Elettrosensibilità: Interrogazione Parlamentare in Belgio

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Il 20 luglio 2011 la deputata Thérèse Snoy ha presentato al Parlamento del Belgio una proposta di risoluzione riguardo il riconoscimento dell’Elettrosensibilità. Questo che segue è il testo. Traduzione di Massimiliano Della Monaca per A.M.I.C.A.

CAMERA DEI RAPPRESENTANTI DEL BELGIO

20 luglio 2011

PROPOSTA RISOLUTIVA
Atta a far riconoscere i pazienti affetti da elettro-ipersensibilità
(depositata da Thérèse Snoy et consorte)
Sviluppo

Signore, Signori,

Contesto

Dalla fine del 20esimo secolo, si è visto emergere un certo numero di patologie, di natura cronica, multisistemica, fino a quel momento sconosciute dal mondo medico-scientifico, le cui cause sono difficilmente determinabili.

L’incertezza regna per quanto riguarda la loro provenienza, dovuta al fatto della difficoltà ad esplicarne i meccanismi, al numero dei sintomi non specifici e agli aspetti soggettivi che certe patologie sviluppano a seconda degli individui che affliggono. Le persone che ne soffrono, così come gli organismi di sanità pubblica, le attribuiscono nella maggior parte dei casi, a una ipersensibilità ad uno o più fattori ambientali.

Il caso dell’elettro-ipersensibilità (EHS) o della SICEM (sindrome dell’intolleranza ai campi elettromagnetici) figurano fra queste patologie.

Descrizione

Secondo il gruppo belga Bio Electro Magnetic1 (gruppo di ricercatori dell’università di Liegi), l’elettrosensibilità ricopre dei sintomi che sono attribuiti, dalle persone che ne soffrono, alla prossimità o all’uso di strumentazioni elettriche e che risultano in gradi variabili in scomodità e un senso cattiva salute.

ARTAC (associazione per la ricerca terapeutica anti cancro) in collaborazione con il prof. Hardell, epidemiologo svedese, riconosciuto internazionalmente per i suoi lavori nel campo dei tumori ambientali, ha cercato di descrivere la sindrome d’intolleranza ai campi elettro magnetici dal punto di vista chimico e biologico.
Hardell afferma che i campi elettro magnetici responsabili della manifestazione di tale sindrome comprendono l’insieme dello spettro di frequenze, andando dalle estremamente basse fino a quelle più elevate delle radiofrequenze. Pertanto sono compresi non solamente i campi elettromagnetici emessi dalle linee di alta tensione, ma anche le antenne di televisione o radio ed ogni altra forma di antenna ripetitore, e ovviamente, i cellulari, i sistemi WiFi e WiMax, i computer, e la telefonia senza fIli di tipo DECT.

Secondo l’associazione nazionale (francese) per la sicurezza sanitaria delle tecnologie senza fili, l’EHS (Elettro Iper Sensibilità o Ipersensibilità Elettromagnetica) è una intolleranza ai campi elettromagnetici emessi dalle tecnologie senza fili del tipo telefonia mobile, tra le quali fanno parte l’UMTS, la WiFi, la WiMax, la BLUETOOTH, etc.

Ciò che conta non sembra tanto il tipo d’emissione, quanto l’insieme dei campi emessi, altrimenti detto “il garbuglio elettromagnetico” nel quale viviamo, il numero e la prossimità delle fonti, i tempi d’esposizione, etc.
I sintomi appaiono anche per livelli d’esposizione che non causano alcuna reazione nella maggioranza delle persone, e a dei livelli di frequenza e d’intensità ai quali la popolazione generale è esposta, nonostante largamente al disotto delle raccomandazioni internazionali.

L’ARTAC descrive tre fasi successive con sintomi crescenti in gravità, essenzialmente neurologici. Nell’uomo in particolare, si osservano: vertigini, mal di testa, problemi della memoria e della concentrazione, irritabilità, pizzicore, bruciore, dolori muscolari e articolari, perdita del sonno, eruzioni cutanee. Si riscontrano anche dei sintomi di stanchezza cronica e depressione. Nonostante il quadro possa variare da una persona all’altra.
Le persone che presentano tali sintomi devono regolarmente far fronte allo scetticismo riguardo al carattere reale della loro malattia. L’assenza di prova di una base organica di una malattia non significa che questa non esista. Sempre secondo ARTAC, che ha condotto uno studio su 200 persone dichiaratesi affette da EHS, il fatto che non si è ancora riusciti a provare la base organica di una malattia non significa che questa non esista. Si è del resto potuto riscontrare, in queste persone, una apertura della barriera emato-encefalica (che filtra il passaggio di sostanze tra il sangue e il cervello, evitandone così il suo avvelenamento), così come un aumento di segni di stress ed un certo numero di alterazioni biologiche.

