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Campi elettromagnetici e salute: AMICA presenta al Dipartimento della Salute USA le sue richieste per una nuova politica di prevenzione

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere informazioni ed evidenze scientifiche sui possibili effetti sanitari e ambientali dei campi elettromagnetici e delle radiazioni a radiofrequenza emesse dalle tecnologie wireless. L’iniziativa rappresenta un’importante occasione per riesaminare le basi scientifiche degli attuali standard di sicurezza, valutare le lacune della regolamentazione e individuare nuove priorità per la tutela della salute pubblica.

Il 20 ottobre 2026 AMICA APS ha trasmesso al Dipartimento della Salute statunitense un articolato documento scientifico e programmatico, nell’ambito della consultazione identificata dal numero HHS–OASH–2026–0397. Il contributo, redatto da Francesca Romana Orlando, divulgatrice scientifica e vicepresidente dell’associazione, raccoglie evidenze sperimentali, studi epidemiologici, osservazioni maturate in oltre vent’anni di attività a sostegno dei malati ambientali e proposte concrete per una riforma delle politiche di prevenzione.

Il messaggio centrale è chiaro: le conoscenze scientifiche già disponibili giustificano l’adozione di misure precauzionali in merito alla radiofrequenza. Non è accettabile subordinare ogni intervento di protezione al completamento di ulteriori programmi di ricerca.

Gli effetti non termici: il grande problema degli attuali limiti di sicurezza

Uno degli aspetti fondamentali del documento riguarda l’inadeguatezza di un sistema di protezione basato prevalentemente sul riscaldamento dei tessuti. Gli attuali limiti di esposizione alle radiofrequenze sono costruiti principalmente intorno a parametri quali la densità di potenza e il tasso di assorbimento specifico (SAR), utilizzati per valutare l’energia elettromagnetica assorbita dall’organismo. Tuttavia, l’assenza di un riscaldamento significativo non equivale all’assenza di effetti biologici.

Numerosi studi sperimentali hanno riportato effetti negativi cellulari e molecolari per bassissimi livelli di esposizione che non comportano un apprezzabile aumento della temperatura dei tessuti. Tra queste figurano danni al DNA, stress ossidativo, alterazioni della segnalazione cellulare e modificazioni dei processi che regolano la sopravvivenza e la morte delle cellule. AMICA richiama, tra gli altri, i lavori di Henry Lai e Narendra Singh, le ricerche di Fiorenzo Marinelli e lo studio europeo REFLEX.

Particolare attenzione viene dedicata alla pulsazione e alla modulazione dei segnali. Due esposizioni caratterizzate dalla stessa potenza media possono infatti presentare caratteristiche temporali profondamente differenti. Per questa ragione, AMICA chiede che le valutazioni della sicurezza comprendano anche le intensità di picco, la durata e la frequenza degli impulsi, la modulazione e l’esposizione simultanea a molteplici sorgenti.

L’attuale sistema di sicurezza, che considera soltanto l’energia media assorbita, rischia di non rappresentare adeguatamente tutte le qualità del segnale che determinano effetti biologici rilevanti.

Cancerogenicità: le evidenze del National Toxicology Program e dell’Istituto Ramazzini

Nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibilmente cancerogeni per l’uomo (Gruppo 2B). Successivamente, due importanti programmi sperimentali indipendenti hanno fornito ulteriori risultati di particolare rilievo.

Il National Toxicology Program (NTP) degli Stati Uniti ha riportato nel 2018 chiare evidenze di un aumento del rischio cancerogeno nei ratti maschi esposti a radiofrequenze utilizzate dalla telefonia mobile, con particolare riferimento agli schwannomi maligni del cuore.

Lo studio dell’Istituto Ramazzini, pubblicato da Falcioni e colleghi nello stesso anno, ha riscontrato un aumento statisticamente significativo degli schwannomi cardiaci nei ratti maschi esposti a campi elettromagnetici rappresentativi delle emissioni delle stazioni radio base.

