Due studi che criticano le ricerche a favore di una origine psicologica/psichiatrica della MCS

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Origini Psicologiche della Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla: una revisione critica della letteratura scientifica

Ann L. Davidoff e Linda Fogarty
Medicina del Lavoro, Divisione di Scuola di Igiene e di Salute Pubblica – Università John Hopkins – Baltimora, Maryland
Traduzione a cura di A.M.I.C.A. – https://www.infoamica.it Archives of Environmental Health, sett/ott. 1994 vol. 49 N.5

Abstract. L’obiettivo di questa rassegna era valutare criticamente la ricerca sulle origini psicologiche sulla Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla (MCS).
Usando le parole chiavi “malattie ambientali”, “sensibilità chimica multipla” ed “ecologia clinica” sono state fatte ricerche al computer su due database, PsychLit e MedLine, e sono stati ricercati normalmente anche le bibliografie di tutti gli articoli selezionati. Sono stati selezionati dieci articoli che rispondevano a tre criteri per una loro revisione. In tutti gli articoli, tranne uno, erano presenti problemi comuni: di selezione dei campioni (in 5 articoli), di misurazione (in 7) e di progettazione dello studio (in 3).
Le ricerche attuali che studiano l’ipotesi di un’eziopatogenesi psicologica della MCS hanno problemi metodologici e le loro conclusioni sono criticabili. Gli studi sui profili psichiatrici osservati nei pazienti con la sindrome della MCS dovevano essere progettati per distinguere tra le ipotesi di una eziopatogenesi organica e di una psicologica.

Interferenze della Psichiatria nei Dati sui Sintomi Psicologici/Psichiatrici della MCS

Ann L Davidoff, Servizio per i pazienti dell’Ospedale Sheppard e Enoch Pratt, Baltimora, Maryland
Penelope M. Keyl, Dipartimento di medicina d’emergenza – Scuola di Medicina dell’Università Johns Hopkins – Baltimora, Maryland
Linda Fogarty, Dipartimento Gestione e Politica Sanitaria, Scuola di Igiene e di Salute Pubblica – Università Johns Hopkins – Baltimora, Maryland
Archives of Environmental Health, maggio/giugno 2002 vol.55 n.3

Abstract. Quando si ottengono dati sui sintomi psicologici/psichiatrici da test di permeabilità o da interviste psichiatriche somministrate a pazienti con sintomi dalla sindrome da Sensibilità Chimica Multipla (MCS), i ricercatori di solito attribuiscono tali risultati a tratti psichiatrici o all’eziopatogenesi psichiatrica della malattia. L’obiettivo principale di questo studio era valutare l’attendibilità delle spiegazioni non-psichiatriche dei dati sui sintomi psicologici/psichiatrici.
Nello Studio  1, i pazienti con la Sindrome da MCS hanno usato il Questionario della Personalità Multifasica del Minnesota-2 (MMPI-2) per descrivere cos’era cambiato dopo che si erano ammalati.
Nello Studio 2, tre diversi gruppi di professionisti hanno previsto i cambiamenti che sarebbero potuti emergere dal questionario suddetto dopo che una persona mentalmente sana avesse sviluppato la Sindrome da MCS o una condizione simile ad essa.
Nello studio 3, un secondo campione di pazienti con Sindrome da MCS ha completato il questionario suddetto ed altri via mail, permettendo agli autori di accertarsi se questi pazienti mostrassero psicopatologie in numero maggiore o diverse da quelle descritte dai pazienti ed ipotizzate dai professionisti. I dati derivati dallo studio 1 indicavano che lo sviluppo della sindrome poteva produrre un profilo psicopatologico nel questionario MMPI-2, caratterizzato da punteggi anomali per l’Ipocondria e l’Isteria. I professionisti nello studio 2 hanno mostrato parere concorde riguardo i cambiamenti ipotizzati nel questionario MMPI-2 in seguito allo sviluppo della sindrome. Tali cambiamenti mostravano livelli elevati di Ipocondria, Isteria, Astenia, Depressione e Schizofrenia.
Nello Studio 3, i pazienti che avevano svolto il questionario mostravano livelli elevati di Ipocondria, Isteria, Depressione (solo le donne) e Schizofrenia. I conteggi anomali sono stati associati strettamente all’enorme gravità della malattia e al bisogno di adattamento alla stessa. È stato dimostrato che la strategia di somministrare i test psicometrici a persone malate con l’obiettivo di valutare tratti o patologie psichiatriche e/o l’eziopatogenesi psicologica di una malattia è potenzialmente fuorviante.
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