ARTAC prosegue, dunque, le sue ricerche per spiegare perché questi sintomi si manifestino in un certo momento e solamente in certe persone. Essi avanzano già una linea di relazione con la “sindrome della sensibilità multipla alle sostanze chimiche”, riconosciuta recentemente.

Prevalenza e riconoscimento del problema

Un’inchiesta realizzata a partire da un questionario distribuito nella regione di Stoccolma (15000 persone) indica che l‘1,5% delle persone interrogate si definisca “allergico” o ipersensibile ai campi elettrici o magnetici. Un’altra inchiesta realizzata in California rivela che il 3,2% delle persone interrogate (su 2072) risponde positivamente alla questione: “Si sente allergico o molto sensibile se in prossimità d’apparecchi elettrici, computer o linee ad alta tensione?”. Recentemente un’altra inchiesta è stata realizzata nel sud-est dell’Inghilterra. Tra le 3600 persone che hanno partecipato a diverse tappe di questo studio, il 4% si definisce elettro-ipersensibile, tra le quali le femmine sono il doppio rispetto agli uomini.

Quanto all’evoluzione di tale elettro-sensibilità, uno studio svedese condotto dal ministero della sanità pubblica ha tracciato una previsione pessimista del numero di persone che saranno affette d’elettro-ipersensibilità nel 2050, tale incidenza sarà allora del 17%. In più in Belgio come in Francia si osserva un’aumento significativo di consulti per delle malattie definite ambientali. L’OMS classifica in questa sezione le patologie derivanti da onde elettromagnetiche.

Di fatto, l’EHS è una realtà che l’OMS riconosce a mezze parole.“Non ci sono quasi prove scientifiche in favore dell’ipotesi di una ipersensibilità ai campi elettromagnetici. Di recente studi scandinavi mostrano che i soggetti umani non reagiscono di maniera uniforme nel momento in cui sono esposti a un campo elettromagnetico in condizioni controllate. Non ci sono neanche dei meccanismi biologici generalmente accettati che siano adatti a tener conto di un tale fenomeno. La ricerca in questo campo è difficile proprio perché altre reazioni soggettive possono intervenire, indipendentemente dagli effetti diretti del campo stesso. Tuttavia i lavori proseguono.”

La Svezia e il Canada, sono stati i primi a osare fare delle scelte in materia. Questi due paesi hanno sviluppato nella loro legislazione testi di legge volti a riconoscere l’elettro-ipersensibilità come un handicap. Hanno dunque dovuto mettere in atto tutta una serie di proposizioni intente a ridurre tale handicap in rapporto alle persone non soffrenti. In Svezia si tratta di un handicap, in Inghilterra di una malattia, ma la linea di giunzione con i campi magnetici non è ufficialmente riconosciuta!

In Francia, era ancora ignorata dai poteri pubblici fin quando recentemente l’AFSSET denunciò chiaramente la sua identità. Ma il filo con i campi elettromagnetici non è stato neppure là ancora riconosciuto…“Nessuno studio tra tutti quelli realizzati ha mostrato una linea significativa tra le onde elettromagnetiche e questa ipersensibilità”.

Inizio 2011, il Consiglio europeo ha votato una risoluzione sui rischi legati agli irraggiamenti elettromagnetici. Tra le sue raccomandazioni, si ritrova questa: “Portare un’attenzione particolare alle persone elettrosensibili affette dalla sindrome d’intolleranza ai campi magnetici e di prendere misure speciali per proteggerle, creando per esempio delle “zone bianche” non coperte dalle reti senza fili”.
In Belgio, un solo avviso del Consiglio superiore della salute affronta l’intolleranza o l’ipersensibilità ai fattori ambientali fisici e chimici (avviso del CSS 8356, nel suo rapporto del 2010). In una pagina e mezzo, liquida queste sindromi, senza referenza scientifica citata, imputandole a dei fattori psicologici e d’opinione pubblica e raccomanda che il pubblico venga meglio informato sui rischi; non prende assolutamente in considerazione lo stato di sofferenza delle persone.

Alcune ricerche sono state iniziate da una parte dall’università di Liegi, e dall’altra dalla regione di Bruxelles.
Secondo le nostre informazioni, all’università di Liegi, un’equipe di ricercatori della facoltà di medicina e di scienze applicate (il gruppo belga Bio Electro Magnetic citato all’inizio) ha per missione quella di realizzare delle ricerche destinate a meglio comprendere le interazioni tra i campi elettrici e magnetici nell’attività biologica, così come di contribuire allo sviluppo e alla diffusione di conoscenze scientifiche degli effetti potenziali sulla salute. Questo gruppo è alla ricerca di persone che abbiano la sensazione di essere particolarmente sensibili alle sorgenti artificiali di campi EM. Questi vengono sottoposti a differenti test, compreso una analisi del sangue gratuita. In questo modo sperano contribuire a mettere a punto una diagnosi su questa ipersensibilità.

