Mercurio nelle lampadine fluorescenti compatte

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Tutto quello che serve sapere sull’illuminazione a risparmio energetico.
MCS America News, Agosto 2008, http://www.mcs-america.org
Traduzione a cura di A.M.I.C.A.


Introduzione

Le lampadine fluorescenti compatte sono una versione in piccolo delle lampade fluorescenti tradizionali che si trovano nelle scuole, negli edifici pubblici e in molte cucine, ma rispetto a queste sono cinque volte più efficienti delle lampadine ad incandescenza per quanto riguarda il risparmio energetico. Durano anche più a lungo e il risparmio energetico che offrono giustifica ampiamente il loro costo più alto. I governi di tutto il mondo obbligano o incoraggiano a sostituire le vecchie lampadine a incandescenza con quelle fluorescenti compatte per risparmiare energia e ridurre l’impatto ambientale della combustione di carbone.

Impatto ambientale
Diversamente dalle lampadine ad incandescenza, quelle compatte fluorescenti contengono sostanze chimiche tossiche. Ognuna contiene circa 4 mg di mercurio, sostanza tossica che si accumula nell’ambiente. Tuttavia, poiché anche il carbone contiene mercurio, che è rilasciato nell’atmosfera quando bruciato, anche la sua combustione è una fonte di inquinamento da mercurio. Se consideriamo che tutta la nostra elettricità proviene dal carbone, la quantità di inquinamento da mercurio evitato con l’uso di lampadine fluorescenti compatte è doppia rispetto al mercurio presente nelle stesse lampadine, perciò il loro impiego riduce l’impatto del mercurio sull’ambiente (http://tinyurl.com/68t3u6).

Ciononostante, ci possono essere problemi di inquinamento a livello locale se le nuove lampadine non vengono gestite adeguatamente nei rifiuti. In Europa la legge impone ai rivenditori di fornire strutture per il loro riciclo, ma c’è una scarsa realizzazione concreta. La maggior parte delle lampadine finisce nei terreni delle discariche dove si rompono e rilasciano mercurio e altre tossine che possono raggiungere alte concentrazioni a livello locale con un rischio di contaminazione delle falde acquifere.

Rottura
Dobbiamo anche considerare cosa va fatto nel caso in cui si rompa una lampadina fluorescente compatta in casa. Poiché i vapori di mercurio sono tossici, la soluzione migliore è aprire le finestre ed uscire dalla stanza per almeno 15 minuti fino a quando esalano i vapori di mercurio. Poi bisogna mettere dei guanti di gomma per pulire i frammenti (che contengono anche del fosforo tossico) con un panno (non con l’aspirapolvere!!!). Bisogna togliere tutti i pezzetti di vetro con un panno di carta e tutto andrebbe buttato dentro due buste di plastica (negli appositi contenitori di smaltimento rifiuti tossici).

Emissione di luce
Le lampadine fluorescenti compatte sono fisicamente più larghe di quelle a incandescenza e potrebbero servirne di più piccole e meno luminose per metterle nelle lampade preesistenti. Peraltro, non sono indicate per gli esterni perché funzionano poco al freddo. Persino all’interno molte hanno bisogno di diversi minuti prima di raggiungere la piena luminosità e non sono indicate, perciò, per un uso breve come nelle toilette. Un problema ulteriore è che la maggior parte di queste lampadine non può essere regolata in intensità con gli interruttori perché sono o accese al massimo o spente.

Colore della luce
Il colore della luce fluorescente è descritto di solito con i gradi di temperatura che servono a far produrre al metallo quel colore. Per esempio, una lampadina bianca calda ha una temperatura di 2700 gradi Kelvin mentre una luce tipo da “sole di mezzogiorno” è intorno ai 5000 – 6000 gradi. I colori diversi si ottengono con tipi diversi di fosforo .Spesso, per ottenere una luce simile a quella del giorno, si usa una miscela di fosfori. Si tratta di un’ illusione = la luce del giorno consiste di un vasto spettro di tutte le onde luminose, ma la luce fluorescente è un misto di onde luminose di diversa lunghezza d’onda con aree scure al loro interno.

