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Radiofrequenza e tumori cerebrali: nuove critiche allo studio COSMOS

Un gruppo internazionale di scienziati riuniti nell’ICBE-EMF ha pubblicato una lettera scientifica che mette in discussione uno dei più importanti studi sul rapporto tra uso del cellulare e tumori cerebrali. Il lavoro critica apertamente le conclusioni dello studio COSMOS, che aveva sostenuto l’assenza di un aumento del rischio tumorale legato all’uso del telefono mobile
Secondo gli autori, i risultati non sono affidabili a causa di gravi errori metodologici e per questo viene richiesta la revisione delle conclusioni e la pubblicazione dei dati per analisi indipendenti.

Cos’è lo studio COSMOS

Lo studio COSMOS è un progetto europeo di lungo periodo che coinvolge oltre 290.000 utenti di telefoni cellulari in sei Paesi. L’obiettivo è valutare gli effetti sulla salute dell’esposizione prolungata alla radiofrequenza. I risultati preliminari, basati su circa sette anni di osservazione, non avevano evidenziato un aumento significativo del rischio di tumori cerebrali
Queste conclusioni sono però oggi contestate.

Errore nella valutazione dell’esposizione

Uno dei principali problemi riguarda la stima dell’esposizione alla radiofrequenza. Secondo i ricercatori, la variabilità reale dell’esposizione può cambiare fino a migliaia di volte in base alla tecnologia utilizzata e alla distanza dalle antenne, ma questo non è stato adeguatamente considerato nello studio
Inoltre, COSMOS non ha tenuto conto di molte altre fonti di esposizione quotidiana come Wi-Fi, telefoni cordless e ripetitori, rendendo impossibile una valutazione completa.

Mancanza di un vero gruppo di controllo

Un limite strutturale dello studio è l’assenza di un gruppo realmente non esposto. La maggior parte dei partecipanti utilizzava già il cellulare da anni e risultava esposta anche ad altre fonti di radiofrequenza. Questo rende difficile confrontare soggetti esposti e non esposti e riduce la validità delle conclusioni

Tempi di osservazione troppo brevi

I tumori hanno tempi di latenza lunghi, spesso di decenni. Tuttavia, nello studio COSMOS pochi partecipanti sono stati seguiti per periodi sufficientemente lunghi dopo l’inizio dell’esposizione. Questo limita la possibilità di osservare eventuali effetti a lungo termine

Dati insufficienti e limiti statistici

Il numero di tumori osservati nello studio è relativamente basso rispetto alla popolazione analizzata, con soli 149 casi di glioma su oltre 1,8 milioni di anni-persona. Questo riduce la potenza statistica e rende difficile individuare aumenti di rischio anche se presenti
Anche i registri tumori utilizzati potrebbero sottostimare i casi reali.

Finanziamenti e conflitti di interesse

Un altro punto critico riguarda i finanziamenti. Lo studio COSMOS è stato in parte sostenuto dall’industria delle telecomunicazioni in alcuni Paesi. È noto che gli studi finanziati dall’industria tendono più spesso a non rilevare effetti nocivi rispetto a quelli indipendenti
Questo introduce un possibile bias nella lettura dei risultati.

Dati non accessibili alla comunità scientifica

I dati utilizzati nello studio non sono disponibili per analisi indipendenti perché considerati confidenziali. Questo impedisce la verifica dei risultati da parte di altri ricercatori, un passaggio fondamentale in ambito scientifico

Evidenze contrastanti nella letteratura scientifica

Mentre COSMOS conclude per l’assenza di rischio, altre analisi arrivano a risultati diversi. Una revisione di 46 studi caso-controllo ha evidenziato un aumento del rischio tumorale, soprattutto nei soggetti con uso cumulativo elevato del cellulare, oltre le 1000 ore
Anche alcuni studi sui trend temporali mostrano aumenti di tumori cerebrali in specifiche fasce di età.

Richiesta di revisione e trasparenza

Alla luce di queste criticità, gli autori della lettera chiedono la revisione delle conclusioni dello studio COSMOS e l’accesso ai dati per analisi indipendenti. Secondo il gruppo ICBE-EMF, non è possibile affermare che l’uso del cellulare sia sicuro sulla base delle evidenze attuali

Conclusione: il rischio resta aperto

Il dibattito sul rapporto tra radiofrequenza e tumori è tutt’altro che chiuso. Studi con limiti metodologici non possono essere utilizzati per escludere rischi, soprattutto in presenza di esposizioni diffuse e prolungate. In assenza di dati certi, il principio di precauzione resta l’unico riferimento solido.

Questa è una versione ridotta di un articolo pubblicato sulla rivista “Infoamica” distribuita ai Soci di AMICA. Per leggere il testo completo dell’articolo e ricevere i nuovi numeri della rivista “Infoamica” basta iscriversi ad AMICA. I Soci possono anche accedere all’archivio integrale della rivista che è una fonte indipendente di informazione sulla salute e l’ambiente.

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