Interrogata dalle nostre richieste in aprile 2011, il Ministro sella Salute ci ha risposto che questa ricerca s’indirizza a tutti i cittadini belgi, ma che le autorità federali non sono implicate nella coordinazione di questo gruppo. Dopo aver dovuto cercare lei stessa la risposta, il Ministro ha finalmente fatto sapere che questo studio era (stranamente) finanziato da ELIA. Dalle conversazioni telefoniche all’Università di Liegi ci hanno informato che i ricercatori avevano dei problemi a trovare dei pazienti. Ma chi sa che c’è uno studio in corso?

Per quanto riguarda la regione di Bruxelles-capitale, l’amministrazione ambientale brussellese è stata incaricata di uno studio sull’iper-elettrosensibilità. Ma i medici generalisti sembrano, secondo Bruxelles-Ambiente, mancare di fondi per stendere un quadro della situazione.
Si vede dunque che i fondi e le ricerche scientifiche indipendenti mancano drasticamente nel nostro paese.

Testimonanze

Da qualche anno, ci giungono testimonianze di persone che raccontano come la loro vita sia divenuta un vero e proprio incubo dal momenti della loro esposizione a onde elettromagnetiche. Ben inteso, i racconti sono molto differenti l’uno dall’altro, i sintomi possono essere arrossamenti, pizzicori, sensazioni di bruciore, fatica, tedio, difficoltà di concentrazione, stordimento, nausea, palpitazioni, problemi digestivi, cefalee e vertigini.

Dall’oggi al domani queste persone hanno a volte dovuto lasciare il loro impiego, le loro famiglie, tutto l’ambiente nel quale avevano sempre vissuto, al fine di rifugiarsi in luoghi più al riparo dalle fonti della loro sofferenza. Questi pazienti soffrono, tanto più che questo vero e proprio handicap sociale non è al momento riconosciuto dalla società in generale, e dai poteri pubblici in particolare. L’incomprensione dell’intorno familiare, sociale e professionale, può generare stati d’angoscia importanti, e in ogni caso una svalutazione di se stessi, che conduce ad un isolamento relazionale e sociale. Il malato si trova allora spesso in dei circuiti di medicine parallele al fine di tentare la strada per una risposta alle sue sofferenze. L’isolamento e la stigmatizzazione nel quale queste persone si trovano dà luogo a degli schemi comportamentali di tipo “circolo vizioso”, che aggravano ancor più la situazione già complessa nella quale essi si trovano.

Il malato, però, si trova così in una situazione paradossale, nella misura in cui  una serie di tentativi d’accesso alle cure mediche o ai servizi sociali o pubblici gli sono resi difficili o faticosi, persino impossibili in ragione stessa della loro ipersensibilità, e ciò a causa della presenza generalizzata dell’irraggiamento negli edifici pubblici, ospedali compresi.

Coloro che ricevono e ascoltano delle persone affette d’EHS sono quindi per il momento privati sul piano terapeutico, e rapportati al grado d’affidamento che concedono alla persona che soffre, con tutte le difficoltà di relazione che esso implica.

Dalla sofferenza alla diagnosi

Anche se una ricerca estesa della produzione scritta non permette di porre un taglio per ciò che riguarda l’ipersensibilità alle onde elettromagnetiche, dei numerosi ricercatori e professionisti della salute sostengono in favore di un riconoscimento della malattia al fine che quantomeno sia possibile l’incaricarsi dei pazienti.

Non resta meno difficile deporre una diagnosi corretta. Per iniziare, poiché tutte le altre cause più comuni devono essere state prese in considerazione (malattie dermatologiche, psicologiche, neurologiche, ecc.). E inoltre perché lo spettro di onde possibili che bisognerà esplorare è molto variabile. Questi può ancora una volta spaziare dall’antenna GSM al sistema di gestione della rete senza fili passando per le linee a alta tensione.

Le spiegazioni possono muovere verso una malattia che può essere sia innata sia acquisita (ciò che può spiegare come si divenga tutt’a un tratto ipersensibili). Dal momento che è acquisita, si può ritrovare nella storia del malato, differenti elementi che possono essere scatenanti. Un trauma, come per esempio una malattia, uno stress fisico o emozionale, possono agre come inneschi della sensibilità che è stata fino a quel momento latente.
L’elettro-ipersensibilità è uno stato complesso e cronico, ma anche variabile.

La prima diagnosi generalmente riscontrata, in mancanza di meglio, è quella di uno stato depressivo, addirittura ansio-depressivo. In effetti, non esistono ancora dei criteri sufficientemente riconosciuti per integrare questa malattia nella medicina basata su evidenze.
D’altra parte, una seconda schiera di tali professionisti vede nell’apparizione di queste malattie, “dei sintomi legati allo stress provocato all’idea di un rischio eventuale di danni legati per esempio, a onde elettromagnetiche”.

