Chi ha davvero bisogno del 5G?

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Il Governo ha venduto nel 2018 alle compagnie di telecomunicazioni un insieme di  frequenze che intendono costruire una nuova rete 5G.

Questa nuova rete non si sostituisce, ma va a sommarsi alle precedenti generazioni della telefonia mobile (2G/GSM, 3G, UMTS, 4G, LTE). Per questo scienziati, associazioni, comitati e gruppi di cittadini sono molto preoccupati per l’impatto sulla salute pubblica e sull’ambiente.

La ricerca ha già trovato che le radiofrequenze causano alterazioni alle regolazione del DNA e sono in corso gli studi sugli effetti epigenetici, ovvero transgenerazionali. Il 5G, inoltre, utilizza le “onde millimetriche” delle quali si sa ancora poco, se non il fatto che sono state usate come armi elettromagnetiche per il respingimento delle folle.

Gli scienziati già nel 2017 avevano lanciato alla Commissione Europea un Appello per il blocco del 5G nel 2018.  La Commissione Europea, rassicurata dalle posizioni dell’ICNIRP, un’associazione privata che gode della massima credibilità presso le agenzie di salute pubblica come l’OMS e lo SCENIHR, ha stabilito che sia possibile vendere queste nuove frequenze

Le radiazioni del 5G sono fortemente polarizzate e, sebbene utilizzino densità di potenza basse, alcuni ricercatori ritengono che potrebbero causare punti di concentrazione tali da causare effetti termici sull’epidermide. La maggiore preoccupazione, però, riguarda gli effetti non termici, cioé quelli che avvengono per interazione con il campo elettromagnetico di cellule e organi che funzionano – forse pochi lo sanno – per interscambi chimici ma anche elettromagnetici.

A cosa serve questo 5G?

Il raggio d’azione del 5G è molto corto rispetto alle precedenti generazioni della telefonia mobile ed è per questo che l’industria vuole triplicare il numero di antenne rispetto a quelle attuali. Il compito del 5G sarà prevalentemente quello di consentire di scaricare più volocemente dati dal cellulare, come video e applicazioni, ma anche di mettere in connessione gli oggetti tra di loro secondo la logica denominata “Internet delle cose”.

In pratica si immettono nell’ambiente nuove radiazioni per far comunicare l’etichetta delle nostra t-shirt con i negozi che faranno accordi commerciali con il venditore della maglietta magari per farci apparire sul cellulare che quel negozio lì vicino a noi ha disponibile una maglietta simile di un altro colore. Un altro esempio è quello del frigorifero che comunica al nostro cellulare che abbiamo finito il latte o il rilevamento a radiofrequenza delle strade per la guida automatizzata delle automobili.

Sono questi reali bisogni sentiti dalle persone o non sono piuttosto bisogni delle aziende di raccogliere sempre più dati dai consumatori per profilare e selezionare meglio l’offerta di prodotti e servizi?

L’uso del 5G e dell’Internet delle cose comporta, infatti, forti rischi per la privacy, oltre che per la salute, perché se dovesse davvero essere sviluppata questa connessione con gli oggetti, ci saranno tutta una serie di operatori – dalle aziende della telefonia mobile, ai gestori di applicazioni, a commercianti di vario genere – che sapranno sempre dove siamo, cosa facciamo, chi incontriamo, cosa acquistiamo.

La merce più preziosa oggi è immatariale, sono i nostri dati a consentire a colossi della rete di fare affari enormi. Basti pensare a Facebook che ancora oggi è un servizio gratuito perché a consentirgli di fatturare sono i nostri gusti, le nostre preferenze, le nostre abitudini che l’azienda cede a terzi ogni volta che più o meno consapevolmente ne diamo l’autorizzazione.

Prima di firmare un contratto per avere il 5G, è bene pensarci due volte, sia per i rischi per la salute sia per i vantaggi che offriremo alle aziende concedendo parte della nostra privacy.

Perché il Governo allora ha concesso prima di altri governi europei le frequenze del 5G alle aziende di telecomunicazioni?

La domanda andrebbe posta al Governo e, in particolare, al Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, che avrebbe dovuto confrontarsi con il Ministro della Salute Giulia Grillo per valutare i rischi per la salute pubblica, ma anche i pericoli per la flora e per la fauna.

Che fare?

Informarsi e informare gli altri. Queste associazioni si impegnano pubblicamente a non sottoscrivere contratti 5G:

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Francesca Romana Orlando

Giornalista professionista
Vice Presidente dell’Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e Ambientale (A.M.I.C.A.)
https://www.infoamica.it

 

 

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