Il NTP ha studiato le esposizioni in campo vicino, associate all’utilizzo dei telefoni cellulari, mentre l’Istituto Ramazzini ha esaminato le esposizioni in campo lontano, come quelle dei ripetitori della telefonia mobile.

AMICA ritiene che l’insieme delle evidenze sperimentali ed epidemiologiche giustifichi una rivalutazione della classificazione IARC delle radiofrequenze, considerandole un “cancerogeno certo per l’uomo” ovvero il loro inserimento nel Gruppo 1. Questa è la conclusione anche di un importante studio di revisione del Dott. Lennard Hardell (Pathophysiology 2015) che ha trovato una correlazione significativa tra il tempo di utilizzo del cellulare e l’aumento del rischio di tumore cerebrale.

Effetti neurologici, riproduttivi, cardiovascolari e alterazioni cellulari

AMICA richiama studi che hanno segnalato effetti biologici e possibili conseguenze sanitarie in diversi ambiti:

  • Sistema nervoso: alterazioni della segnalazione cellulare e delle funzioni neurologiche, con particolare attenzione ai possibili meccanismi non termici;
  • DNA e stress ossidativo: rotture dei filamenti del DNA, alterazioni dell’equilibrio ossidativo e modificazioni dei processi cellulari;
  • Riproduzione e sviluppo: risultati sperimentali e osservazionali che sollevano preoccupazioni per la fertilità, la gravidanza e lo sviluppo prenatale;
  • Sistema cardiovascolare: associazioni segnalate in alcune indagini su popolazioni e lavoratori esposti a sorgenti elettromagnetiche, comprese le emissioni radar;
  • Regolazione endocrina ed epigenetica: possibili alterazioni dei processi di regolazione biologica che richiedono attenzione nelle valutazioni del rischio.

Tra le ricerche italiane citate figura lo studio di Brizzi e Marinelli sull’esposizione alle emissioni di un radar militare a Potenza Picena, che ha riportato associazioni con un aumento del rischio di tumori e malattie cardiovascolari.

AMICA sottolinea che non tutti questi risultati hanno lo stesso grado di certezza e che un effetto biologico osservato sperimentalmente non dimostra automaticamente l’insorgenza di una malattia nell’Uomo. Ciò non significa, tuttavia, che gli effetti documentati possano essere ignorati fino a quando non sia stata chiarita ogni possibile conseguenza clinica. La prevenzione deve intervenire anche di fronte a segnali scientifici di rischio sufficientemente rilevanti.

Conflitti di interesse: la ricerca sulla sicurezza deve essere indipendente dall’industria

Uno dei punti più forti del contributo di AMICA riguarda il conflitto di interessi nella ricerca scientifica e nelle agenzie di salute pubblica dovuto a legami con l’industria delle telecomunicazioni. AMICA chiede che gli studi commissionati, finanziati o controllati dalle aziende delle telecomunicazioni o da organizzazioni a esse collegate siano esclusi dalle valutazioni regolatorie della sicurezza, indipendentemente dai risultati ottenuti.

Non basta la dichiarazione formale dei conflitti di interesse, come avviene oggi. AMICA propone una separazione effettiva tra gli interessi commerciali e la produzione delle evidenze scientifiche sulle quali si fondano le decisioni sanitarie.

I componenti delle commissioni scientifiche delle agenzie pubbliche dovrebbero essere selezionati sulla base della loro indipendenza, con regole rigorose sui conflitti di interesse e piena trasparenza dei rapporti finanziari e istituzionali. L’industria non dovrebbe poter finanziare la ricerca destinata a stabilire se i propri prodotti e le proprie infrastrutture siano sicuri.