Resa del colore
Persino una lampadina fluorescente del tipo “luce del giorno” non dà l’equivalente della vera luce del giorno a causa di alcuni vuoti nel suo spettro, che riducono la “ricchezza” dei colori della luce del sole e rendono difficile distinguere i colori. Si possono riempire i vuoti nello spettro aggiungendo altro fosforo, ma questo riduce l’efficienza delle lampadine, perciò la quantità dei fosfori è in genere frutto di un compromesso. Le lampadine a tre fosfori danno una buona resa del colore, ma non perfetta. Molti che sono abituati alle luci a incandescenza ritengono quelle fluorescenti troppo fredde per un soggiorno e preferiscono colori caldi come il bianco caldo.

Elettronica
Le lampadine a incandescenza funzionano solo con la corrente alternata e hanno bisogno di un impulso ad alto voltaggio e di filamenti riscaldati per dare inizio alla differenza di potenziale che le accende. Peraltro, la corrente deve essere limitata dall’esterno perché un eccesso potrebbe farle scoppiare. Nelle vecchie lampade fluorescenti questa funzione era svolta dall’interruttore di avvio e dal “choke” (un groviglio di fili avvolti intorno ad un cuore di acciaio).

Una volta accesa la lampadina, la corrente fluisce nel tubo come un’onda a varie frequenze, rispettivamente 50 Hz (cicli per secondo) in Europa e 60 Hz in America. Questo fa fluttuare l’intensità della luce ad ogni ciclo (cioè 100 o 120 volte al secondo) e alcune persone, come gli epilettici e chi soffre di emicrania ne sono disturbati. Tuttavia, quasi tutte le lampadine fluorescenti compatte usano un sistema di controllo elettronico, cioè di solito un interruttore alla base della stessa lampadina che rettifica la corrente alternata e la converte in corrente diretta “tagliandola” elettronicamente in una serie di impulsi alternati di forma rettangolare che illuminano la lampadina. Comunque, la nuova frequenza di 40 Hz (40.000 cicli al secondo) è così alta e i vuoti tra gli impulsi sono talmente brevi che la risposta relativamente lenta dei fosfori riescono a riempirli e, perciò, queste lampade non flashano più.

Effetti biologici
Nonostante l’assenza dell’effetto flashante, molte persone riportano malesseri quando usano le lampadine fluorescenti compatte. I sintomi tipici comprendono confusione,nausea, acufeni (fischi alle orecchie o ovattamento), mal di testa e vari disturbi alla pelle. In particolare, chi soffre di emicrania o di epilessia riferisce che queste lampadine aggravano la loro condizione.
Fonte: http://tinyurl.com/64449ed
http://tinyurl.com/6c6hnz
Questi effetti potrebbero essere dovuti alla radiazione elettromagnetica pulsata.

I sintomi dell’esposizione alla radiazione delle lampadine fluorescenti compatte sono molto simili a quelli riferiti dalle persone elettrosensibili quando sono esposte a campi elettromagnetici pulsanti. Poiché le lampadine non flashano, sembra probabile che questi sintomi siano una conseguenza diretta della radiazione elettromagnetica pulsata sul cervello e sul sistema nervoso. La componente magnetica della radiazione è la più pericolosa perché può penetrare a fondo nel corpo umano dove produce un voltaggio elettrico direttamente proporzionale rispetto alla percentuale di scambio. I tempi rapidi tra gli impulsi magnetici alti e bassi possono dare perciò, enormi voltaggi potenzialmente pericolosi sia per l’interno delle cellule viventi che per le loro membrane.

Contaminazione dei cavi
Le lampadine fluorescenti compatte di bassa qualità consentono agli impulsi di tornare indietro nei cavi elettrici principali, contribuendo a produrre la cosiddetta “elettricità sporca” e aumentano il suo effetto nelle stanze e nelle case vicine. Si può individuare questo fenomeno tenendo vicino ai fili una radio sintonizzata su AM tra due stazioni. Poiché gli impulsi, per loro natura, contengono le armoniche (multipli delle frequenze originali) che si estendono oltre lo spettro delle frequenze radio, se si sente un ronzio significa che c’è una perdita degli impulsi dai fili elettrici e bisognerebbe sostituire le lampadine che creano il problema con altre di qualità migliore. La contaminazione dei cavi con “elettricità sporca” non viene solo dalle lampadine fluorescenti compatte. Le misurazioni fatte da David Stetzer nella biblioteca dell’American School hanno dimostrato che l’elettricità consiste di centinaia di picchi magnetici che potevano arrivare fino a centinaia di millivolt di altezza, sovrapposti a ciascun ciclo dei cavi da 120 volt. Sebbene il maggiore di questi picchi fosse solo una minima frazione del voltaggio principale, era la rapida oscillazione tra picchi alti e bassi a creare l’attività biologica.