Malgrado le differenti scuole, non resta che delle lamentele funzionali imputate a una intolleranza a certi fattori ambientali che continueranno a esistere. Queste dovranno essere prese in considerazione, il loro avvicinarsi esige, per cominciare, una diagnosi adeguata, che mantenga un carattere multidisciplinare. Ci troviamo innanzi ad un crocevia tra il somatico e il fisico, da una parte, e l’accessibilità sociale e la vita in società dall’altra. Ne consegue che questi malati siano spesso indirizzati verso dei percorsi curativi inadatti, così come verso esami costosi e inutili, senza che miglioramenti nel loro stato siano ottenuti. In alcuni casi queste persone non possono più lavorare, mantenuti quindi completamente dalle agevolazioni sanitarie e della assicurazione sociale (INPS).

Il loro riconoscimento e la loro presa in considerazione è quindi un dovere morale altrettanto che sociale e politico.
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Proposta di risoluzione
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LA CAMERA DEI RAPPRESENTANTI:

A. Considerata l’esposizione crescente della popolazione ai diversi campi elettromagnetici;
B. Considerato che esiste un numero crescente di cittadini che soffrono d’affezioni complesse alla loro salute fisiologica e mentale, legate all’esposizione a degli irraggiamenti elettromagnetici;
C. Considerato che tale affezione complessa può essere la causa di una degradazione importante del contesto sociale nel quale queste persone si muovono;
D. Considerato che pochi studi rendono realmente conto della linea tra l’esposizione e i sintomi evocati, ne dei disturbi potenziali nei cittadini non affetti ma comunque esposti;
E. Considerato che la formazione di professionisti in materia è quasi inesistente, probabilmente in ragione dello stato attuale estremamente ridotto delle conoscenze scientifiche nell’ambito.
F. Considerato che ci sono numerosi studi in corso, con diversi risultati intermediari che indicano chiaramente la precauzione riguardo all’esposizione a questo irraggiamento;
G. Considerato che un’opportuna gestione in altri paesi ha permesso un miglioramento sostanziale della vita e dell’integrazione sociale dei cittadini lamentanti i suddetti sintomi;
H. Considerato che è indispensabile rispondere in maniera adeguata alla sofferenza nella quale certe persone sono coinvolte, durante la loro vita di tutti i giorni, in ambito familiare e nel loro lavoro, in modo tale da garantire una linea sociale forte che permetta loro di superare un handicap così forte stigmatizzante;
I. Considerato che l’OMS dichiara a seguito di una ricerca intensiva in ambito letterario scientifico che “tuttavia la nostra conoscenza di effetti biologici dei campi comporta ancora certe lacune, e la ricerca deve proseguire per poterle colmare”.
L. Considerato che non c’è un vasta concordanza tra gli scientifici per assicurare un’assenza totale di nocività di onde lievi a lungo termine;

SI RICHIEDE AL GOVERNO FEDERALE:

1. di riconoscere ufficialmente l’esistenza di questa sindrome di “elettro-ipersensibilità” come una malattia, e di riconoscere come handicap le inabilità e le incapacità funzionali che ne risultano in concordanza con le accademie di medicina e il consiglio superiore della salute;
2. di condurre e di partecipare a degli studi che vertano a mettere a punto i meccanismi esatti e di stabilire la linea causale tra l’esposizione e i sintomi;
3. di sensibilizzare professionisti nell’ambito della salute a ‘esistenza di tale sindrome e di favorire l’apprendimento relativo alle malattie ambientali nel nell’ambito che li concerne così come nelle formazioni continue che devono obbligatoriamente seguire;
4. di applicare con vigore il principio di precauzione di fronte alla elevata quantità d’incertezza riguardante la linea tra l’esposizione agli irraggiamenti elttromagnetici e le conseguenze sulla salute a loro imputabili;
5. d’imporre nei luoghi pubblici, zone esenti da reti WiFi, WiMax e DECT, dove l’uso del telefono cellulare sia proibito, questo al fine di proteggere le persone elettro-ipersensibili e donare loro accesso ai servizi pubblici, sociali, e della salute;
6. di sensibilizzare i dirigenti di edifici pubblici, specialmente nel settore delle cure (ospedali), ma anche i responsabili di comunità, come asili nido, case di riposo e di cura ai casi di persone affette da elettro ipersensibilità.20 luglio 2011
Thérèse Snoy, deputato Ecolo-Groen! Muriel Gerkens, deputato Ecolo-Groen! Eva Brems, deputato Ecolo-Groen

Dal sito: Next-up

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