
Our Toxic Times, dicembre 2005, pubblicazione del Chemical Iniury Information Network – http://www.ciin.org
Traduzione a cura di A.m.i.c.a. – https://www.infoamica.it


Uno studio su bambini della Yaqui Valley e della collina circostante di Sonora in Messico ha scoperto che i primi, esposti a pesticidi, sono diversi dai secondi, relativamente meno esposti, per una inferiore capacità funzionale, nonostante non ci fosse alcuna differenza nella crescita fisica (1). L’antropologa a capo della ricerca, Elizabeth A. Gillette dell’Università dell’Arizona, ha affermato: “Non penso che le esposizioni dei bambini (a insetticidi, erbicidi e fertilizzanti chimici – definiti nel complesso “pesticidi”) sia minore o maggiore di altre zone agricole negli Stati Uniti” (2).

Una delle maggiori difficoltà nello stabilire l’impatto delle esposizioni a pesticidi sui bambini, soprattutto negli USA, è che in gran parte i bambini sono tendenzialmente diversi per aspetti fisici, ambientali, culturali e per esperienze sociali. Poiché tali fattori influenzano la crescita e lo sviluppo, possono rappresentare dei co-fattori in qualsiasi studio.

I bambini di Yaqui (della valle e delle colline) sono stati scelti perché questi potenziali co-fattori non erano presenti nella popolazione. La sola differenza tra i due gruppi di bambini era la loro esposizione ai pesticidi (1). I criteri di selezione dei bambini comprendevano l’età (4–5 anni), le origini del territorio di Yaqui e una storia di residenza nella zona di entrambi i genitori e nonni. Tutte le famiglie selezionate nelle colline hanno acconsentito a partecipare, mentre delle famiglie della valle lo ha fatto il 90%. “I padri tendevano di più a negare il permesso; nella discussione hanno poi ammesso di sospettare che i pesticidi fossero nocivi per i bambini, ma di non voler sapere che lo fossero nello specifico per i propri figli” (1).

Ai bambini è stato chiesto di svolgere dei compiti considerati normali da essi stessi. Hanno fatto dei salti sul posto, raccolto due diversi tipi di palle (da basket e da tennis) a tre diverse distanze, sono rimasti in piedi su una gamba hanno versato dell’uva secca dentro ad una bottiglia, hanno ripetuto dei numeri ed hanno dovuto ricordare qualche regalo – e di quale colore – era stato promesso loro all’inizio della ricerca. Ai bambini è stato anche richiesto di fare il ritratto di una persona. La sessione dei test è stata completata misurando la testa, il petto, l’altezza e il peso dei bambini (1).

Sebbene i due gruppi fossero simili nella crescita fisica, i bambini di collina hanno superato quelli della valle in tutti i test eccetto che per la resistenza in piedi su un solo piede. Da un punto di vista culturale, ai bambini dello Yaqui è stato insegnato di non stare su un piede per non cadere, perciò i bambini di entrambi i gruppi o si sono rifiutati di fare il test o hanno chiesto di potersi appoggiare a qualcuno o a qualcosa (1). E’ stata valutata la resistenza dei bambini facendo fare dei salti sul posto. Il tempo massimo di un bambino della valle è stato di 110 secondi; quello di un bambino delle colline è stato di 336 secondi (1). Nella presa della palla i bambini della valle avevano un’abilità significativamente inferiore nel prendere la palla grande ad una distanza di tre metri.

I bambini delle colline avevano una performance migliore di quelli della valle nel prendere le palle da tennis in tutte le distanze, dimostrando di avere mediamente una miglior coordinazione tra occhio e mano (1). E’ stata notata una differenza persino più grande nella coordinazione tra sguardo di precisione e mano: i bambini della valle erano migliori nel versare l’uva secca nella bottiglia. In questo test non sono state osservate differenze tra i due sessi (1).

Mentre i bambini di entrambi i territori hanno avuto una performance ugualmente buona nella memoria a breve termine, nel ricordare quattro numeri, quelli della valle hanno avuto maggiori difficoltà nell’afferrare il funzionamento del test. Comunque, nel test di memoria a lungo termine di trenta minuti (ricordare il regalo che avrebbero ricevuto) il 59% dei 17 bambini delle colline hanno ricordato sia l’oggetto che il colore e solo uno su 17 ha dimenticato che il regalo era un palloncino. Dei 33 bambini delle colline solo il 27% ha ricordato che il regalo era un palloncino rosso e il 18% non ricordava né l’oggetto né il colore (1).

La differenza più scioccante tra i bambini esposti ai pesticidi (della valle) e quelli non esposti (delle colline) è stata la capacità di disegnare una persona (vedere la figura) (1). I bambini della valle hanno disegnato mediamente solo 1,6 parti del corpo rispetto alle 4,4 disegnate da quelli delle colline. Le femmine della valle hanno disegnato meglio dei maschi, ma sempre molto sotto la media del gruppo delle colline. Peraltro, è stato notato che i bambini delle colline muovevano il foglio per mettersi in una posizione migliore per disegnare specifiche parti del corpo e confrontavano il proprio disegno con la persona reale per fare delle correzioni. “I bambini della valle guardavano al modello, ma continuavano a tracciare cerchi senza senso” (1).

E’ stato osservato anche che i due gruppi di bambini giocavano in modo diverso. Il gioco di gruppo si è visto soprattutto nei bambini delle colline, con le bambole e con i giochi di strada. I bambini della valle tendevano a colpirsi senza provocazione, a giocare con inferiore creatività e a vagare senza un obiettivo. “Le implicazioni di queste osservazioni sono terribili”, ha affermato David O. Carpenter, neurotossicologo dell’Università Statale di New York. Carpenter ritiene che, vista la portata enorme dei cambiamenti neurologici osservati, questi siano “incredibili e potrebbero essere irreversibili” (2).

Philip J. Landrigan, pediatra al Centro Medico del Mount Sinai di New York, ha osservato che “sebbene i bambini non abbiano manifestato i sintomi tipici dell’esposizione a pesticidi, sono stati esposti a livelli sufficienti a causare dei deficit funzionali” (2).

Bibliografia
1. E.A.Guillette e altri “An Anthropological Approach to the Evaluation of Preschool Children Exposed to Pesticide in Mexico”, Environmental Health Perpectives, giugno 1998, Vol. 106, n.6.
(Si può ordinare l’articolo originale da http://www.ciin.org; order n.0123 – GUIL – 98 – 007 – 2.75)
2. Pieturing pesticides impact on kids, Scienze News, 6 giugno 1998, 153 (23): 3.58.
3. W. A. Alarcon e altri “Acute Illness Associated with Pesticide Exposure at Schools”, Jama, 27 luglio 2005, 294 (4): 455 – 456.
(Si può ordinare l’articolo originale da http://www.ciin.org; order n. 0123 –ALAR – 05 – 011 ; 3.75)

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