I campi magnetici “taglienti” così generati penetrano i tessuti viventi facilmente, mentre i loro rapidi cambiamenti nell’ampiezza di campo producono campi di largo voltaggio. Diversi studi delle dott.ssa Magda Havas della Trent University in Canada e di vari collaboratori hanno dimostrato che rimuovere questi campi nei cavi principali con filtri Graham/Stetzer fanno migliorare la salute, la capacità di apprendimento e il comportamento dei bambini, si riduce la necessità di insulina per trattare i diabetici e un miglioramento dei sintomi dell’elettrosensibilità.

Elettrosensibilità

Le persone danneggiate dai campi elettromagnetici deboli vengono definite “elettrosensibili” o affette da Iper-Sensibilità Elettromagnetica. Ne soffre un terzo circa della popolazione, sebbene ci si aspetta che la percentuale aumenti poiché sempre più persone si sensibilizzano e anche quelle sensibilizzate, ma che non se ne rendono conto, scoprono col tempo che i loro sintomi sono correlati all’esposizione ai campi elettromagnetici.

I sintomi dell’elettrosensibilità sono molti e vari e non tutti soffrono allo stesso modo o con la stessa intensità. Alcuni effetti riguardano il cervello e il sistema nervoso e spesso compaiono durante o subito dopo un’esposizione. Tra i sintomi vi sono confusione, acufene, pizzicore, noduli ingrossati, sensazione di bruciore, parestesia, stanchezza e mal di testa. Gli effetti a lungo termine comprendono disturbi della pelle, problemi intestinali, aumento della tendenza ad allergie e a sensibilità chimica.

Fonte: http://tinyurl.com/6qs8ew

Meccanismi delle elettrosensibilità

Gli individui elettrosensibili sono fisiologicamente diversi dagli altri.Eltiti e i suoi collaboratori dell’Università dell’Essex lo hanno dimostrato chiaramente in un progetto per l’industria telefonica e per il governo del Regno Unito. Hanno voluto vedere se gli individui elettrosensibili riuscivano ad identificare la radiazione emessa da ripetitori della telefonia cellulare. Hanno escluso gli epilettici e le persone con peacemakers per l’aritmia cardiaca, che potrebbero essere particolarmente sensibili e la maggior parte dei risultati erano meno conclusivi di quanto avrebbero dovuto essere. Comunque, hanno dimostrato chiaramente che il gruppo delle persone con Iper-sensibilità Elettromagnetica (EHS) avevano una pelle con una conducibilità elettrica significativamente più alta rispetto ai controlli non- elettrosensibili (P < 0,001). Questo significa che le cellule della loro pelle erano più permeabili agli ioni che normalmente portano l’elettricità ai tessuti. Ci sono oggi prove sufficienti che la maggior parte dei sintomi dell’elettrosensibilità provengono dalla perdita di ioni dalle membrane cellulari in risposta a campi elettromagnetici. Di conseguenza, se gli individui elettrosensibili hanno delle membrane con perdite anomale di ioni, saranno più influenzate dai campi elettromagnetici.

Disturbi sensoriali

La perdita dalle membrane può rendere conto dei sintomi neurologici dell’elettrosensibilità. Sappiamo che la radiazione di campi elettromagnetici deboli possono rimuovere temporaneamente gli ioni di calcio strutturalmente importanti dalle membrane cellulari, facendole perdere. (fonte:http://tinyurl.com/2nfy)

Sfortunatamente tutti i nostri sensi dipendono dal flusso di ioni attraverso le membrane delle cellule sensoriali ad un livello che dipende dalla forza dello stimolo. Questo funziona bene per la maggior parte di noi, la maggior parte del tempo, ma se le cellule sensoriali delle persone elettrosensibili perdono, qualsiasi ulteriore perdita indotta da campi elettromagnetici causerà probabilmente impulsi nervosi e darà delle false sensazioni.

Gli effetti sull’orecchio sono come il mal d’auto

Le principali cellule sensoriali dell’orecchio sono le cellule cigliate. Le ciglia al loro apice si curvano quando percepiscono il movimento dell’ambiente circostante. Questo fa uscire degli ioni dalle loro membrane per ridurre il voltaggio tra di loro.

