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Disastri climatici e muffe: un rischio sanitario sottovalutato

Alluvioni ed eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti anche in Italia e in Europa. Dopo la distruzione visibile, emerge un problema meno evidente ma altrettanto rilevante: la contaminazione da muffe negli ambienti interni. Si tratta di un rischio sanitario spesso sottovalutato, nonostante le condizioni create da acqua, fango e umidità siano ideali per la loro proliferazione.

Cosa sono le muffe e perché sono ovunque

Le muffe sono microrganismi appartenenti al regno dei funghi. Si sviluppano in ambienti umidi, poco ventilati e con scarsa luce, e si diffondono attraverso spore che possono restare sospese nell’aria fino a quattro anni. Ogni persona ne respira quotidianamente da poche decine a migliaia, ma i livelli aumentano drasticamente negli ambienti contaminati.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 300 specie possono colonizzare gli ambienti domestici. Tra queste, alcune come la cosiddetta “black mold” sono considerate particolarmente pericolose.

Condizioni ideali e stagionalità

La crescita delle muffe avviene soprattutto con temperature tra 18 e 32 gradi e umidità tra il 60% e l’80%. Negli ambienti interni si sviluppano soprattutto in autunno e inverno, mentre all’esterno le spore aumentano in primavera e nei mesi autunnali, quando la materia organica si decompone.
Dopo un’alluvione, queste condizioni si presentano contemporaneamente: umidità elevata, materiali organici e scarsa ventilazione.

Sintomi da esposizione: difficili da riconoscere

L’intossicazione da muffe è difficile da diagnosticare perché i sintomi sono aspecifici. Possono includere irritazioni delle mucose, tosse secca, difficoltà respiratorie, asma, infezioni cutanee, cefalea e stanchezza persistente.
Nei casi cronici si osservano disturbi del sonno, difficoltà cognitive, alterazioni dell’umore e affaticamento. Questo rende il problema spesso sottovalutato o confuso con altre condizioni.

Cosa dice la ricerca scientifica

Dopo l’uragano Sandy del 2012, uno studio ha identificato 24 specie fungine nelle abitazioni allagate. Alcune di queste, come Aspergillus niger, rilasciano composti organici volatili altamente tossici, con effetti significativi anche a basse concentrazioni.
Altri studi hanno collegato alcune sostanze prodotte dalle muffe, come l’1-octen-3-ol, a danni nei meccanismi neurologici legati alla dopamina, suggerendo un possibile coinvolgimento in malattie neurodegenerative.

Effetti neurologici e infiammazione

La letteratura scientifica indica che l’esposizione alle spore può influenzare non solo il sistema respiratorio ma anche il cervello. Alcune ricerche hanno evidenziato un aumento dell’infiammazione cerebrale e alterazioni nei processi cognitivi.
In ambienti di lavoro contaminati, come ospedali in Paesi nordici, l’esposizione a muffe è stata associata a sintomi neurologici, affaticamento e Sensibilità Chimica Multipla.

Non solo aria: muffe e alimentazione

Non tutte le muffe sono dannose, alcune sono utilizzate nei processi alimentari. Tuttavia, altre producono micotossine che possono contaminare cereali, semi, spezie e alimenti conservati.
Le aflatossine, ad esempio, sono classificate come cancerogene certe per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Dove si formano negli ambienti domestici

Le muffe si sviluppano ovunque ci sia umidità: muri, fughe delle piastrelle, dietro mobili e armadi, nelle guarnizioni degli elettrodomestici, nei materassi, nei tappeti e nei sistemi di ventilazione. Possono colonizzare anche oggetti di uso quotidiano come spugne, tessuti e contenitori.

Prevenzione e gestione del problema

La prevenzione resta la strategia più efficace. Il controllo dell’umidità e il ricambio d’aria sono fondamentali, soprattutto in edifici sempre più isolati. Sistemi di ventilazione meccanica e deumidificazione possono ridurre significativamente il rischio.
Per la rimozione, è preferibile utilizzare soluzioni non aggressive come perossido di idrogeno o acidi deboli, evitando prodotti chimici irritanti. È importante evitare la rimozione a secco, che disperde le spore nell’aria, e utilizzare dispositivi di protezione.

Un problema destinato a crescere

Con l’aumento degli eventi climatici estremi, il problema delle muffe è destinato a diventare sempre più rilevante. Non si tratta solo di una questione domestica, ma di un tema di salute pubblica che richiede maggiore attenzione, sia sul piano medico che normativo.

Questa è una versione ridotta di un articolo pubblicato sulla rivista “Infoamica” distribuita ai Soci di AMICA. Per leggere il testo completo dell’articolo e ricevere i nuovi numeri della rivista “Infoamica” basta iscriversi ad AMICA. I Soci possono anche accedere all’archivio integrale della rivista che è una fonte indipendente di informazione sulla salute e l’ambiente.

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