AMICA propone un modello differente: le imprese delle telecomunicazioni dovrebbero essere tassate adeguatamente per contribuire al finanziamento degli enti pubblici di ricerca e della sorveglianza sanitaria, senza alcun potere di scelta sui ricercatori, sui protocolli, sui risultati o sulle conclusioni scientifiche. In questo modo, il settore che genera le esposizioni contribuirebbe ai costi della loro valutazione, mentre la ricerca sarebbe affidata a istituzioni pubbliche indipendenti.

Non servono altri studi per cominciare a proteggere la popolazione

AMICA contesta l’idea che la prevenzione debba attendere nuove evidenze scientifiche. Le conoscenze disponibili sono già sufficienti per mettere in discussione gli attuali standard e adottare misure concrete di riduzione delle esposizioni evitabili.

Ulteriori studi potranno certamente approfondire i meccanismi biologici, chiarire le relazioni tra dose ed effetto e quantificare meglio i rischi a lungo termine, ma queste ricerche devono accompagnare le politiche di protezione, non sostituirle.

Non occorre, per esempio, un nuovo studio per dimostrare che sostituire una connessione Wi-Fi con un collegamento Ethernet elimina l’esposizione prodotta da quel trasmettitore. La riduzione delle sorgenti non necessarie, l’adozione di tecnologie cablate e la protezione degli ambienti frequentati da persone vulnerabili sono interventi tecnicamente già disponibili e facilmente attuabili.

“L’incertezza scientifica non deve trasformarsi in una giustificazione permanente dell’inerzia normativa. Il consulente scientifico dell’ex Presidente Bill Clinton, David Daiches, ha documentato ampiamento nel sul libro “Il dubbio è il loro prodotto” che per l’industria l’attesa di ulteriori evidenze è una precisa strategia che permette di guadagnare tempo e di continuare a vendere i propri prodotti anche se comportano rischi per la salute e per l’ambiente.”
Francesca Romana Orlando
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Ipersensibilità Elettromagnetica: oltre vent’anni di segnalazioni raccolte da AMICA

Dal 2003 AMICA raccoglie testimonianze di persone che riferiscono la comparsa o il peggioramento di sintomi in seguito all’utilizzo di dispositivi wireless o all’installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni.

Nel documento vengono descritte le difficoltà delle persone con Ipersensibilità Elettromagnetica (EHS), comprese le limitazioni nell’accesso alle cure, ai servizi pubblici e ad ambienti abitativi adeguati. AMICA ha osservato tre periodi caratterizzati da un aumento di queste segnalazioni:

  • la diffusione della telefonia 3G;
  • l’espansione del Wi-Fi;
  • e, più recentemente, l’attivazione di nuove infrastrutture 5G.

AMICA precisa che le segnalazioni raccolte non costituiscono, da sole, una dimostrazione del rapporto causale tra esposizione e sintomi. Ritiene tuttavia che la loro ricorrenza rappresenti un segnale di salute pubblica che merita indagini cliniche e ambientali indipendenti.

L’associazione chiede il riconoscimento delle esigenze assistenziali delle persone interessate, misure contro le discriminazioni e la disponibilità di ambienti a ridotta esposizione, soprattutto nelle strutture sanitarie.

Stop a 5G, 6G, satelliti, smart meter e nuove sorgenti di esposizione

AMICA richiama l’attenzione sul 5G, sulle prospettive di sviluppo del 6G e sulla crescente diffusione di reti satellitari, dispositivi indossabili, Internet delle cose, città intelligenti, veicoli connessi e apparecchiature sanitarie wireless.

La preoccupazione riguarda non soltanto le singole tecnologie, ma l’esposizione cumulativa prodotta da numerose sorgenti che operano contemporaneamente, con frequenze e modalità di trasmissione differenti.

Particolare attenzione è dedicata agli smart meter, che possono introdurre trasmissioni ripetute nelle abitazioni anche indipendentemente dalle attività degli occupanti. AMICA riferisce di aver ricevuto segnalazioni di sintomi comparsi dopo l’installazione o l’attivazione di questi dispositivi e chiede che sia sempre possibile ricorrere a sistemi di comunicazione cablati.