Reagiscono rilasciando neurotrasmettitori che stimolano le cellule nervose circostanti ad inviare segnali al cervello. Quelle cellule, poste alla fine dei canali semicircolari, hanno le loro ciglia inserite in un gel che si deforma in risposta ai movimenti del fluido interno. Poiché il fluido interno ai canali tende ad essere fermo quando la testa si gira improvvisamente sembra che il fluido percorra il gel così che questo misura rapidi cambiamenti nell’orientamento della testa. Il gel in altre parti dell’orecchio è appesantito con microgranuli (otoliti) e si deforma in risposta alla gravità a all’accelerazione lineare. Le cellule cigliate in queste aree agiscono come punti di equilibrio e ci danno la maggior parte del nostro senso dell’equilibrio.

Sappiamo cosa accade se diamo loro delle false informazioni. Se giriamo il nostro corpo rapidamente e ci fermiamo improvvisamente, il fluido nei canali semicircolari continua a muoversi per un po’ e i segnali derivanti dalle cellule cigliate entra in conflitto con quello che guardiamo e ci sentiamo confusi. Lo stress e la nausea che si ha con il mal di mare o il mal d’auto sono dovuti al conflitto simile tra i segnali provenienti dall’orecchio e quelli provenienti dagli altri sensi come il tatto, la vista e la pressione su aree specifiche della pelle. Non sorprende, perciò, che i falsi segnali prodotti dalle perdite indotte dai campi elettromagnetici nelle cellule cigliate causino confusione e nausea nelle persone elettrosensibili.

Possono causare acufeni

Le cellule cigliate nella coclea reagiscono al suono. Sono organizzate in una sequenza graduata con ciglia di diverse lunghezze lungo la coclea. Come le corde dell’arpa, risuonano a differenti frequenze. Quando un suono in ingresso incontra le sue frequenze risuonanti, le ciglia vibrano di più. Questo fa perdere alle cellule più ioni e spinge le cellule nervose vicine ad inviare impulsi al cervello. A seconda di quali cellule vengono stimolate si determina l’acutezza della nota. La frequenza degli impulsi determina l’intensità. Una falsa stimolazione di queste cellule da parte della radiazione elettromagnetica può causare, in alcune persone, un acufene, che può variare da un lieve sibilo nelle orecchie fino a suoni complessi e confusi che possono essere forti tanto da impedire una normale conversazione.

Effetti sugli altri sensi

C’è un numero infinito di cellule in tutto il corpo che percepiscono varie forme di tatto (meccanorecettori), temperatura (termorecettori) e dolore (nocirecettori).

Ciascun gruppo possiede molte variabili specializzate, ma quasi tutte funzionano lasciando gli ioni fluire attraverso le loro membrane ad una percentuale che dipende dalla forza dello stimolo. Questo riduce il voltaggio attraverso le membrane cellulari che scatena la trasmissione degli impulsi nervosi al cervello, sia attraverso le cellule stesse sia rilasciando neurotrasmettitori che stimolano le cellule nervose vicine.

La perdita nelle membrane indotta dai campi elettromagnetici nelle cellule sensoriali della pelle le sensazioni di pizzicore e di aghi, di bruciore e di dolore provate dalle persone elettrosensibili.

L’occhio è diverso

I coni e i bastoncelli che percepiscono la luce nella retina dell’occhio sono un’eccezione perché rispondono alla luce aumentando il voltaggio nelle loro membrane invece che diminuirlo. Di conseguenza, ci si può aspettare che una perdita incontrollata indotta da campi elettromagnetici possa ridurre la loro sensibilità.

Potrebbe non essere una coincidenza che le persone elettrosensibili con disturbi alla vista riportano una visione offuscata o una perdita parziale della visione piuttosto che vedere cose che non ci sono.

Effetti sul cervello

Non solo le cellule sensoriali sono influenzate dai campi elettromagnetici.

Degli impulsi nervosi fittizi possono essere prodotti dai campi elettromagnetici sui neuroni celebrali. Questi possono causare iperattività, possono rendere difficile il sonno, scatenare pensieri casuali e provocare una perdita di concentrazione e confusione. (fonte: http://tinyurl.com/55286a)

Potrebbe non essere consigliabile, dunque, usare lampadine compatte fluorescenti in uno studio o in qualsiasi altro luogo dove serve concentrazione, soprattutto se si è elettrosensibili. Questo effetto è probabilmente la ragione per cui ci sono quattro volte più possibilità di avere un incidente d’auto mentre si guida con il cellulare, visto che usare un sistema viva voce non è diverso dal parlare con un passeggero.

