Sanificazione delle strade per il Covid-19: serve davvero?

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L’infezione da Coronavirus sta mettendo alla prova il Sistema Sanitario Nazionale e ogni misura che può essere utile a contenere il rischio di contagio è preziosa.

Le agenzie di salute pubblica, come l’Istituto Superiore di Sanità e l’Organizzazione Mondiale della Sanità affidano il contenimento dell’epidemia a due strategie fondamentali:

  • il distanziamento sociale,
  • il lavaggio frequente delle mani,
  • starnutire in un fazzoletto usa e getta o nella piega del gomito,
  • non toccarsi mai il viso con le mani.

Alcuni comuni  stanno pianificando delle operazioni di sanificazione anche sulla spinta che proviene dai cittadini che sono suggestionati dalle immagini in televisione degli operatori cinesi con le tute bianche che “sanificano” le strade di Wuhan. Queste operazioni, però, non trovano una piena condivisione da parte della comunità scientifica.

A Shanghai e Gwangju, in South Korea, sono stati usati disinfettanti composti da soluzioni diluite di candeggina, ma non è stato stabilito se questo prodotto distrugga realmente il Covid-19 sulle superficie all’aperto o nell’aria. Per contro queste sostanze a base di candeggina e cloro sono fortemente irritanti per le mucose e possono causare seri problemi di respirazione.

Uno studio del 2019 ha concluso che l’uso di prodotti a base di candeggina causa un aumento del rischio di ammalarsi di broncopneumopatia cronica ostruttiva tra le infermiere. Un rapporto dell’ISPRA, l’ente italiano che si occupa di sicurezza e ricerca ambientale, ha chiarito che i prodotti a base di ipoclorito di sodio sono irritanti per gli occhi, per le mucose e per la pelle.

Sembra paradossale, quindi, che si sottoponga la popolazione al rischio di problemi respiratori con una sanificazione che dovrebbe proteggere dallo stesso tipo di rischio.

In Italia alcuni consorzi privati, come l’AXA nella provincia Sud di Roma, stanno utilizzando prodotti chimici a base di alchildimetilbenzoamminiocloruro. Il professore di Chimica della Sapienza da noi interpellato ritiene questo tipo di trattamenti sostanzialmente inutili a contenere l’epidemia e potenzialmente dannosi per l’ambiente.

Altri comuni, come quello di Mezzocorona, preferiscono usare prodotti a più bassa tossicità come il perossido di idrogeno, che di solito è una sostanza ben tollerata anche dai pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla (MCS), per i quali è comunque necessaria una maggiore cautela e tenerli lontani dall’esposizione diretta.

Il comune di Roma ha preferito usare una miscela a base di enzimi a minore tossicità.

Altri comuni, come quello di Baselice in provincia di Benevento, hanno intrapreso una strada più coraggiosa mettendo in chiaro che questi trattamenti di sanificazione non hanno alcuna base scientifica e sono scoraggiati persino dall’Istituto Superiore di Sanità.

Anche l’ARPA Piemonte ha sconsigliato l’uso di prodotti a base di ipoclorito di sodio per la sanificazione contro il Covid-19 perché possono inquinare l’ambiente e arrivare persino alle falde acquifere con danni potenzialmente incalcolabili e ne sconsiglia assolutamente l’uso massivo.

A fronte di pareri tanto contraddittori sull’efficacia delle sanificazioni, ad oggi le ricerche ci dicono con molta chiarezza che il problema principale riguarda le superficie con cui le persone entrano in contatto.

Uno studio pubblicato su medRxiv ha concluso che il virus persiste nell’aria per un massimo di 3 ore e per 2- 3 giorni su superfici di acciaio inossidabile e di plastica.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Hospital Infection ha concluso che il virus della SARS, simile al coronavirus,  può persistere fino a 9 giorni su superfici non porose come l’acciaio inossidabile o la plastica.

L’ultimo studio su questo argomento, pubblicato su JAMA, ha riscontrato la presenza del virus CoV-2 nelle feci di pazienti che erano stati contagiati e questo implica la possibilità che sia diffuso da persone infette che non si lavano le mani correttamente dopo aver usato il bagno.

Il Centro per il Controllo delle Malattie degli Stati Uniti ha comunicato che non c’è alcuna indicazione che il virus possa diffondersi attraverso l’acqua potabile, le piscine e i bagni termali, ma questa informazione non è significativa in un contesto dove è necessario tenere comunque un severo distanziamento sociale.

La ricerca scientifica, quindi, offre precise indicazioni per ridurre il contagio del virus attraverso il distanziamento sociale e l’igiene ottimale sia personale che degli ambienti di vita interni.

Francesca Romana Orlando
Giornalista professionista 

Nota di AMICA per i pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla e patologie correlate: è possibile inviare una richiesta al proprio comune tramite PEC o fax notificando la propria diagnosi e il proprio luogo di residenza per chiedere di non usare assolutamente la candeggina e di prediligere eventualmente il perossido di idrogeno, mantenendo comunque una distanza di 200 metri dalla propria abitazione per non esporvi e rischiare delle reazioni ai prodotti usati. Come fonte per giustificare la richiesta si può citare il  Protocollo di evitamento chimico ambientale della Dott.ssa Grace Ziem.

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