Studio epidemiologico sulla MCS in Canada e in USA

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Recensione di A.M.I.C.A.

Nel 2007 la Commissione Canadese per i Diritti Umani ha pubblicato il rapporto “Prospettiva Medica sulle Sensibilità Ambientali” scritto da Margaret E. Sears (1) per informare datori di lavoro, fornitori di servizi sociali e cittadini sulle sensibilità ambientali attraverso la revisione della letteratura scientifica.

Nel gennaio 2007 Statistic Canada ha riportato che il 5% dei canadesi, circa 1,2 milioni di persone, soffrono di “sintomi fisici non spiegabili dal punto di vista medico”, tra cui anche di MCS (1). Il Sondaggio sulla Salute della Popolazione Nazionale del 2003 di Statistic Canada su 135.576 cittadini ha scoperto che l’incidenza dei soggetti con diagnosi di MCS effettuate da un medico era di 2,4% nella popolazione oltre ai dodici anni e del 2,9% nella popolazione oltre i trent’anni. Il sondaggio Nazionale del 2005 sulla Salute e sul Lavoro delle infermiere ha rivelato che il 3,6% delle infermiere canadesi riportano di avere la MCS. Questi studi canadesi evidenziano che la prevalenza delle sensibilità ambientali aumenta con l’età. Nel sondaggio sulle infermiere l’1,4% del campione che riferiva sensibilità ambientali aveva meno di 35 anni, mentre la percentuale saliva al 3,7% nel campione tra i 35 e i 44 anni e poi al 4,3% e al 4,8% nelle decadi successive (1).

Nel 1993 la dott. ssa Iris Bell e i suoi colleghi hanno scoperto che il 66% degli studenti intervistati riportava di stare male a causa di una o più delle sostanze chimiche più comuni, mentre il 15% riferiva di stare male per il semplice odore di almeno una di queste sostanze (2). Nel 1996 il Dott. William Meggs e i suoi colleghi dell’Università North Carolina hanno scoperto che un terzo degli studenti osservati riportava una sensibilità chimica con sintomi quotidiani nel 3,9% dei casi.

Nel 1999 il Dott. Richard Kreutzer e i colleghi hanno indagato 4.046 residenti della California e hanno scoperto che il 6,3% del campione riportavano una MCS o una malattia ambientale diagnosticata da un medico e circa l’11,9% riportava la sensibilità a più di un tipo di sostanza chimica (3).

Nel 2002 Stanley e Caress e altri colleghi hanno scoperto che la maggioranza degli individui ipersensibili, circa il 52% del campione, aveva sintomi “gravi” o “quasi gravi” in caso di esposizione a prodotti comuni come detersivi, profumi e pesticidi. Il 76% aveva, perciò, cambiato i prodotti per l’igiene della casa e per la cura personale; il 47,8% aveva iniziato ad usare sistemi di purificazione dell’aria e dell’acqua; mentre il 13% aveva ritenuto necessario cambiare casa.

Sempre Caress, ma insieme a Steinmann, hanno scoperto nel 2003 che il 12,6% di cittadini di Atlanta (Georgia) riportava un’ipersensibilità e di questi il 13,5% (cioè l’1,8% del totale) aveva perso per questo il lavoro (4). Un altro studio degli stessi ricercatori nel 2004 ha scoperto che il 12,6% di 1.582 intervistati sempre di Atlanta (Georgia) riportava una ipersensibilità (9); un secondo studio dello stesso anno ha rivelato che il 2,5% del campione aveva avuto dal medico una diagnosi di MCS (5). Nel 2005 i due ricercatori hanno studiato la correlazione tra asma e ipersensibilità chimica: il 14,1% dei soggetti aveva una diagnosi d’asma e l’11,2% riportava un’ipersensibilità alle sostanze chimiche.

Dei soggetti con asma il 7,4% aveva anche una diagnosi di MCS, mentre dei soggetti con MCS il 42% aveva anche una diagnosi di asma.

Tutti gli studi citati si possono acquistare dal Chemical Injury Information Network. http://www.ciin.org/.

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