Effetti non neurologici

Possibili SPORIOUS ACTION causate da perdite nella membrana cellulare nel muscolo cardiaco possono portare ad aritmia cardiaca e aumentare il rischio di attacchi cardiaci. L’aumento della permeabilità delle cellule del derma può causare problemi dermatologici così come allergie e la tendenza a sviluppare sensibilità chimica multipla. L’aumento della permeabilità intestinale da parte delle tossine, delle sostanze cancerogene e delle sostanze parzialmente non digerite, che è indotto da campi elettromagnetici potrebbe causare un insieme di disturbi ed è ritenuto un fattore di rischio nello sviluppo di patologie auto-immunitarie come la sclerosi multipla e il diabete di tipo 1 (fonte http://tinyurl.com/55286a).

Tutte queste patologie sono state correlate in modo scientifico all’esposizione ai campi elettromagnetici, perciò chiunque abbia una tendenza a qualsiasi di esse dovrebbe usare la massima cautela nell’usare le lampadine fluorescenti compatte ed evitarle completamente, se possibile.

Ci sono alternative?

Se risentite delle lampadine fluorescenti compatte, la soluzione ovvia è mettere da parte una scorta di lampadine a incandescenza prima che siano messe al bando. Se questo non è possibile, cercate di usare lampade alogene ad alto voltaggio come alternative, ma non usate quelle a basso voltaggio perché molte usano interruttori per ridurre il voltaggio che potrebbero dare gli stessi sintomi delle lampadine fluorescenti compatte.

E dopo?

È sempre più evidente che le lampadine fluorescenti compatte non sono la scelta migliore per l’illuminazione a basso consumo energetico e chi ne risente deve crearsi una scorta speciale. Dovranno considerare, perciò, le lampadine fluorescenti compatte come una fase fino a quando l’illuminazione a LED sarà perfezionata.

I LED durano all’infinito, funzionano a corrente alternata o continua senza generare campi elettromagnetici pericolosi e i LED migliori sono più efficienti delle attuali lampadine fluorescenti compatte. Al momento il problema principale ad essi collegato è il colore: le più efficienti, quelle “bianche”, hanno un tono blu scuro.

Sebbene siano usate comunemente come flash, hanno una scarsa resa del colore e non sono adatte all’illuminazione domestica. Il loro spettro si può migliorare aggiungendo del fosforo per assorbire una parte della luce blu e riemetterla in forma di altri colori, ma questo causa la perdita di efficienza energetica. Un’alternativa è usare un insieme di LED di diversi colori così che tra di loro si forma uno spettro che corrisponde di più alla luce bianca vera. Si spera che alla ricerca su queste luci venga data la priorità così che diventino disponibili dei LED a basso costo per l’illuminazione domestica e industriale e che le lampadine fluorescenti compatte, con tutti i loro problemi annessi, diventino una cosa del passato.

Copyright c 2008

Dr. Andrew Goldsworthy

Andrew Goldsworthy è nato nel 1939. Dopo una formazione tradizionale alla Graumor School, ha ottenuto una laurea in Botanica seguita da un dottorato in fisiologia vegetale e biochimica all’Università del Galles. Ha lavorato come lettore all’Imperial College di Londra dove ha passato il resto della sua carriera. Ha avuto molti interessi nell’insegnamento e nella ricerca, dalla biochimica della fosforespirazione alla biologia dei voli spaziali. È andato in pensione nel 2004, ma è un lettore onorario e ancora tiene delle lezioni occasionalmente su temi specifici.

È stato anche consulente scientifico dell’Agenzia Spaziale Europea ed è attualmente un consulente scientifico di diverse associazioni europee impegnate per l’ambiente e per la difesa dai campi elettromagnetici, compreso il progetto h.e.s. e del Radiation Research Trust and Electrosensitivity – UK.

Ha sempre avuto un forte interesse su come gli organismi viventi usano le correnti elettriche generate internamente per controllare la loro crescita e il loro metabolismo e sulla distribuzione da parte dei campi elettromagnetici esterni. Durante la pensione ha raccolto numerose informazioni da varie pubblicazioni scientifiche ed ha creato una semplice spiegazione personale su come i campi elettromagnetici influiscono su noi tutti. Questo si può trovare sul sito: http://tinyurl.com/281o82 o su

http://www.hese-project.org/hese-uk/en/niemr/resonance1.php

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