Dal Canada le regole per accogliere in sicurezza le persone con Sensibilità Chimica Multipla (MCS) e Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS)
Per la prima volta, un sistema sanitario ospedaliero adotta un protocollo strutturato, ufficiale e operativo dedicato alle persone con sensibilità ambientali, riconoscendo in modo esplicito e congiunto la Sensibilità Chimica Multipla (MCS) e l’Ipersensibilità ai Campi Elettromagnetici (EHS) come condizioni che richiedono accomodamenti clinici specifici, continuativi e non emergenziali.
Il documento, approvato nel 2023 dal comitato direttivo di Quinte Health in Canada, rappresenta un passaggio di portata storica: non solo perché entra nel merito dell’assistenza ospedaliera alle persone con MCS, ma perché include formalmente anche l’Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), superando una delle più persistenti rimozioni istituzionali in ambito sanitario.
Il protocollo nasce da un presupposto chiaro e scientificamente fondato: le persone con sensibilità ambientali possono accedere agli ospedali non solo per reazioni acute legate alle loro condizioni, ma anche per interventi chirurgici, patologie croniche, urgenze o prestazioni diagnostiche comuni.
In questi contesti, l’assenza di adattamenti ambientali può determinare un aggravamento significativo dei sintomi, allungare i tempi di degenza e compromettere l’esito delle cure.
Il documento stabilisce quindi che l’obiettivo primario dell’assistenza sia prevenire l’esposizione a fattori scatenanti, ridurre il carico sintomatologico e garantire condizioni di sicurezza clinica comparabili a quelle offerte a qualsiasi altro paziente.
MCS ed EHS: due condizioni, un unico quadro di sensibilità ambientale
Uno degli elementi più innovativi del protocollo è la definizione unitaria di Environmental Sensitivities, all’interno della quale vengono collocate sia la MCS sia l’EHS.
La MCS viene descritta come una condizione multisistemica in cui esposizioni a sostanze chimiche a concentrazioni inferiori ai limiti tossicologici standard possono provocare sintomi importanti.
L’EHS, invece, viene riconosciuta come una condizione clinica caratterizzata dalla comparsa di disturbi neurologici, cardiaci e sistemici in presenza di campi elettromagnetici generati da dispositivi di uso comune, come Wi-Fi, telefoni cellulari, apparecchiature diagnostiche e reti wireless.
È la prima volta, in un protocollo ospedaliero ufficiale, che l’EHS viene integrata concretamente nelle procedure assistenziali.
Nuove regole: dalla stanza “pulita” alla formazione del personale sanitario
Il protocollo introduce il concetto di “environmentally clean room”, una stanza scelta per ridurre al minimo l’esposizione a sostanze chimiche, materiali irritanti e fonti elettromagnetiche.
Tra le misure previste figurano:
- collocazione della stanza lontano da aree ad alto traffico, impianti di ventilazione e fonti di inquinamento;
- eliminazione o schermatura delle sorgenti Wi-Fi e dei dispositivi wireless nel caso di EHS;
- uso di sistemi di purificazione dell’aria;
- possibilità di installare schermature per la riduzione dei campi elettromagnetici;
- utilizzo di materiali, detergenti e prodotti per l’igiene a basso o nullo rilascio chimico.
Viene inoltre previsto che il personale sanitario sia informato in modo puntuale sulle sensibilità specifiche del paziente e che ogni passaggio di reparto o procedura diagnostica tenga conto di tali esigenze.
Un cambio di paradigma culturale per le ipersensibilità ambientali
Questo protocollo non è soltanto una raccolta di buone pratiche: è un atto politico-sanitario nel senso più alto del termine.
Riconosce che l’ospedale, per essere davvero luogo di cura, deve saper adattare l’ambiente al paziente, e non pretendere che sia il paziente – soprattutto se vulnerabile – ad adattarsi a un contesto ostile.
L’inclusione dell’EHS accanto alla MCS segna una rottura netta con decenni di negazione, aprendo la strada a una medicina più attenta all’interazione tra organismo, ambiente e tecnologia.
In un contesto europeo – e italiano in particolare – dove le persone con MCS ed EHS continuano a incontrare ostacoli nell’accesso alle cure, il protocollo canadese rappresenta un riferimento concreto e immediatamente trasferibile.
Dimostra che il riconoscimento istituzionale non solo è possibile, ma migliora la qualità dell’assistenza, riduce i rischi clinici e rafforza il rapporto di fiducia tra pazienti e sistema sanitario.
Per la comunità scientifica, per i decisori politici e per le associazioni dei pazienti, questo documento segna un punto fermo: le sensibilità ambientali esistono, incidono sulla salute e possono – e devono – essere gestite in ambito ospedaliero.
Questa è una selezione dell’articolo scritto sul numero 2/2026 della rivista “Infoamica”. Per ricevere la rivista e consultare i numeri passati basta iscriversi ad AMICA
