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Attivazione mastocitaria e Sensibilità Chimica Multipla: una nuova chiave per comprendere la malattia

Tra gli interventi scientificamente più attesi della conferenza internazionale Resilience 2025 vi è stato quello del professor Haris Theoharides, immunologo della Nova Southeastern University e tra i maggiori esperti mondiali nello studio dei mastociti e delle malattie neuro-immunologiche. La sua relazione ha affrontato uno dei temi emergenti nella ricerca sulla Sensibilità Chimica Multipla (MCS): il possibile ruolo dell’attivazione mastocitaria come meccanismo biologico centrale alla base della malattia.

Secondo Theoharides, i mastociti rappresentano una componente fondamentale del sistema immunitario e sono presenti in tutto l’organismo, soprattutto nelle aree maggiormente esposte all’ambiente esterno, come la pelle, le vie respiratorie e l’intestino. Tradizionalmente associati alle reazioni allergiche, questi particolari globuli bianchi svolgono in realtà funzioni molto più complesse e possono essere attivati da una vasta gamma di stimoli ambientali, tra cui inquinanti atmosferici, formaldeide, micotossine, sostanze chimiche industriali e persino lo stress psicologico.

Nel corso della sua presentazione, il ricercatore ha spiegato che i mastociti sono in grado di produrre e rilasciare oltre cento diverse molecole biologicamente attive, tra cui istamina, citochine, chemochine e sostanze che aumentano la sensibilità del sistema nervoso. Questi mediatori possono provocare infiammazione, dolore, alterazioni neurologiche e numerosi sintomi sistemici frequentemente riportati dalle persone affette da Sensibilità Chimica Multipla.

Uno degli aspetti più innovativi dell’intervento riguarda il fatto che l’attivazione mastocitaria non coincide necessariamente con la classica reazione allergica. Nelle allergie tradizionali i mastociti rilasciano grandi quantità di istamina attraverso un processo noto come degranulazione. Theoharides ha illustrato come esistano però meccanismi di attivazione alternativi, nei quali i mastociti producono sostanze infiammatorie senza liberare necessariamente istamina. In questi casi possono comunque verificarsi importanti alterazioni immunitarie e neurologiche. Questa osservazione è particolarmente rilevante perché suggerisce che la MCS possa essere sostenuta da meccanismi biologici diversi da quelli tipicamente coinvolti nelle allergie.

Il relatore ha inoltre evidenziato come nel linguaggio medico vengano spesso utilizzati in modo impreciso termini quali mastocitosi, sindrome da attivazione mastocitaria e altre condizioni correlate. Questa sovrapposizione terminologica contribuisce a generare confusione sia nella pratica clinica sia nella ricerca. Secondo Theoharides, molte condizioni attualmente classificate come sindromi mastocitarie non specificate potrebbero presentare importanti punti di contatto con la Sensibilità Chimica Multipla, rendendo necessario un approfondimento diagnostico più accurato.

A sostegno della sua ipotesi, il ricercatore ha presentato numerosi studi che dimostrano come i mastociti possano essere attivati da batteri, funghi, pesticidi, erbicidi, metalli pesanti e numerose altre sostanze chimiche ambientali. Poiché queste cellule sono distribuite in molti organi e tessuti, la loro attivazione può influenzare contemporaneamente il sistema immunitario, respiratorio, neurologico, dermatologico e olfattivo. Questa diffusione sistemica contribuirebbe a spiegare la notevole varietà di sintomi osservata nei pazienti con MCS.

Un tema particolarmente interessante riguarda il rapporto tra stress e Sensibilità Chimica Multipla. Theoharides ha illustrato come lo stress possa attivare direttamente i mastociti attraverso il rilascio dell’ormone CRH (Corticotropin Releasing Hormone), senza coinvolgere i tradizionali meccanismi allergici. Questo processo può amplificare l’infiammazione, aumentare la sensibilità agli stimoli ambientali e contribuire a creare un circolo vizioso nel quale i sintomi generano ulteriore stress, che a sua volta favorisce una maggiore attivazione mastocitaria. Secondo il relatore, questo meccanismo potrebbe aiutare a comprendere perché molte persone riferiscano un peggioramento della malattia dopo infezioni, traumi o eventi emotivamente difficili.

La parte finale della presentazione è stata dedicata alle possibili strategie terapeutiche. Theoharides ha illustrato i risultati di studi sperimentali che hanno confrontato il flavonoide naturale luteolina con il cromoglicato di sodio, uno dei principali farmaci stabilizzatori dei mastociti. Secondo i dati presentati, la luteolina si è dimostrata più efficace nel ridurre il rilascio di mediatori infiammatori da parte dei mastociti umani coltivati in laboratorio. In alcuni esperimenti il cromoglicato avrebbe addirittura aumentato la produzione di alcune citochine infiammatorie. Sebbene siano necessari ulteriori studi clinici specifici sulla Sensibilità Chimica Multipla, questi risultati suggeriscono nuove possibili direzioni terapeutiche.

Nelle conclusioni, il professor Theoharides ha sottolineato che la questione più importante non è stabilire immediatamente se l’attivazione mastocitaria rappresenti l’unica causa della MCS, ma riconoscere che esistono meccanismi biologici plausibili e sempre meglio documentati che meritano attenzione clinica e scientifica. Ha quindi invitato la comunità medica ad abbandonare le interpretazioni puramente psicosomatiche della malattia e a sviluppare nuovi strumenti diagnostici, nuovi biomarcatori e strategie terapeutiche basate sulle evidenze emergenti della medicina neuro-immunologica.

L’intervento di Haris Theoharides rappresenta uno dei contributi più significativi al crescente filone di ricerca che considera la Sensibilità Chimica Multipla una condizione biologicamente fondata. Se confermata da ulteriori studi, l’ipotesi dell’attivazione mastocitaria potrebbe contribuire a spiegare molti dei sintomi osservati nei pazienti e aprire nuove prospettive per la diagnosi e il trattamento delle malattie ambientali.

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