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Il ruolo dell’odontoiatria nella Sensibilità Chimica Multipla

Tra gli interventi più originali della conferenza internazionale Resilience 2025 vi è stato quello del professor Ottaviano Tapparo, medico odontoiatra con una lunga esperienza nel campo dell’immunotossicologia, dell’implantologia e dell’odontoiatria metal-free. La sua relazione ha affrontato un tema raramente discusso nell’ambito delle malattie ambientali: il possibile ruolo della salute orale nella comparsa, nel mantenimento o nell’aggravamento della Sensibilità Chimica Multipla (MCS).

Secondo Tapparo, molte condizioni croniche potrebbero essere influenzate da problematiche odontoiatriche nascoste che spesso sfuggono alle valutazioni cliniche tradizionali. Per questo motivo, una corretta diagnosi dovrebbe essere effettuata precocemente, prima che i sintomi si aggravino e, quando possibile, senza costringere i pazienti con MCS a frequentare ambienti sanitari potenzialmente problematici a causa delle loro particolari sensibilità chimiche.

Uno dei principali argomenti affrontati riguarda la presenza di fonti croniche di tossicità nel cavo orale. Tapparo ha richiamato l’attenzione sulle vecchie otturazioni in amalgama dentale, una lega composta principalmente da argento e mercurio ancora presente nella bocca di molti pazienti. Secondo il relatore, queste otturazioni possono continuare a rilasciare vapori di mercurio per anni, soprattutto durante la masticazione, contribuendo ad aumentare il carico tossicologico dell’organismo. Il mercurio è infatti riconosciuto come una sostanza neurotossica e immunotossica e l’esposizione cronica può favorire reazioni allergiche e disturbi sistemici in soggetti suscettibili.

Il professore ha espresso riserve anche nei confronti di alcuni materiali odontoiatrici più recenti, come le otturazioni a base di resine sintetiche. Secondo Tapparo, alcuni componenti di questi materiali potrebbero interferire con l’equilibrio ormonale e contribuire a risposte immunitarie indesiderate, rendendo necessario un approccio sempre più orientato verso materiali biocompatibili e privi di sostanze potenzialmente tossiche.

Una parte significativa della relazione è stata dedicata alle strategie diagnostiche utilizzabili nei pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla, per i quali le procedure convenzionali possono risultare difficili da tollerare. Tapparo ha illustrato una serie di strumenti non invasivi che comprendono radiografie panoramiche, questionari clinici, analisi dei capelli per la ricerca di metalli pesanti e test salivari destinati alla misurazione di sostanze come cadaverina e putrescina, composti derivanti dalla degradazione cellulare che, secondo il relatore, possono fornire indicazioni sullo stato tossicologico dell’organismo. Attraverso queste metodiche sarebbe possibile valutare il carico biologico del paziente riducendo al minimo le esposizioni indesiderate.

Un altro tema affrontato riguarda la diagnosi precoce dei tumori. Tapparo ha presentato il sistema Maintrac, una metodica basata su un semplice prelievo di sangue che consente di individuare e monitorare le cellule tumorali circolanti (CTC). Questo approccio potrebbe risultare particolarmente interessante per i pazienti con MCS, poiché riduce la necessità di ricorrere a procedure invasive o a esposizioni chimiche associate ad alcune tecniche diagnostiche tradizionali. Inoltre, il monitoraggio delle cellule tumorali circolanti consentirebbe di personalizzare maggiormente gli interventi terapeutici e di intervenire nelle fasi più precoci della malattia.

La parte finale della presentazione è stata dedicata alle terapie rigenerative autologhe, un settore in forte crescita della medicina contemporanea. Attraverso la centrifugazione del sangue del paziente è possibile ottenere concentrati biologici ricchi di fattori di crescita utilizzabili sotto forma di gel, membrane o preparazioni liquide per favorire la rigenerazione dei tessuti. Secondo Tapparo, queste tecniche risultano particolarmente adatte ai pazienti con Sensibilità Chimica Multipla, poiché utilizzano materiale biologico proveniente dallo stesso individuo e riducono il ricorso a farmaci sintetici, diminuendo così il rischio di reazioni allergiche o tossiche. I dati presentati indicano una possibile riduzione del dolore post-operatorio, tempi di guarigione più rapidi e una migliore tollerabilità complessiva dei trattamenti.

Le applicazioni di queste metodiche non si limitano all’odontoiatria. Tapparo ha illustrato come le tecniche rigenerative possano essere impiegate nella chirurgia orale, nella guarigione delle ferite croniche e nelle cure post-operatorie, contribuendo a sviluppare modelli terapeutici più rispettosi delle esigenze dei pazienti sensibili agli agenti chimici ambientali.

Nelle conclusioni, il relatore ha sostenuto che il futuro dell’odontoiatria biologica e della medicina ambientale dovrà orientarsi verso materiali privi di metalli, riduzione delle esposizioni tossiche e maggiore personalizzazione delle cure. Pur trattandosi di un approccio ancora oggetto di dibattito in alcune aree della medicina, la sua proposta evidenzia la crescente attenzione verso strategie terapeutiche che tengano conto della vulnerabilità dei pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla e di altre condizioni correlate alle esposizioni ambientali.

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