5G e intelligenza artificiale: è la fine dell’umanità?

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L’8 giugno 2019 il Prof. Martin L. Pall, professore emerito di biochimica dell’Università di Washington, autore di decine di ricerche sulle malattie ambientali e sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici, ha pubblicato un articolo durissimo contro il 5G.

Secondo il Prof. Pall la funzione principale del 5G sarà far comunicare gli oggetti tra loro (Internet delle cose) e promuovere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale attraverso computer dotati di sensori periferici.

L’intelligenza artificiale potrà essere utilizzata per fornire un controllo in tempo reale di qualsiasi situazione soggetta a cambiamenti,  anche molto rapidi, ma potrà farlo a fronte di un utilizzo di segnali estremamente pulsati che aumenteranno la radiazione da radiofrequenza nell’ambiente con un possibile impatto enorme sulla salute umana, ma anche sulle altre specie viventi.

Secondo il Prof. Pall è necessario che venga aperto un dibattito pubblico sulle possibili conseguenze della tecnologia 5G per determinare se si voglia davvero trasformare il mondo e porlo sotto il controllo dell’intelligenza artificiale, distruggendo così l’umanità com’è ora. Bisogna, inoltre, determinare anche le conseguenze sanitarie e ambientali delle esposizioni ai campi elettromagnetici su larga scala.

Il Prof. Pall si spinge oltre e fa delle considerazioni sulle conseguenze ultime di questa possibilità di controllare in remoto tutti gli aspetti della società, ipotizzando che l’unica ragione per sviluppare il 5G è creare una rete di pronta risposta repressiva verso qualsiasi minaccia.

Un altro pericolo correlato alle comunicazioni via radio, rispetto a quelle via cavo, è secondo il Prof. Pall l’impatto sulle funzioni cerebrali che sono le più sensibili agli effetti non termici delle pulsazioni elettromagnetiche. Il 5G, infatti, richiede un’esposizione a trilioni di pulsazioni, molte delle quali dureranno per un brevissimo lasso di tempo, nella gamma dei nanosecondi. Sono proprio le pulsazioni a creare il danno non termico dei campi elettromagnetici, un tipo di danno di cui gli attuali standard di sicurezza non si preoccupano affatto perché sono tutti impostati a creare una difesa dai soli effetti termici (legati alla densità di potenza e non alla pulsazione).

L’uso del 5G per l’intelligenza artificiale, dunque, si tradurrà secondo il Prof. Pall in un crollo dell’intelligenza umana che renderà l’essere umano (nella misura in cui si possa dire ancora definire tale) completamente dipendente dall’intelligenza artificiale.

Per il Prof. Pall “l’unica ragione per creare una rete wireless, come il 5G, diffusa in prossimità della stragrande maggioranza della popolazione è per garantire una massiccia repressione”. Egli ipotizza, infatti, che si possa arrivare a mantenere la legge e l’ordine con l’uso di droni. 

Pall scrive nel suo articolo: “Questo, ovviamente, sarà etichettato come una teoria della cospirazione, che dopo tutto è esattamente quello che è. Fa una qualche differenza se questa teoria sia corretta o no? Sorprendentemente fa una piccolissima differenza. Perché senza dubbio il modo in cui il 5G viene “implementato” in tutto il mondo, è quello di produrre un monopolio condiviso sulla trasmissione di dati legati all’intelligenza artificiale e attaccare gravemente l’intelligenza umana producendo così da creare un bisogno artificiale del loro prodotto.”
E’ una visione drammatica che può suscitare grande perplessità, ma il fatto che le proponga uno scienziato di grande valore, alla fine di una fulgida carriera, fa riflettere in modo molto serio.
Francesca Romana Orlando
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