AMICA propone moratorie precauzionali sull’ulteriore diffusione su larga scala di alcune infrastrutture wireless, fino al completamento di adeguate valutazioni indipendenti della sicurezza.

Anche gli effetti ambientali meritano attenzione: il documento richiama ricerche su uccelli, insetti impollinatori e altri organismi, sottolineando la necessità di proteggere la biodiversità e di valutare le conseguenze ecologiche delle esposizioni ambientali a radiofrequenza.

Limiti più cautelativi: 0,6 V/m, con l’obiettivo di arrivare a 0,2 V/m

Tra le proposte normative più significative figura l’adozione di un limite precauzionale giuridicamente vincolante di 0,6 volt per metro (V/m) per l’esposizione a lungo termine della popolazione, con una progressiva riduzione verso 0,2 V/m. In tal senso AMICA richiama la Risoluzione 1815 del 2011 dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, che raccomanda questi valori come riferimento precauzionale per l’esposizione a lungo termine negli ambienti interni. Si tratta di obiettivi di prevenzione, non di soglie sperimentalmente dimostrate come prive di qualsiasi effetto biologico.

AMICA, inoltre, chiede che la valutazione riguardi l’esposizione cumulativa derivante dalle diverse sorgenti e non soltanto la conformità di ciascun impianto considerato isolatamente.

Le richieste alle agenzie sanitarie statunitensi

Secondo AMICA la Food and Drug Administration (FDA) dovrebbe guidare le valutazioni preventive della sicurezza biologica delle nuove tecnologie, applicando principi di rigore paragonabili a quelli utilizzati per i prodotti farmaceutici.

Il National Institutes of Health (NIH) dovrebbero coordinare la ricerca biologica e tossicologica indipendente, approfondendo i meccanismi non termici e le conseguenze dell’esposizione cronica.

Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) dovrebbero istituire un sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica, integrando registri delle malattie, dati sanitari, misurazioni ambientali e ricostruzioni delle esposizioni nel tempo.

AMICA chiede anche un monitoraggio pubblico indipendente, banche dati accessibili sulle emissioni delle infrastrutture e informazioni preventive ai cittadini prima dell’installazione di nuovi impianti.

Un altro principio fondamentale riguarda la responsabilità dei produttori: dovrebbero essere le aziende a dimostrare un adeguato livello di sicurezza biologica prima dell’introduzione delle tecnologie, non i cittadini a dover dimostrare di aver subito un danno dopo la loro diffusione.

La prevenzione deve precedere il danno

La partecipazione di AMICA alla consultazione statunitense rappresenta un contributo al dibattito internazionale sulla tutela della salute e dell’ambiente dalle esposizioni elettromagnetiche. AMICA chiede di modificarne il paradigma con cui si valutano gli studi scientifici adottando:

  • indipendenza dalle industrie delle telecomunicazioni e del digitale,
  • valutazione degli effetti non termici,
  • protezione delle persone vulnerabili
  • e traduzione delle conoscenze disponibili in interventi concreti.

L’obiettivo è superare un modello nel quale la conformità ai limiti esistenti viene considerata sufficiente a garantire la sicurezza di ogni nuova tecnologia.

La salute pubblica non può dipendere dall’attesa di una certezza scientifica assoluta. Le evidenze disponibili devono essere esaminate con indipendenza e tradotte in misure di prevenzione, mentre la ricerca continua ad approfondire i rischi ancora incerti.

AMICA auspica che la consultazione avviata dal Dipartimento della Salute statunitense possa segnare l’inizio di un cambiamento: una politica nella quale la protezione della salute venga prima dell’espansione commerciale delle tecnologie wireless.

Scarica il documento completo inviato da AMICA al Dipartimento della Salute degli Stati Uniti il 20 Ottobre 2026.

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