Recensione di Donatella Stocchi. Scarica qui la traduzione dello studio originale.
Nel 2026 la rivista Environmental Sciences Europe ha pubblicato lo studio “Forced isolation by invisible barriers: international survey on the effects of fragrances on the quality of life”, firmato da Heidi Wagner e Ursula Klaschka.
Il lavoro affronta l’impatto delle fragranze sulla qualità della vita delle persone che dichiarano sensibilità ai profumi. Non si tratta di una semplice indagine sui sintomi, ma di un’analisi estesa delle conseguenze sociali, economiche e relazionali associate all’esposizione a sostanze odorose di uso quotidiano.
Le fragranze sono presenti in un numero enorme di prodotti: cosmetici, detergenti, deodoranti ambientali, tessuti, materiali da costruzione, prodotti per bambini. Il mercato globale è in continua espansione e le tecnologie di rilascio degli odori – microincapsulazione, pro-fragranze, rilascio prolungato – rendono l’esposizione sempre più persistente.
Gli autori ricordano che molte sostanze odorose sono classificate come irritanti, sensibilizzanti cutanei, tossiche per gli organismi acquatici e in alcuni casi sospettate di interferenza endocrina. Inoltre, l’esposizione principale non è cutanea ma inalatoria, attraverso l’aria indoor, dove composti primari e secondari possono interagire e generare miscele complesse.
Il presupposto dello studio è chiaro: se una quota consistente della popolazione riporta effetti avversi legati alle fragranze, occorre analizzare in modo sistematico l’impatto sulla vita quotidiana.
L’indagine è stata condotta online tra agosto 2024 e febbraio 2025, in cinque lingue, utilizzando la piattaforma LimeSurvey. Sono stati inclusi esclusivamente soggetti che rispondevano “sì” alla domanda iniziale: “Il contatto con fragranze le causa regolarmente problemi di salute?”.
Il campione finale comprende 3.152 questionari completi provenienti da 48 Paesi, con prevalenza di Germania (941), Stati Uniti (928), Regno Unito, Spagna, Francia, Canada e Italia.
Il 90,29% dei partecipanti è di sesso femminile e il 66,47% ha più di 50 anni. Gli autori riconoscono una possibile sottorappresentazione maschile e giovanile.
Lo studio non prevede gruppo di controllo, poiché si concentra esclusivamente sulla popolazione che si auto-definisce sensibile alle fragranze.
Sintomi: un carico elevato e multisistemico
Uno dei dati più impressionanti riguarda la quantità di sintomi riportati. I 3.152 partecipanti hanno indicato complessivamente 30.997 sintomi, con una media di quasi dieci sintomi per persona.
I più frequenti sono:
- problemi cognitivi
- emicrania e mal di testa
- disturbi delle mucose
- problemi respiratori
Il 74,05% dei sintomi è classificato come “piuttosto pronunciato” o “grave”. Il 37,47% riferisce di aver subito un collasso fisico in seguito a forte esposizione.
Molti partecipanti hanno utilizzato i campi di testo libero per descrivere reazioni severe: anafilassi, perdita temporanea della parola, disturbi visivi, tremori, edema facciale, sintomi simil-ictus.
La durata dei sintomi è spesso superiore a un giorno e l’82% dichiara una sensibilità presente da oltre cinque anni. Il 76% riferisce un peggioramento nel tempo.
Comorbidità e vulnerabilità biologica
Il 99,27% dei partecipanti riporta altre patologie croniche. In media, ogni soggetto indica 3,6 diagnosi mediche confermate.
Le condizioni più frequenti sono:
- altre allergie
- MCS (sensibilità chimica multipla)
- allergie alimentari
- malattie autoimmuni
- emicrania
- asma
L’81,9% riferisce diagnosi o sospetta MCS. Questo dato è centrale per interpretare i risultati: il campione rappresenta una popolazione con elevata vulnerabilità biologica.
Impatto lavorativo ed economico
Il 48,92% dichiara di aver perso il lavoro o l’accesso all’università a causa della sensibilità alle fragranze. Il 53,87% ha cambiato lavoro.
Il 29,43% è in congedo per malattia o percepisce pensione di invalidità. Tra i giovani 18–29 anni, il 17,86% si trova in questa condizione.
Le motivazioni più frequenti includono:
- compromissione della concentrazione
- assenze per malattia
- impossibilità di ottenere ambienti scent-free
- incompatibilità con open space
Questi dati suggeriscono un impatto economico significativo sia individuale sia collettivo.
Impatto abitativo e perdita di spazio sicuro
L’81,92% riferisce problemi in casa per fragranze provenienti dall’esterno. Il 59,20% subisce contaminazione da appartamenti vicini.
Il 24,43% ha traslocato una o due volte; il 7,61% tre o più volte.
Molti partecipanti riferiscono di dormire in auto, in tenda, in balcone o in luoghi di fortuna.
La casa, spazio teoricamente protetto, diventa spesso permeabile alle “barriere invisibili” rappresentate dalle fragranze.
Isolamento sociale e qualità della vita
Il 76,84% afferma che l’esposizione alle fragranze compromette fortemente o completamente la qualità della vita.
Il 68,31% si sente escluso quasi completamente o molto fortemente dalla vita sociale.
Il 65,23% ha dovuto rinunciare ai propri hobby. Il 58,69% ha perso amicizie; il 16,91% ha perso il partner.
Il concetto chiave dello studio è quello di “isolamento forzato”: non una scelta volontaria, ma una strategia di protezione sanitaria.
Accesso alle cure e politiche scent-free
Solo una minoranza ha esperienza di strutture sanitarie scent-free. Due terzi riferiscono scarsa comprensione nei contesti medici.
Il 96,35% è favorevole a politiche senza profumo nelle strutture sanitarie; oltre il 90% nei luoghi di lavoro.
Gli autori collegano i risultati al concetto europeo di “uso essenziale”: le fragranze non sono necessarie per la salute o il funzionamento della società e potrebbero rientrare tra gli usi non essenziali da eliminare progressivamente.
Punti di forza
Il campione numericamente ampio e internazionale consente una fotografia dettagliata dell’esperienza soggettiva delle persone sensibili alle fragranze. L’analisi include aspetti sanitari, economici e sociali, offrendo una visione multidimensionale.
La trasparenza metodologica e la pubblicazione open access rafforzano l’accessibilità dei dati.
Limiti
Lo studio è basato su auto-dichiarazioni e non è rappresentativo della popolazione generale. Non vi è gruppo di controllo. È probabile un bias di selezione verso soggetti con maggiore sofferenza. Non vengono raccolti dati economici dettagliati né misurazioni oggettive di esposizione.
Conclusioni
Wagner e Klaschka non presentano un semplice elenco di sintomi, ma documentano una condizione di esclusione sociale legata all’esposizione diffusa a fragranze.
Il lavoro solleva interrogativi rilevanti sul diritto alla partecipazione sociale, sull’accessibilità degli spazi pubblici e sull’applicazione del principio di precauzione.
Pur con i limiti metodologici propri delle indagini online auto-selezionate, lo studio rappresenta uno dei più ampi tentativi di quantificare l’impatto sociale della sensibilità alle fragranze.
Riferimento bibliografico
Wagner H., Klaschka U. (2026). Forced isolation by invisible barriers: international survey on the effects of fragrances on the quality of life. Environmental Sciences Europe, 38:2. https://doi.org/10.1186/s12302-025-01259-7