L’enzima G6PD è presente in tutte le cellule dell’organismo. Nel globulo rosso (eritrocita) il ruolo della G6PD consiste nel mantenere un adeguato potenziale riducente. Nei casi di deficit il danno ossidativo è la principale causa dell’emolisi.
L’emolisi è il processo fisiologico di distruzione dei globuli rossi, detti anche eritrociti, è necessario per rinnovare la popolazione dei globuli rossi, che hanno una vita media di circa 120 giorni. L’emolisi avviene soprattutto nella Milza e anche nel midollo osseo e nel fegato tramite i macrofagi, cellule immunitarie altamente differenziate, che eliminano i globuli rossi più vecchi , attivando la produzione di nuovi globuli rossi. Questo processo può diventare patologico in casi di alterazione del sistema che può avere varie cause, come patologie genetiche, difetti di funzioni enzimatiche, portando a varie forme di anemia proporzionale al grado dell’ emolisi che si attua.
Il difetto genetico dell’enzima porta all’anemia emolitica, ma se presente in forma eterozigote il problema spesso rimane silente e si presenta solo in presenza di determinate sostanze, manifestando sintomi più o meno gravi.
Le persone con difetti genetici del G6PD, patologia genetica X-linked , cioè legata alla trasmissione da parte della madre portatrice di alterazione genetica di questo gene, possono essere portatrici a loro volta di tale difetto, ma non affette ,perché possedendo due cromosomi X , il cromosoma X sano copre il difetto di quello alterato.
I maschi, invece, hanno un rischio del 50 % di ricevere l’alterazione del gene, avendo solo un cromosoma X, che, se alterato, esprime il danno. Per questo motivo i maschi sono maggiormente colpiti da questo difetto rispetto alle donne.
La glucosio sei fosfato deidrogenasi entra in un ciclo biochimico molto importante, catalizza la prima reazione del ciclo dei pentafosfati trasformando il NADP in NADPH (ridotto), indispensabile per la funzione della catalasi per riformare Glutatione ridotto GSH, tramite la glutatione perossidasi.
Unica fonte di produzione di NADPH è il ciclo dei fosfati, alternativo alla glicolisi anaerobica. Nei soggetti in cui il Gene del G6PD è nella norma la sua attività e il flusso metabolico sono limitati dalla concentrazione del NADPH (ridotto), inibitore competitivo rispetto al NADP. L’enzima G6PD, quindi, espleta circa il 2% della sua attività e pochissimo glucosio (1%) passa la membrana cellulare e viene metabolizzato.
In condizioni di stress ossidativo, a seguito della diminuzione del NADPH si rimuove l’inibizione del G6PD e il ciclo biochimico si incrementa molto, circa sino a 20 volte, questa variazione serve a proteggere a far resistere il globulo rosso al danno ossidativo.
La carenza di glucosio6fosfatodeidrogenasi rende i globuli rossi suscettibili allo stress ossidativo portando all’emolisi, spesso questo accade dopo febbri, infezioni virali e batteriche.
Una carenza genetica del Glutatione può portare a fenomeni di degradazione ossidativa con alterazioni di attività enzimatica, modificazioni della fluidità e dell’elasticità della membrana plasmatica che riveste tutte le cellule e alla alterazione delle proteine di membrana, favorendo la rottura dei globuli rossi e portando all’emolisi.
Il processo di denaturazione ossidativa della membrana dei globuli rossi carenti di G6PD è più rapido rispetto alla norma.
Le crisi emolitiche, che presentano gravità variabile, probabilmente a seconda del tipo di alterazione presente a carico del gene, avvengono in presenza di farmaci con azione ossidante, di malattie infettive da virus e batteri.

Chi ha il gene G6PD alterato non può assumere diversi farmaci (primachina, salicilati, sulfamidici, nitrofurati, fenazopiridina, acido nalidixico, ecc.), e non si deve esporre alla presenza delle fave, motivo per cui la patologia viene anche chiamata “favismo”.
Nelle persone con Sensibilità Chimica Multipla spesso il glutatione si trova in forma deleta e non funzionale. Questo potrebbe indicare, in presenza anche di alterazioni del Glucosio 6 fosfato deidrogenasi, un ulteriore rischio di stress ossidativo e di danno cellulare. Perciò, in caso di MCS, sarebbe sempre utile fare un dosaggio quantitativo dell’enzima e anche la situazione funzionale genetica del gene G6PD.
Dr. Sebastiana Pappalardo- Genetista
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Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Gennaio 1/2024 della rivista “Infoamica”. Per poter consultare i numeri precendenti e ricevere la rivista basta diventare Soci di AMICA.